LA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L’ACCORDO SULLA BREXIT CON 432 NO CONTRO 202 SÌ  – CHE SUCCEDERÀ ORA? LA PREMIER NON SI DIMETTE E DICE CHE NONOSTANTE LA SCONFITTA IL GOVERNO PORTERÀ AVANTI L’USCITA DALL’UE, MA IL “NO DEAL” È SEMPRE PIÙ VICINO – CORBYN: "SCONFITTA DEVASTANTE". DOMANI IL VOTO DI SFIDUCIA SULL'ESECUTIVO - VIDEO

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la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit

(ANSA) – Si riapre la partita della Brexit: l'accordo sul divorzio dall'Ue raggiunto a novembre dalla premier Tory, Theresa May, con Bruxelles è stato bocciato stasera dalla Camera dei Comuni britannica con 432 no contro 202 sì. La ratifica è stata negata con uno scarto di 239 voti, molto pesante per il governo

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Il leader laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. La mozione sarà discussa domani. Corbyn ha parlato di "sconfitta devastante", ha accusato la premier d'essersi negata al dialogo con l'opposizione per scongiurare un no deal e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia domani il suo "verdetto sull'incompetenza di questo governo".

la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit 1 la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit 1

 

May aveva chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia per vedere se l'esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all'accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit.

manifestazioni contro la brexit 1 manifestazioni contro la brexit 1

 

L'accordo sulla Brexit sottoposto al Parlamento rispetta "la volontà democratica" espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada "a un futuro migliore" per la Gran Bretagna. Così aveva detto la premier concludendo il dibattito ai Comuni. May ha quindi passato in rassegna le alternative, denunciando un eventuale secondo referendum come uno strumento di divisione per il Paese e un no deal come una soluzione in contrasto con l'interesse nazionale.

 

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