L’EUROPA NON È TUA, FRAU MERKEL - L’EX VICECANCELLIERE DI SCHRODER, IL VERDE JOSCHKA FISCHER, BACCHETTA LA VOLONTÀ DI POTENZA DELLA CULONA: “IL CONTINENTE GERMANIZZATO È UN'IDEA MALSANA. QUANDO LA BERLINO SARÀ ATTACCATA DAGLI SPECULATORI, LA MERKEL SARÀ COSTRETTA A FARE DELLA GERMANIA IL GARANTE DI ULTIMA ISTANZA DEI DEBITI DEGLI ALTRI PAESI, E IN CAMBIO FRANCIA, ITALIA E GLI ALTRI PAESI DOVRANNO ACCETTARE RIGORE E STABILITÀ. LA CANCELLIERA DOVRÀ DIRE SI ANCHE AGLI EUROBOND”...

Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

«Sì, al momento quella che si vede è un'Europa germanizzata. I mercati dettano l'agenda. Berlino, con Parigi al seguito, dice ciò che bisogna fare. Questo è malsano, profondamente malsano. Ecco perché bisogna risolvere al più presto la questione della legittimità. Riformare rapidamente i trattati, muoversi verso l'unione fiscale e quindi verso l'unione politica. Non dobbiamo prenderci in giro: non possiamo avere ancora a lungo una moneta unica senza unione fiscale e senza unione politica. E per farlo non abbiamo più di 2 o 3 anni. Se è possibile a 27 o 28 bene. Se non è così, chi ha lo stomaco deve farsi avanti. Sarà un'avanguardia, com'è sempre stato».

Joschka Fischer non si fa troppe illusioni. A rischio di apparire apocalittico, l'ex ministro degli Esteri tedesco continua a considerare «l'Europa sull'orlo di un baratro», la sua intera costruzione, non soltanto l'euro, messa in pericolo «come mai mi sarei aspettato di vedere nel corso della mia vita».

Fischer era ieri a Roma per partecipare a un dibattito sull'Europa, moderato da Emma Bonino, nel quadro del Congresso del Partito radicale transnazionale. Con lui sul podio, l'ex ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, la giornalista Christine Okrent, l'ex premier ungherese Gordon Bajnai e Marco Pannella.

Fischer giudica positivo ma insufficiente l'accordo raggiunto all'alba di venerdì a Bruxelles. «Abbiamo fatto un passo in avanti nella giusta direzione, ma non basta. Questa è una crisi di governance, prima ancora di una crisi finanziaria: c'è la moneta unica, c'è la banca, ma non abbiamo il Tesoro e non abbiamo il controllo parlamentare. La risposta venuta dal Consiglio europeo dimostra che finalmente la consapevolezza comincia a tradursi in azione. Non è un dramma se la Gran Bretagna non ci sta.

L'Europa ha sempre avanzato con le avanguardie, anche l'Europa a 6 fu un'avanguardia. L'importante è poi avere regole precise e oggettive affinché anche gli altri possano integrarla. Il problema è che da Bruxelles non è venuto il segnale necessario richiesto dai mercati nel brevissimo termine: chi è il garante di ultima istanza? Sotto questo aspetto la crisi continua e sarà ancora la pressione dei mercati a orientarne la risposta».

Secondo l'ex ministro tedesco, toccherà prima alla Francia ritrovarsi nel mirino della pressione delle piazze finanziarie, poi anche alla Germania. E probabilmente soltanto allora Frau Merkel troverà la giustificazione, il sostegno per dire quello che oggi per lei è politicamente indicibile: «Il prezzo della stabilità dell'euro sarà una Transfer-union e viceversa. Non c'è l'uno senza l'altra.

La Germania sarà il garante di ultima istanza dei debiti degli altri Paesi, la Banca Europea dovrà avere un ruolo più attivo e in cambio Francia, Italia e gli altri dovranno fare i compiti e accettare ferrei principi di rigore e stabilità, fissati nero su bianco nei trattati». La cancelliera dovrà anche abbandonare la sua opposizione all'emissione di eurobond.

Contemporaneamente, i partner dovranno darsi una strategia coerente per tornare alla crescita economica, mettere in campo investimenti di lungo periodo nell'educazione, nelle università, nella ricerca: «Non penso che potremo andare avanti senza risolvere le contraddizioni economiche tra i diversi Stati, i diversi tassi di crescita, i diversi livelli di competitività».

Fino ad oggi i mercati «non hanno creduto che i leader europei traessero le logiche conseguenze di avere una moneta comune e fossero in grado di dire qual è la direzione che vogliono prendere». L'accordo di Bruxelles è un primo segnale.
Una frecciata, l'ex leader dei Verdi, la dedica alle agenzie di rating internazionale. Quis custodiet ipsos custodes? chi sorveglierà i sorveglianti, diceva Giovenale. E Fischer ha una proposta per l'Europa: «Si crei un'agenzia di rating europea, strutturata come un'organizzazione indipendente non a fini di lucro, sul modello della Stiftung Warentest, l'agenzia indipendente tedesca per la protezione dei consumatori».

Guardando alla prospettiva generale, la finalité nel gergo bruxellese, l'ex vicecancelliere è convinto che il futuro del processo comunitario stia nella trasformazione del Consiglio europeo in governo europeo e nella creazione di una seconda Camera europea, formata sulla base dei Parlamenti nazionali. Per i federalisti doc è una sorta di eresia, ma il realista Fischer dice «che la legittimità bisogna prenderla dov'è, cioè nei governi e nei Parlamenti nazionali».

Quando si parla degli Stati Uniti d'Europa non si dovrebbe pensare troppo agli Stati Uniti d'America. «La nostra è una cultura completamente diversa. Le nostre nazioni hanno secoli di vita, lingue e culture politiche differenti e questo non cambierà. Così se vogliamo avere legittimità democratica a livello europeo, dobbiamo creare una struttura federale accettabile per tutti, mettendo insieme le istituzioni nazionali che hanno legittimità, quindi esecutivi e parlamenti. La situazione è troppo seria per farci illusioni, dobbiamo pensare a un federalismo realista, da concretizzare entro 2 o 3 anni».

Significa dimenticare il metodo comunitario, il ruolo degli organismi come la Commissione? «Il metodo comunitario avevamo già cominciato a dimenticarlo col Trattato di Maastricht. Ma con questa crisi è impraticabile. Quanto alla Commissione, è la piattaforma di sostegno, l'Unterbau di supporto, ma non può essere la faccia dell'Unione. Né credo che eleggere un presidente della Commissione a suffragio universale darebbe maggiore legittimità alle istituzioni comunitarie di fronte all'opinione pubblica europea. Anche se parlasse dodici lingue sarebbe percepito come un lontano tecnocrate».

 

joschka fischerjoschka fischerjoschka fischerrn06 joschka fisher schroeder bolognschroeder bushcomehitlerBernard KouchnerEMMA BONINO URLA EMMA BONINO sarkozy cameron e la barista

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?