matteo renzi expo

MANCA UN MESE ALL’INAUGURAZIONE DELL’EXPO E MILANO RISCHIA DI SPUTTANARE PER SEMPRE LA SUA FAMA DI EFFICIENZA. IL 74% DEI PADIGLIONI È ANCORA IN COSTRUZIONE, ALTRI SONO IN FASE DI COLLAUDO O VERIFICA AMMINISTRATIVA, SOLO IL 9% È ULTIMATO DAVVERO – IL GOVERNATORE MARONI SI DICE “MODERATAMENTE PREOCCUPATO DEI RITARDI”. PER COPRIRLI SARA' LA FIERA DEL “CAMOUFLAGE” CON GLI OPERAI CHE DI GIORNO SPARISCONO

1. MANCA UN MESE ALL’AVVIO DI EXPO

Fabio Poletti per “la Stampa

 

expo cartellone con inglese sbagliato foto mia ceranexpo cartellone con inglese sbagliato foto mia ceran

Manca un mese. E l’orologio di Expo 2015 corre veloce. Pure troppo stando al cruscotto dei lavori sul sito grande come 170 campi da calcio. Dei 34 lotti di competenza italiana - non vanno contati i 53 padiglioni esteri selfbuilding - il 74% è ancora in lavorazione, il 9% in fase di collaudo, altrettanti sono già finiti, il 6% sono sottoposti a verifica amministrativa e l’1% sono sospesi. Nel cantiere che non dorme mai dove quasi 6 mila operai fanno turni di 24 ore e dove si lavora contemporaneamente per completare gli edifici e finire gli allestimenti interni, più di uno dorme sonni poco tranquilli. Il commissario unico Giuseppe Sala spande ottimismo a piene mani: «Sono fiducioso su quello che saremo in grado di completare e che il visitatore vedrà all’apertura di Expo 2015 il primo maggio».  

 

UNA FRASE E ZERO NUMERI  

A leggerla bene una frase che non toglie proprio tutti i dubbi. Dal sito dell’esposizione alla voce «ritardi» appare una frase e zero numeri: «Questi dati sono in via di acquisizione ed elaborazione». Perché alla fine nessuno sa con esattezza cosa sarà pronto il 30 aprile, il giorno prima dell’inaugurazione, tanto per dire la data di fine lavori dei cinque piani di Palazzo Italia. Dai piani alti di Expo ammettono che è impossibile che sia tutto pronto: «Ci saranno percorsi guidati. Il visitatore non si accorgerà di niente. Si continuerà a lavorare di notte o dietro le quinte. Ma di sicuro non si vedrà un operaio al lavoro». 

 

 

IL “CAMOUFLAGE”  

MCDONALDS EXPOMCDONALDS EXPO

Anche perché, a dirla tutta, quello che non sarà pronto si potrà sempre nascondere. O camuffare. L’appalto per il «camouflage» è stato chiuso il 26 marzo. Prevede uno stanziamento di 2 milioni 685 mila e 200 euro per la messa in opera degli «Exthernal exhibition elements». Da Expo minimizzano: «Vogliamo nascondere solo alcune parti tecniche e alcune strutture nell’area perimetrale del sito ma che non ne fanno parte...». La pagina 2 della gara d’appalto per il camouflage è un po’ più ambigua: «Sono oggetto del presente appalto gli allestimenti da realizzare attorno ai monoblocchi “street food” con funzione di schermatura visiva». Cosa ci sia da vedere e da non far vedere si vedrà.  

 

MANODOPERA RADDOPPIATA  

Di sicuro la parte più critica dell’intera opera a parte i cinque piani di Palazzo Italia con i bei lastroni di cemento biodinamico e i vetri asimmetrici - la disposizione degli allestimenti interni del padiglione biglietto da visita è stata cambiata più volte con gran gioia degli architetti - è tutta la zona del Cardo Sud. La strada che attraversa il sito da Nord a Sud, come se fosse la branchia di un pesce, dove si affacciano il padiglione della Coldiretti, della Confindustria, delle eccellenze italiane e di Palazzo Lombardia. Negli ultimi giorni gli operai al lavoro sono raddoppiati. Il governatore Roberto Maroni tre giorni fa faceva il nervoso: «Sono moderatamente preoccupato dei ritardi. Ma non chiedete a me, non sono mica io che tiro su i padiglioni». 

albero expoalbero expo

 

PRIMO MAGGIO TUTTO APERTO  

Diana Bracco, presidente di Expo 2015 e commissario per il Padiglione Italia, rassicura tutti: «Il primo maggio apriremo tutto. Anche l’Albero della vita è a buon punto, sarà pronto in una ventina di giorni. Stiamo andando avanti bene. Ci sono tanti operai al lavoro anche sul Cardo Sud». Peccato che a complicare le cose ci sia che l’impresa costruttrice è quella Italiana Costruzioni finita nell’inchiesta Grandi Opere di Firenze dove un capitolo è aperto pure per il Padiglione Italia. Perché se non bastassero i ritardi oggettivi ci sono pure le inchieste giudiziarie. Tipo quella sulle Vie d’acqua per cui era finito agli arresti domiciliari l’ex subcommissario Antonio Acerbo indagato pure a Firenze. E così quel progetto contestato dagli ambientalisti ha il fiatone: la fine dei lavori del tratto Guisa è prevista per il 6 agosto, l’anello Verde azzurro una settimana dopo, il 15 ottobre quello che lambisce Monza.  

 

I PAESI STRANIERI  

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO

Certo non sono il core business dell’esposizione. Rischiano di fare una figura peggiore alcuni Paesi che il padiglione se lo stanno costruendo da sè e pure in gran ritardo. Gli olandesi che hanno aderito ad Expo solo a dicembre promettono di fare in tempo. I russi oberati da problemi interni sono in affanno. Come la Turchia che sembrava non voler aderire dopo lo schiaffo di Milano a Smirne nell’aggiudicazione dell’esposizione. O il Nepal che ha deciso di costruire un bel padiglione tutto intarsiato da scalpellini arrivati apposta da Kathmandu, che intagliano il legno di giorno e di notte pur di fare in tempo.  

 

2. EXPO, IL RISCHIO DI MOSTRARE IL PEGGIO

Michele Brambilla per “la Stampa

 

Tra un mese esatto comincia l’Expo e a Milano ci si sta dando da fare affinché tutto sia pronto. O meglio, affinché tutto sembri pronto. Dire che siamo indietro, infatti, sarebbe poco. Il 74 per cento dei padiglioni è ancora in costruzione, altri sono in fase di collaudo o verifica amministrativa, solo il 9 per cento è ultimato.

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO


Così, il 26 marzo scorso è stato chiuso l’appalto per il «camouflage», modo elegante per dire camuffamento. In pratica saranno costruiti dei pannelli mobili - che sempre in modo elegante vengono chiamati «exthernal exhibition elements» - i quali serviranno a non far vedere, ai visitatori, le opere ancora incompiute, i cantieri aperti, insomma il brutto del provvisorio. L’inaugurazione del primo maggio a qualcuno ricorderà probabilmente quella della casa «a comparti mobili» del decaduto conte Mascetti in «Amici miei», con il Necchi-Duilio Del Prete che dice «pare che non c’è nulla invece c’è tutto», e il Mascetti-Ugo Tognazzi che risponde amaro «pare che c’è tutto invece non c’è nulla».

MATTEO RENZI A MILANO PER L EXPO FOTO LAPRESSE MATTEO RENZI A MILANO PER L EXPO FOTO LAPRESSE


Come si sia arrivati in dirittura d’arrivo in queste condizioni, è presto detto, anche se resta un mezzo mistero, vista la fama di efficienza che ha, o meglio che aveva, Milano. Il tempo per far meglio, sinceramente, non mancava. Dell’Expo s’era cominciato a parlare addirittura nel 2006. Un paio di anni più tardi il Comune di Milano se l’era aggiudicato formalmente, grazie all’impegno della giunta Moratti. Poi, qualcosa è successo e, come sempre in questi casi, un po’ di colpa è anche della sfortuna. Infatti a un certo punto è arrivata, imprevista, la grande crisi economica, e il governo - ministro Tremonti - ha cominciato a tagliare a Milano un certo numero di finanziamenti. Poi, ancora più imprevisto, è arrivato il terremoto de L’Aquila, e i fondi per la costruzione della quarta linea della metropolitana milanese sono stati dirottati in Abruzzo.

EXPO DI MILANO - PADIGLIONE ITALIA   EXPO DI MILANO - PADIGLIONE ITALIA


Ma la sfortuna, come sempre, non basta a spiegare. L’amara verità è che Milano ha commesso molti errori. A cominciare dal fatto che non ha saputo fare squadra. Ci sono stati litigi infiniti, e del gruppo dirigente iniziale è rimasta solo Diana Bracco, la presidente: gli altri sono cambiati tutti. Poi ci sono stati problemi per l’acquisizione delle aree. Poi ci sono stati gli episodi di corruzione, e le inchieste. E qua verrebbe da dire: è vero che la corruzione è un virus onnipresente, ma è anche vero che quando si è in ritardo, e si forzano le procedure per gli appalti per fare in fretta, il virus prende forza.


È mancata anche, come si usa dire, «una visione d’insieme». Beppe Grillo è Beppe Grillo, e quindi esagererà anche quando dice che ci si è limitati a far palazzi «nel luogo più brutto del mondo», fra Pero e Rho, cioè fra l’autostrada e le raffinerie. Però è innegabile che un Expo si fa per mostrare al mondo un Paese intero, non un quartiere. La cultura del cibo, in Italia, è ovunque, i visitatori avrebbero dovuto avere la possibilità di raggiungere facilmente ogni regione, invece saremo ancora qui, tanto per fare un esempio, con la vergogna della Milano-Torino a due corsie, per giunta piene di curve e di camion e delimitate da paratie mobili che quando fai un sorpasso raccomandi l’anima a Dio.

EXPO DI MILANO - PADIGLIONE ITALIA EXPO DI MILANO - PADIGLIONE ITALIA


Questo giornale non è, e non è mai stato, «contro» l’Expo. Anzi. Abbiamo sempre pensato che sarebbe stata una grande opportunità per metterci in mostra e per ripartire. Ma per come siamo arrivati impreparati all’appuntamento, il timore è che in mostra metteremo, oltre gli «exthernal exhibition elements», il peggio dell’approssimazione italiana.

 

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