MISSIONE: FAR FUORI IL CAINANO! – BRUNETTA GRIDA ALLA COSPIRAZIONE INTERNAZIONALE PER SPIEGARE LA CADUTA DEL GOVERNO DEL BANANA: “TRA FINE MAGGIO E INIZIO GIUGNO DEL 2011 È SUCCESSO UN ATTACCO PREMEDITATO ALLA NOSTRA FINANZA: LE BANCHE TEDESCHE HANNO VENDUTO ALL'IMPROVVISO OLTRE 8 MILIARDI DI TITOLI ITALIANI TRASCINANDO ALTRI ISTITUTI A FARE LO STESSO E PROVOCANDO UN ALLARGAMENTO DELL'OFFENSIVA A SPAGNA E GRECIA”…

Roberto Zuccolini per "Corriere della Sera"

Ancora una volta i risolini di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Quel beffardo sentimento di complicità tra la Cancelliera tedesca e l'ex presidente francese, che fece andare su tutte le furie il Cavaliere, viene indicato come «l'icona del complotto». Ma solo la sua immagine plastica, non la sua origine. Era il 23 ottobre 2011 e la caduta del governo Berlusconi era già quasi consumata. I fedelissimi di Silvio sono convinti che per capire quando e dove nacque la «congiura», sulla quale si vorrebbe aprire una commissione d'inchiesta parlamentare, bisogna risalire a qualche mese prima.

Nel loro racconto si grida alla «cospirazione internazionale», si citano oscure alleanze di casa nostra, si disegnano intrecci da spy story: le banche tedesche, la grande finanza, gli accordi non scritti tra Parigi e Berlino contro Italia e Spagna, l'odore di «titoli tossici» in possesso di Berlino, la complicità del Quirinale, un workshop di Cernobbio con la presenza di alcuni dei congiurati, a partire da Mario Monti. E, per riassumere, i mitici «poteri forti».

«Può sembrare fantasia, ma se il grande pubblico avesse visto le mie slides già da mesi avrebbe capito tutto...». E invece, si lamenta Renato Brunetta, autore di power point sullo stato dell'economia italiana inviati quotidianamente via mail, «mi tocca rispiegare» nuovamente: «Tra fine maggio e inizio giugno del 2011 è successo qualcosa di inspiegabile se non si accredita la tesi di un attacco premeditato alla nostra finanza: le banche tedesche hanno venduto all'improvviso oltre 8 miliardi di titoli italiani trascinando altri istituti a fare lo stesso e provocando un allargamento dell'offensiva a Spagna e Grecia». Il risultato, racconta Brunetta, fu la creazione di un asse del Nord Europa, guidato da Germania e Francia, contro l'Europa mediterranea: «In quel periodo le banche tedesche producevano ancora tassi alti, al 3 per cento, mentre noi eravamo poco sopra al 4,5, ed erano in odore di titoli tossici. Avevano bisogno di uscire da quella situazione e per questo cominciarono l'offensiva contro di noi».

Fu allora che si scatenò la «tempesta perfetta». L'Italia, continua l'ex ministro della Funzione pubblica, venne costretta a fare una manovra nel mese di luglio in tutta fretta «ma non si accontentarono». Subito dopo, il 5 agosto, arrivò la famosa lettera della Bce in cui si invocavano ulteriori misure: «Per loro non bastava mai. Capii tutto a settembre, al workshop di Cernobbio. Compresi che c'era una congiura in atto da come si muovevano Mario Monti, Corrado Passera e i banchieri europei. I nemici per loro erano Zapatero e Berlusconi: bisognava farli cadere». E così fu: «Altri segnali giunsero dal Colle che non volle firmare il nostro decreto sviluppo. Erano presagi che facevano ben capire dove si stava andando». Certo, aggiunge Brunetta, il governo Berlusconi era debole alla Camera, e «cadde anche per quello». Ma «lo dissi subito che facevamo male a dare il via libera a Monti: non è servito a niente, ora abbiamo un debito più grande. Potevamo andare alle elezioni: avremmo perso, le riforme dure le avrebbe fatte Bersani, che sarebbe caduto subito dopo, e avremmo rivinto ora in primavera, a queste elezioni. Invece....».

«Invece - spiega un altro fedelissimo come Sandro Bondi - Berlusconi ha fatto un passo indietro per il bene del Paese. Ma abbiamo sbagliato. C'era una congiura e la prova sta nel fatto che alla fine del suo governo Monti ha gettato la maschera e si è presentato alle politiche». Secondo l'ex ministro dei Beni culturali è bene tirar fuori un parallelo storico: «Vi ricordate come nacque il governo Dini? Allora, nel '95, ci fu un complotto di Palazzo: le inchieste giudiziarie, il ruolo giocato dal presidente Scalfaro, il ribaltone della Lega, la posizione assunta dai grandi giornali, tutto contribuì alla creazione di un esecutivo tecnico che poi aprì la strada al centrosinistra». E nel 2011? «C'è stato ugualmente un complotto. Ma stavolta c'erano di mezzo le potenze nordeuropee, la Francia e la Germania».

Una cospirazione internazionale, conferma Bondi: «Non solo. Anche nella caduta dell'ultimo governo Berlusconi hanno svolto un ruolo importante le inchieste delle Procure. Per non parlare del presidente Napolitano che è stato il vero regista dell'operazione: è stato lui a nominare Monti senatore a vita per poi farlo andare a Palazzo Chigi». Ma Berlusconi non sarà caduto anche perché in Parlamento non aveva più una maggioranza? «Sì, è vero, anche per quello», ammette Bondi. Ma poi continua con la sua teoria: «Vuole mettere le pressioni internazionali, l'assedio che si era creato attorno al suo governo? C'erano grandi interessi internazionali di mezzo... mi chiedo come mai la denigrazione dell'Italia all'estero è cominciata proprio quando abbiamo espresso i nostri dubbi sull'intervento militare in Libia...».

 

BRUNETTA E BERLUSCONI LITE SANTORO BRUNETTA A SERVIZIO PUBBLICO ZAPATERO BERLUSCONI SARKOZY MERKEL OBAMA ERDOGAN AL GVENTI DI CANNES jpegCORRADO PASSERA E MARIO MONTI MICHAELA BIANCOFIORE SANDRO BONDI

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI