vittorio feltri francesco merlo raggi spazzatura

LITTORIO FELTRI DIVENTA GRILLINO E SI SCHIERA CONTRO LE OLIMPIADI: DA ROMA LADRONA A ROMA CIALTRONA - FRANCESCO MERLO, ORA CHE E' ALLA RAI RENZIZZATA, SOGNA I GIOCHI NELLA CAPITALE, DOPO AVERLA GIRATA E TROVATA PIU’ SPORCA DI PRIMA

vittorio feltri 2vittorio feltri 2

1 - ROMA CIALTRONA

 

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano

 

logo olimpiadilogo olimpiadi

L' antico slogan della Lega bossiana non era elegante: Roma ladrona. Ma si può fare di peggio, oggi che la capitale è in ginocchio: Roma cialtrona è brutto e crudele, ma azzeccato in questo momento in cui la città è abbandonata a se stessa, ad un presente demoralizzante e a un futuro denso di nubi scure.

 

Non perderemo tempo a ricordare le buche stradali e i sampietrini sconnessi, o l' immondizia che nessuno distrugge nonostante che i romani siano gli italiani costretti a pagare le tasse più alte affinché il comune distrugga i loro rifiuti. A tutto ciò si aggiunge, purtroppo, un sistema di trasporti pubblici talmente inefficiente da risultare inutile.

 

 

GIOCHI ROMA 2024GIOCHI ROMA 2024

Tutte cose note e arcinote che rendono la vita difficile ai cittadini ormai rassegnati a campare male, privi di speranza. Vogliamo solo ricordare alla nuova amministrazione grillina che oltre ai guai che abbiamo sintetizzato in poche righe, c' è un problema immenso meritevole di essere tenuto in considerazione: il debito mostruoso accumulato negli anni dai predecessori della sindachessa Raggi dei 5 stelle. Si tratta di 12 miliardi di euro.

 

Una somma enorme che pesa sui conti come un macigno impossibile da rimuovere.

La situazione è grave. Eppure c' è un sacco di gente che sta facendo il diavolo a quattro affinché Roma possa organizzare le Olimpiadi negli anni Venti. Non si rende conto che qualora i giochi fossero assegnati alla capitale saremmo obbligati a investire una montagna di quattrini per realizzare le strutture necessarie ad ospitare le gare, quattrini che non abbiamo.

 

E che, quand' anche ne avessimo abbastanza per sprecarli in una manifestazione del genere, saremmo dei pazzi a non spenderne prima una quantità idonea al fine di riparare le strade, sgomberarle dalla monnezza, e far funzionare in modo civile gli autobus.

 

ROMA RIFIUTIROMA RIFIUTI

Non mi sembra un discorso superficiale o demagogico. Qui bisogna restituire alla capitale un minimo di dignità e consentirle di sfruttare le proprie bellezze che sono (erano) fonte di ricchezza, visto che attiravano milioni di turisti. Roma è stata ridotta a una sorta di pattumiera a cielo aperto e obbliga i romani a campare male. Non è giusto e non è serio.

 

 

Sarebbe una follia stanziare miliardi per fregiarsi di una Olimpiade onerosa e per nulla vantaggiosa, mentre il popolo viene giudicato alla stregua di carne di porco e indegno di attenzione. Si dà il caso che le metropoli in cui si sono svolti i giochi abbiano sprecato montagne di denaro senza trarne beneficio alcuno. Atene è l' esempio più clamoroso del fallimento dei cinque cerchi, portatori insani di sfiga.

 

Non ce l' abbiamo con gli atleti, per carità, bensì con la megalomania di coloro che si dannano per portarseli in casa senza averne i mezzi e con l' obiettivo di rubare, specialità in cui i furbetti del quartierino eccellono, come si evince dai bilanci dell' Urbe.

francesco merlofrancesco merlo

 

2 - DAI BUS ROTTI ALLA SPAZZATURA IL TUNNEL SENZA FINE DELLA DECADENZA CAPITALE

 

Francesco Merlo per “la Repubblica

 

O la va o la spacca, a Roma. Perché anche la decadenza, che è da sempre l' ombra di Roma, è ormai tutta consumata. E LA scommessa dello sport internazionale, che riunito a Rio sta inaspettatamente prendendo gusto all' idea di tenervi l' Olimpiade del 2024, è l' apoteosi del rischio. O la va o la spacca era il motto dei legionari romani che giocavano a dadi. Ed è anche la puntata finale ( all in) nel gioco del poker. Sink or swim, annega o nuota dicono gli inglesi. Noi italiani, che del male siamo viziosi, preferiamo "bere o affogare", come se si potesse bere il mare.

 

OLIMPIADI A ROMAOLIMPIADI A ROMA

Di sicuro mai come in questa sporca estate la grandezza che tramonta, celebrata da Nietzsche, e già cantata da Orazio, aveva avuto a Roma il sapore del topo, l' afrore della putrefazione e il suono del gabbiano. Il tre luglio scorso, mentre nell' incanto di Caracalla il famoso pianista cinoamericano Lang Lang suonava Chopin, un aggressivo branco di gabbiani ha cominciato a svolazzare e a gracchiare attorno alla sua testa. Lang Lang, convinto che il musicista sia uno stregone, si è turbato ma ha corso il rischio e ha vinto: o la va o la spacca. I gabbiani sono tornati ad appollaiarsi sulle cime di Caracalla.

 

 

OLIMPIADI A ROMA DEL 1960OLIMPIADI A ROMA DEL 1960

Nella città costretta dalla crisi a non andare in ferie, tutto in questa estate è entrato in emergenza, dall' Atac (trasporti) all' Ama (spazzatura), dall' organizzazione degli spettacoli alla nuova squadra del Comune dove, subito invischiati nelle beghe eterne e persi nelle analisi di psicopolitica, i grillini cominciano a somigliare ai bonapartisti dell' ottocento che non potendo portare l' effigie di Napoleone nell' odiato Quirinale vi collocarono in affresco (è ancora lì) un trionfante Giulio Cesare, ma con la faccia di Napoleone appunto.

 

 

La sindaca grillina di Torino, Chiara Appendino, è già accettata come un pezzo di classe dirigente, è governo. Ha persino saputo affrontare i No Tav che pure l' hanno votata, e sta avviando a soluzione anche la brutta grana del Salone del Libro. A Roma invece la decadenza prevale su tutto, e la sindaca Virginia Raggi è dentro la palude. Solo a Roma bisogna infatti indossare la tunica civica. A Roma si diventa per forza Giulio Cesare, come accadde a Napoleone, e come pretendono i finti gladiatori che, attorno al Colosseo, sono tornati a fare stalking contro i turisti.

ROMA RIFIUTI 1ROMA RIFIUTI 1

 

Anche il parziale restauro del Colosseo, che è esteticamente bellissimo, rischia di diventare un altro noir ammnistrativo. La Corte dei conti lo setaccia, ne illumina le debolezze e lo sponsor Diego Della Valle prende le forme del capitalista brechtiano. Carte bollate, ricorsi e avvocati sono le mosche della decadenza, insegnano gli storiografi dei mondi al tramonto.

 

Ed è significativo della perversione della decadenza che all' Atac (trasporti) la sola cosa che funzioni sia il canale Twitter @infoatac che benissimo e in tempo reale informa su tutte le disfunzioni dell' Atac: ritardi, linee che saltano, autobus che si rompono: «Improvvisamente si guastano più mezzi di prima. Ne capiremo presto il motivo», ha detto il direttore generale Marco Rettighieri evocando il complotto, che in Italia è il rifugio e l' alibi del fallimento. Ma forse Rettighieri potrebbe spiegare perché sono stati aboliti, tanto per fare un esempio, due felici bus elettrici, il 125 che girava per Trastevere e il 116 che dal Gianicolo portava sino in centro.

ROMA MAIALI E CINGHIALIROMA MAIALI E CINGHIALI

 

Ed è vero che gli spettacoli a Caracalla sono comunque magici perché la forza del rudere - che è la bellezza della decadenza - fa dimenticare le debolezze di un Nabucco maltrattato o lo sproposito di una Butterfly in pantaloncini corti. Ma la decadenza senza consolazione musicale comincia sempre dopo lo spettacolo: la gente compone interminabili e disordinate code per taxi che poi non arrivano, con la gioia dei paninari che a tutti vendono porchetta che sa di topo fritto. E la polizia mi dice che mai, attorno a Caracalla, tante auto erano state vandalizzate e depredate (dopo aver pagato il posteggiatore abusivo). E ovviamente i vigili presenti erano sempre "assenti".

Springsteen a Roma - Copryright Francesco LucarelliSpringsteen a Roma - Copryright Francesco Lucarelli

 

 

Persino un evento-successone come il magnifico concerto di Bruce Springsteen, 4 ore di musica al Circo Massimo, per il pubblico - 60mila persone, 95 euro a biglietto - è diventato rodeo. Non erano previsti posti a sedere e la gente, in piedi, stava arrampicata sulle scarpate, tra i rovi e i 'forasacco' che a Roma sono le stoppie di erba secca e pungente che buca i vestiti. Spesso qualcuno rotolava giù. Tutti hanno ingoiato polvere.

 

«Agosto è un mese crudele per Roma» diceva Papa Alessandro VI, un Borgia che odiava la mala aria della città eterna. Il filologo Dino Baldi racconta ("Vite efferate di papi", edito da Quodlibet) che i romani distinguevano già seicento anni fa la cattiva aria della decadenza da quartiere a quartiere, da strada a strada, e si spostavano, secondo la stagione, come nomadi nella loro stessa città.

 

AMA ROMAAMA ROMA

E però oggi persino il venticello che ha rinfrescato questo inizio di agosto è una mala aria terminale, un fetore anche in centro. Sulla spazzatura a Roma c' è una letteratura, anche fotografica, più abbondante della stessa monnezza: dai maiali di Boccea alle sorche d' acqua, dal nereggiare delle piccole folle aggrumate sotto i cassonetti ai ratti di venti centimetri che si disputano i rifiuti accanto ai turisti giapponesi che li osservano, dai nuovi poveri che in via Gregorio VII prendono d' assalto i bidoni alla ricerca di roba da riciclare, e poi i cinghiali, e i miasmi che in via Appia Nuova si spalmano sui marciapiedi come una patina di decomposizione.

 

E sullo scandalo dell' Ama emergono ogni giorno nuovi particolari più o meno criminali. Sergio Rizzo ha rivelato che 28mila cassonetti sono stati addirittura presi in affitto al costo di 10 milioni l' anno. Qualcuno ha proposto una giornata di mobilitazione nazionale per Roma Pulita, cominciando con il rilanciare l' iniziativa di Alessandro Gassman che lo scorso anno si armò di ramazza e si mise a spazzare la strada sotto casa sua.

 

Tra i paradossi della monnezza romana ce ne sono alcuni piccoli e inspiegabili come l' abolizione, che dura ormai da qualche mese, della raccolta dei rifiuti ingombranti. E dunque, soprattutto in agosto, di notte volano materassi dai balconi e nelle stradine attorno a Piazza Navona, Campo dei Fiori, Piazza Farnese in re-cessi che tutti conoscono vengono abbandonate biciclette rotte, water sfondati, sedie sfasciate...

AMA ROMA RIFIUTIAMA ROMA RIFIUTI

 

Girando attorno a Rebibbia la via Tiburtina sembra un deserto sabbioso perché la spazzatura si è fatta polvere, rifiuto decomposto, urna cineraria. Al tempo stesso la via, mentre svolazzano le plastiche, è anche una megalopoli sbrecciata. Comincia infatti un reticolo di cemento armato, svincoli, sopraelevate, rotonde, tutte le perversioni dell' urbanistica viaria ma in forma consunta: guard rail storti, lamiere divelte. E l' umanità sembra riproporre tutti i trattati di sociologia dell' ottocento e del novecento, una specie di Piazza Vittorio ma passata al setaccio. Ci sono gli immigrati in cerca di lavoro che aspettano il caporalato, e ci sono le famiglie che vanno a visitare i detenuti, le facce sono dolenti, la stazione della metropolitana è come un imbuto, diversa dalla pur degradata Termini dove la decadenza ha comunque un abito obbligato, perché accanto ai giacigli di cartone, e nonostante gli escrementi freschi e le bande di ladri minorenni, c' è un super albergo appena inaugurato, e ce sono altri 4 o 5 che sono considerati cool.

 

IMMIGRATIIMMIGRATI

La desolazione è inframmezzata da oasi di panifici, locali per artisti, ritrovi per l' aperitivo. L' Esquilino dei brutti e cattivi è anche il quartiere degli intellettuali: sceneggiatori, premi oscar e premi strega.

 

D' inverno, poco lontano, funziona bene l' Ambra Iovinelli, forse perché è un teatro privato. Ogni sera porta un bella folla a ravvivare i riti della socialità. In via Nazionale sta andando benissimo l' Eliseo di Luca Barbareschi che è diventato un salotto e, come la tenda di Abramo, accoglie tutti e ognuno porta di suo una luce: oltre al cartellone, le lezioni affollate di Carandini, la lettura di Sant' Agostino di Alessandro Preziosi...

 

olimpiadi atene 9olimpiadi atene 9

Benemerite questa estate sono state la mostra sul pop romano al Macro, e al Maxxi la mostra sugli architetti distopici di Superstudio. Ma il vero evento popolare è stato la festa, a Massenzio, per il centesimo libro di Camilleri con il dialogo con Renzo Arbore, una folla entusiasta per i due grandi italiani. Anche il Globe Theater di Proietti dedicato a Shakespeare a Villa Borghese è un fiore nella decadenza.

 

olimpiadi atene 15olimpiadi atene 15

L' umore d' agosto è tetro, la città sente di avere toccato il fondo. È l' estate delle erbacce che sbucano dall' asfalto come siepi arse, le stesse di Palermo e di Crotone, sull' Aurelia come a Colle Oppio, alle spalle del Vaticano, a Cinecittà e nel parcheggio di Anagnina. La corruzione, i bilanci in rosso e la decadenza di tutto, dal manto stradale sino allo sport, hanno permesso di svillaneggiare la più bella città del mondo che è anche il cuore d' Italia.

ROMA 2024ROMA 2024

 

Ecco perché l' Olimpiade del 2024 può diventare l' ultima partita a dadi: l' Olimpiade per non morire, non affari per i soliti costruttori-corruttori, per la canea avida degli speculatori e palazzinari romani che si leccano i baffi di cemento, ma una scossa tellurica per risalire e ricominciare, per guardarsi allo specchio, per uscire dal torpore piranesiano che ci ha preso e che ci fa complici della più grande rovina abitata del mondo, per farsi il check up e progettare un futuro, per restituire alla decadenza eterna di Roma il bel tramonto che le spetta.

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