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MA COSA CI STIAMO A FARE IN EUROPA SE SI PAPPA TUTTO L’EUROPA DEL NORD? - FRANCESI E TEDESCHI (CON IL "BE-NE-LUX") HANNO OCCUPATO TUTTI GLI SNODI FONDAMENTALI DELLE DECISIONI POLITICHE: MANOVRANO I BILANCI PIÙ RICCHI O DAI QUALI DIPENDONO LE SCELTE PIU’ IMPORTANTI - IL CASO DELL’EMA DIMOSTRA CHE…

Marco Ventura per “il Messaggero”

 

MERKEL MACRON

Altro che monetina. Altro che pallina da biliardo finita per caso nella buca sbagliata. La mancata vittoria di Milano, la candidata italiana a ospitare l'Agenzia europea del farmaco (Ema) in trasmigrazione da Londra causa Brexit, è frutto della blindatura del blocco teutonico esercitato vuoi con discrezione da colonizzatori e tessitori diplomatici, vuoi con calibrati atti di forza.

 

I franco-tedeschi hanno occupato tutti gli snodi fondamentali delle decisioni politiche, quelli che manovrano i bilanci più capienti o dai quali dipendono le scelte finanziariamente rilevanti. Oltretutto, la Germania è riuscita a disegnare una rete di controllo effettivo che punta più sul peso che sul numero degli enti legati o collegati all'Unione. Basta guardare la cartina con le bandierine dei Paesi membri sulle 48 agenzie targate UE, ma anche sulle istituzioni comunitarie.

MARCON MERKEL

 

E più che nei livelli politici, nei piani determinanti per la formazione dei dossier e l'istruzione delle pratiche in mano ai commissari: direttori generali, segretari generali, capi di gabinetto e loro vice. A fare la parte del leone nel computo delle agenzie sono da un lato il Benelux, triangolo fondatore dell'Unione perno del Nord Europa e incardinato nell'asse franco-tedesco: Belgio, Olanda e Lussemburgo. Poi la Francia e il satellite mediterraneo della Germania, la Spagna, che con il suo tradimento nella votazione sull'Ema ha pregiudicato il successo di Milano.

 

JUNCKER TUSK

Le briciole finiscono all'Italia, agli altri Paesi del Mediterraneo e all'Europa dell'Est. Il risultato è un'Europa sbilenca, sbilanciata a Nord. Sulla quale aleggia un ormai maturo «basta!».

 

IL BUDGET

Le Agenzie, in 24 dei 28 Paesi, ci costano 1,2 miliardi di euro, pari allo 0.8 per cento del budget europeo. Ma regalano con l'indotto una torta miliardaria ai Paesi che le ospitano. A Bruxelles, che già ospita Parlamento e Commissione, ce ne sono 9, comprese l'Agenzia europea per la Difesa (Eda) e il Comitato unico di risoluzione delle crisi bancarie. Hanno base nella capitale belga il grosso delle Agenzie esecutive a tempo, da quella per le Piccole e medie imprese (Easme) a quella per l'Educazione, audiovisivo e cultura, e per la Ricerca.

 

juncker

Il Lussemburgo (che già esprime il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, tedesco di formazione, lingua e affinità politica, zavorrato a sua volta da un capo di gabinetto germanico, Martin Selmayr, da molti considerato il vero Presidente, più potente dello stesso Juncker) ospita l'Agenzia esecutiva UE per i Consumatori, salute, agricoltura e cibo. Ma anche la Banca europea di investimenti.

 

E la Corte europea di giustizia, da non confondere con la Corte per i diritti dell'uomo con sede all'Aja, Olanda, emanazione del Consiglio d'Europa che travalica gli stretti confini europei. Nei Paesi Bassi ci sono, sempre all'Aja, gli uffici Europol e Eurojust, rispettivamente per la collaborazione tra le forze di polizia e giudiziaria. Adesso, ad Amsterdam, per fare l'en plein andrà pure l'Ema, anche se il primo mattone della nuova sede dev'essere ancora gettato (investimento previsto, 250-300 milioni).

CORTE EUROPEA STRASBURGO1

 

Altra mattatrice la Francia, con 5 agenzie tra cui l'Esma che regola il mercato borsistico, ora pure quella che fissa le regole bancarie dopo il suicidio brexistico del Regno Unito, attribuita tramite sorteggio a Parigi per lo spareggio con l'Irlanda (Dublino). Parigi non si fa mancare l'Agenzia spaziale europea e quella per le Ferrovie. A Copenaghen, Danimarca, l'Agenzia per l'Ambiente.

 

MAGGIOR VALORE

In Germania, a prima vista, solo 2 agenzie: per la sicurezza aerea e l'Autorità per le assicurazioni e pensioni aziendali e professionali. Ma vale più agenzie, a Francoforte, la Banca centrale europea (Bce), guidata dall'italiano Mario Draghi. E una sezione del Tribunale unificato dei brevetti a Monaco, strappata proprio a Milano perché l'Italia, all'epoca, si era battuta per il mantenimento dell'italiano come lingua ufficiale dell'Unione.

CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

 

L'altra sezione si trova a Londra: potrebbe diventare il contentino per Milano a cui si riferiva l'altro ieri Maroni? Ad Alicante, Spagna, opera l'ufficio per i marchi, la proprietà intellettuale, con uno staff di 913 persone e un budget di oltre 384 milioni. Ed è uno dei tanti, troppi (in proporzione) enti europei che si è accaparrata Madrid con la sua politica ancellare rispetto all'asse franco-tedesco, con l'Agenzia per la Pesca a Vigo, quella per la sicurezza sul lavoro, il Centro satellitare europeo, e a Barcellona lo Sviluppo dell'energia atomica. Non proprio bazzecole.

Parlamento europeo

 

Paradossali per dislocazione le attribuzioni della cyber-sicurezza a Creta o l'agenzia Frontex per il controllo delle frontiere UE a Varsavia, dove i boat-people sono una leggenda esotica. La Francia beneficia inoltre dello sdoppiamento del Parlamento tra Bruxelles e Strasburgo.

A proposito, qui il segretario generale e il suo vice sono entrambi tedeschi. E tedesco è il maggior numero di direttori generali della Commissione.

 

Raccontano i funzionari UE che ci sono riunioni del lunedì tra capi di gabinetto che istruiscono la riunione dei Commissari il mercoledì, in cui tra capi e vice i tedeschi arrivano a essere 15 su 28. Sono loro le figure chiave, quelle che gestiscono i fondi dell'Unione. Cruciale la casella occupata da Gunther Oettinger al bilancio e alle risorse umane. Il demiurgo delle nomine.

 

GUNTHER OETTINGER

Dal 2014 il governo italiano ha puntato su un riequilibrio, arrivando a 2 capi di gabinetto e 4 vice, più 24 italiani nei gabinetti dei commissari. Quattro i direttori generali, anzi 3 dopo che uno, Kessler, si è dimesso. Parecchi, circa il 10 per cento, i vincitori italiani ai concorsi per entrare negli organismi della UE. Segno che i nostri giovani si fanno valere.

 

Ma la strada per riequilibrare gli assetti è in salita. Le figure di spicco della burocrazia europea che parlano italiano sono Marco Buti agli Affari economici e finanziari, Roberto Viola al Mercato unico digitale e Stefano Manservisi alla cooperazione allo Sviluppo. Scarsa la nostra presenza nei gabinetti dei portafogli economici.

 

E veniamo agli scampoli. Per restare sul tema delle Agenzie, l'Italia ne conta realmente solo due (e mezzo). La Sicurezza alimentare a Parma, risultato di una battaglia all'ultimo sangue con la Finlandia, e quella (poco rilevante) per la Formazione a Torino, più il Centro per la meteorologia che si sposterà dal Regno Unito a Bologna, forte di un mega-computer. E a Varese l'Ispra, Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale. Bruscolini. Secondarie le Agenzie dislocate nel resto d'Europa, nel Sud e all'Est. Siamo 28, ma il cuore e il portafogli battono a Nord. Ma l'Europa si è ristretta al Grande Benelux? 

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