delrio marino

METRO C, FLOP CAPITALE- MARINO E DELRIO INAUGURANO UNA TRATTA DELL’OPERA INDAGATA DA PIGNATONE E CANTONE - I COSTRUTTORI, IN CREDITO DI 200 MILIONI, DISERTANO LA CERIMONIA - LA CORTE DEI CONTI CONTESTA UN DANNO ERARIALE DA 360 MLN €

MARINO DELRIO 2MARINO DELRIO 2

Giorgio Meletti per il “Fatto Quotidiano”

 

Indaga il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone. Indaga l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. Indaga la Corte dei conti. E tutti quelli che indagano si dichiarano increduli.

 

Quello che si è riusciti a fare con la Metro C, la terza linea della metropolitana di Roma, è talmente assurdo che se uno prova a raccontarlo lo prendono per matto. Sarà per questo che il sindaco Ignazio Marino, da due anni alle prese con un rebus da enigmisti esperti, ha deciso ieri di inaugurare un nuovo tratto della cervellotica infrastruttura come se niente fosse, scegliendo la giornata della festa patronale senza curarsi della data del 29 Giugno, sinistro omaggio all’omonima cooperativa di Salvatore Buzzi protagonista di Mafia Capitale.

 

È arrivato anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che paga il 70 per cento dell ’opera, a dare manforte con l’ottimismo: “Oggi è una bella giornata. I mali da cui sono afflitte le nostre metropoli, quali il traffico e l'inquinamento, oggi sono un po’ colmati da questa opera”.

DELRIO MARINO 3DELRIO MARINO 3

 

Traffico e inquinamento della Capitale saranno rintuzzati dai nuovi 5,4 chilometri della Metro C, sei fermate dal quartiere periferico di Centocelle a via La Spezia (stazione piazza Lodi), da cui i passeggeri potranno comodamente camminare per un chilometro fino alla basilica di San Giovanni, dove passa la Metro A. Può sembrare assurda la scelta di cominciare i lavori dall’estrema periferia est per costruire una metropolitana che deve attraversare il centro storico e poi proseguire (forse) verso la periferia nord. Ma non è la cosa più assurda.

 

Ieri, a margine della solenne inaugurazione, si è appreso che nei prossimi giorni ci sarà un vertice proprio con Delrio per discutere le diverse ipotesi di tracciato per andare avanti con la metropolitana in costruzione da nove anni. È proprio così. Per adesso si sa solo che da San Giovanni la Metro C dovrebbe proseguire fino al Colosseo e poi raggiungere (forse) piazza Venezia entro un numero imprecisato di anni. Da lì in poi si reciterà a soggetto.

 

L’unica ipotesi in campo è che da piazza Venezia si continui a scavare fino a oltre Tevere, zona di San Pietro, un tunnel di oltre due chilometri senza fermate, pare per insormontabili difficoltà archeologiche che, pur trattandosi del centro storico di Roma, hanno colto di sorpresa progettisti e costruttori.

 

METRO C - CANTIERE  METRO C - CANTIERE

Riccardo Magi, consigliere comunale dei Radicali italiani, autore di ponderosi esposti alla procura della Repubblica, sintetizza così il problema: “Oggi a Roma, a fronte della vertiginosa somma spesa e impegnata (circa 3,5 miliardi di euro), avrebbe dovuto avere una linea metropolitana completa corrispondente al progetto approvato nel 2002, cioè fino a Clodio-Mazzini. Invece si è scelto di accumulare ritardo, con enorme spreco di risorse pubbliche, accettando l’inaccettabile, riconoscendo alle imprese somme illegittime extra contratto”.

 

Siamo di fronte ai brillanti risultati della Legge Obiettivo, quella con cui il governo Berlusconi annunciò nel 2002 di aver trovato la soluzione per garantire costi, tempi e qualità della grandi opere. Nel 2006 un consorzio formato da Astaldi, Vianini (Caltagirone) e due coop rosse (Cmb e Ccc) ha vinto la gara offrendosi di progettare e realizzare l’o p er a completa per 2,7 miliardi.

 

METRO C - CANTIERE METRO C - CANTIERE

Solo per arrivare a piazza Venezia (poco più della metà) se ne spenderanno, se va bene, 3,7. Intanto il general contractor, che doveva garantire tempi e costi, litiga con la stazione appaltante, la società Roma Metropolitane appositamente costituita, 190 dipendenti per tenere il conto di maggiori costi e ritardi. Lavoro così efficace che il procuratore del Lazio presso la Corte dei Conti, Raffaele Dominicis, ha già contestato alla società un danno erariale da 360 milioni di euro.

 

METRO CMETRO C

La tratta inaugurata ieri è stata completata con sette mesi di ritardo, e Roma Metropolitane ha chiesto una penale di 28 milioni, i costruttori si sono inviperiti perché vantano 200 milioni di fatture non pagate, e per protesta hanno disertato l’inaugurazione. Volano le carte bollate: c’è una causa civile tra general contractor e stazione appaltante per la quale il tribunale di Roma ha fissato la prima udienza nel 2017. Non c’è fretta.

DELRIO MARINO 1DELRIO MARINO 1

 

Simpatico il commento di Michele Meta (Pd) presidente della commissione Trasporti della Camera: “Il completamento della linea C deve essere perseguito con l'obiettivo irrinunciabile di abbattere tempi e costi. Ciò può rappresentare una vera e propria discontinuità nel modo di concepire le grandi opere in Italia”. Speranza lodevole, ma anche stavolta sembra più ragionevole prevedere che la discontinuità la porteranno i soliti magistrati. Twitter@giorgiomeletti

 

 

METRO C - CANTIEREMETRO C - CANTIERE

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)