UN “MATTARELLUM” IN TESTA - CON LA CLAUSOLA PRO-MATTARELLUM, RENZI SPINGE BERLUSCONI A INGOIARE IL ROSPO DELL’ITALICUM - MA IL BULLO MINACCIA ANCHE LA MINORANZA PD: “SE FALLIAMO NOI, ARRIVA LA TROIKA”

Francesca Schianchi per “la Stampa

 

NAPOLITANO 
RENZI  
NAPOLITANO RENZI

«Se falliamo noi, arriva la troika. Visto quello che dice Juncker?». La visita della troika, quello che è successo alla Grecia. Dovrebbero bastare queste parole, pronunciate ieri dal premier con alcuni collaboratori, per placare animi renziani e non solo smaniosi di urne. In una giornata complicata per il percorso delle riforme, con il governo mandato sotto sulla legge costituzionale e un emendamento all’Italicum che spunta come pistola puntata a Forza Italia e alla minoranza Pd, l’aria di voto anticipato torna a farsi sentire.

 

Tra i renziani, soprattutto, non solo il solito Giachetti («elezioni subito», twitta), ma anche altri fedelissimi indignati per quello che definiscono «uno sgambetto» della minoranza Pd che fa mancare i voti, un «agguato pensato a tavolino che mette a rischio tutto, altro che ditta»: meglio le urne anticipate col Mattarellum, propongono, con la scelta dei candidati nei collegi saldamente nelle mani del segretario.

Stefano Fassina Stefano Fassina


L’EMENDAMENTO
Già, il Mattarellum, perché la novità di ieri nel sudoku delle riforme è l’emendamento presentato da due renziani e un «giovane turco», vicini al premier: una «clausola di salvaguardia» per cui se entro l’entrata in vigore dell’Italicum, il 1° gennaio 2016, si dovesse tornare a votare, anziché con il Consultellum si dovrebbe farlo con la vecchia legge Mattarella.

 

«Scusate ma a che gioco stiamo giocando? Stavamo parlando dell’Italicum, e all’improvviso tre autorevoli senatori presentano un emendamento che parla di Mattarellum? Che vuol dire?», sbotta il forzista Donato Bruno, in Commissione, quando la notizia appare su tutte le agenzie. Capendo al volo che si tratta di un avvertimento per Forza Italia, ché se il patto del Nazareno dovesse scricchiolare fino a rompersi, se la fronda forzista dovesse minare la tenuta dell’accordo, un’alternativa c’è.

 

rosalba piccinni silvio berlusconi 6rosalba piccinni silvio berlusconi 6

E, sia chiaro ai ribelli di tutti i colori, è l’alternativa che permette alle segreterie dei partiti di scegliere il proprio candidato nel collegio uninominale. Spiega il solitamente prudente vicesegretario Guerini a «Porta a Porta»: se un «accordo ampio» sulla legge elettorale deve diventare «un calvario», allora «abbiamo diritto e dovere di presentare la nostra proposta», e «la nostra preferenza è sempre stata per un sistema basato sui collegi». 


IL BRACCIO DI FERRO
Ma è un avvertimento pure per la vivace minoranza interna del Pd, che alla novità della clausola-Mattarellum reagisce con sospetto. «Un’idea strumentale, per tenere tutti sul filo», la definisce Civati; «bene, allora si ritiri l’Italicum e si torni al Mattarellum», sfida la Bindi.

 

jean claude junckerjean claude juncker

Con lei, come con altri deputati della Commissione, Cuperlo e Lauricella, il premier è particolarmente arrabbiato per i voti mancati sulla riforma costituzionale: «Avevano preso un impegno e non l’hanno mantenuto», sibila Renzi ai suoi, furibondo anche se predica la calma, «pensano di intimidirci, ma non mi conoscono, si divertono a mandarci sotto per far vedere che ci sono, che esistono, anche a costo di votare con Grillo e Salvini», aggiunge, «noi abbiamo lavorato sull’Ilva, altri preferiscono giochetti parlamentari. Andranno sotto in Aula, andiamo avanti». Avanti, dice lui. Nonostante le pressioni per andare a votare dei renziani.

 

GIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSE GIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSE

Anche se non tutti gli credono: nella minoranza c’è chi, come Stefano Fassina, è convinto che sia il voto il vero piano A di Renzi: se tre indizi fanno una prova, due li ha già individuati, il fatto che la legge di stabilità «non corrisponde alle aspettative» e «presto si capirà», e un emendamento presentato dal renzianissimo Marcucci proprio alla legge di stabilità per un election day a maggio, tra comunali e regionali. Una finestra possibile per un eventuale voto alle politiche.


«Vedremo in Aula chi ha i numeri. Il loro punto è solo quello di deragliare le riforme, ma se falliamo noi, arriva la troika. Visto quello che dice Juncker?», ragionava però ieri sera il premier. L’obiettivo sono le riforme. E la pressione del Mattarellum dietro l’angolo potrebbe aiutare.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…