MEGLIO TENERSELI BUONI – RENZI GRAZIA I MAGISTRATI E ALLUNGA I TERMINI DI PENSIONAMENTO PER CENTINAIA DI GIUDICI SETTANTENNI – SI SALVANO IN EXTREMIS PEZZI GROSSI COME CICCOLO (CASSAZIONE), BRUTI LIBERATI E CANZIO

Luca Fazzo per il “Giornale

 

matteo renzi al g7matteo renzi al g7

La retromarcia arriva all'ultimo comma dell'ultimo giorno utile, quando già il Consiglio superiore della magistratura si preparava - in un plenum straordinario fissato per domani - ad aprire la gara a centinaia di posti chiave della giustizia italiana. Invece Matteo Renzi cede in extremis alle pressioni delle toghe, e sarebbe interessante capire quanto abbiano pesato in questa resa (voluta dal capo del governo scavalcando il suo stesso ministero della Giustizia) le preoccupazioni per l'efficienza dei tribunali e quanto il quieto vivere con i magistrati.

 

Sta di fatto che la rottamazione renziana per adesso si ferma sulla porta dei palazzi di giustizia. Restano al loro posto quasi tutti i capi dei grandi uffici giudiziari che il premier Renzi aveva deciso di mandare in pensione alla fine del prossimo dicembre: almeno un altro anno di lavoro per tutti, ma forse anche di più, perché nelle ore convulse del weekend sono arrivati segnali che fanno pensare a un ulteriore proroga dei pensionamenti.

ANDREA ORLANDO MATTEO RENZIANDREA ORLANDO MATTEO RENZI

 

Insomma: dopo che il tanto propagandato taglio delle ferie dei giudici è di fatto abortito grazie a un provvidenziale errore di stesura, adesso anche sul secondo fronte dello scontro tra Renzi e le toghe il clima è tornato improvvisamente sereno.


Dall'agosto 2014, quando era stato varato il decreto col pensionamento forzato di tutti i giudici settantenni, nei corridoi dei tribunali e delle procure si respirava un curioso clima di depressione. Una generazione di magistrati arrivati al culmine della carriera si vedeva improvvisamente avviare verso la pensione, e il più massiccio turnover mai visto si preparava ad abbattersi sui posti guida degli uffici.

 

enrico costaenrico costa

Ripetutamente (e legittimamente) il Csm aveva denunciato la impossibilità di varare centinaia di nomine in così breve tempo e il rischio che uffici delicati si trovassero di conseguenza scoperti. Ma fino all'ultimo il ministero della Giustizia sembrava avviato a confermare l'esodo, il ministro Andrea Orlando faceva sapere che uno slittamento «non è in agenda» e il suo vice Enrico Costa, ancora più esplicito, invitava a resistere «alle spinte conservative, di interessi e di posizioni» e a «consentire ai giovani di potersi esprimere e di liberare energie».

 

Tanto che il Csm si preparava nel plenum di domani a mettere a concorso centinaia di posti: tra cui, tanto per fare qualche esempio, quello del Procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo, del procuratore di Milano Edmondo Bruti, del presidente della Corte d'appello di Milano Giovanni Canzio, tutti investiti dalla rottamazione.

 

Invece venerdì scorso, in coda a un decreto legge che parla di tutt'altro, appare un articolo che accoglie il grido di dolore delle toghe in grigio: i termini del pensionamento «sono differiti al 31 dicembre 2016 per i magistrati ordinari che non abbiano compiuto il settantaduesimo anno di età alla data del 31 dicembre 2015».

 

giovanni canziogiovanni canzio

La norma che appena un anno fa era stata varata in nome della «straordinaria necessità e urgenza di emanare disposizioni volte a favorire la più razionale utilizzazione dei dipendenti pubblici» viene messa in freezer. Quando verrà davvero scongelata non si sa, perché è già all'opera il partito di chi vorrebbe rinviare di un altro anno l'esodo.

 

Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia e leader di Magistratura Indipendente in una mail ai colleghi sabato scrive che il testo prevede la permanenza in servizio di ogni giudice «sino al 31 dicembre dell'anno in cui compirà 72 anni»: nel testo varato da Palazzo Chigi di questo allargamento non c'è traccia, ma non è detto che non riappaia in sede di conversione.

 

EDMONDO BRUTI LIBERATI EDMONDO BRUTI LIBERATI

E già in queste ore è attiva la caccia ai nomi degli ermellini che verrebbero ulteriormente miracolati da questa estensione. Insomma, mentre milioni di italiani guardano con dolore il progressivo allontanarsi della pensione, i giudici combattono per restare al loro posto: e per adesso vincono. Anche se è difficile capire quanto sia spirito di servizio, e quanto umana difficoltà a mollare il potere.

 

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…