luigi di maio davide casaleggio alessandro di battista beppe grillo

MOVIMENTO BIFRONTE - NELLA LEGA AVANZA UNA VOCE: DOPO LE EUROPEE IL M5S E’ DESTINATO A SPACCARSI IN DUE BLOCCHI - UNO FEDELE ALL'ALLEANZA CON SALVINI, GUIDATO DA DI MAIO. E UN ALTRO CONTRARIO, AL GOVERNO E AL CARROCCIO, CON ALLA TESTA ALESSANDRO DI BATTISTA - IL PREZZO DELLA SOPRAVVIVENZA DELL'ASSE TRA I DUE VICEPREMIER POTREBBERO ESSERE DUE SCISSIONI: QUELLA DI DI MAIO DAL SUO PRESENTE, QUELLA DI SALVINI DAL SUO PASSATO…

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera”

 

matteo salvini luigi di maio

«Se c'è uno di cui mi fido davvero è Di Maio. Adesso ci stanno provando anche qui dentro, a farci litigare... Ecco, Luigi è uno con cui davvero si può governare cinque anni». Sono le ore successive alla tempesta che si è scatenata dopo che Giuseppe Conte ha virtualmente aperto le porte alla Sea Watch, le prime ore di giovedì 10 gennaio. Ai pochi e fidatissimi che riescono a parlarci di buon mattino, Salvini affida l'unica regola d' ingaggio per la comunicazione dei giorni a venire. Che, forse, sarà quella dei mesi a seguire.

 

Il «qui dentro» - dove a suo dire starebbero tentando di mettere lui contro l'altro vicepremier - è Palazzo Chigi. E quindi Conte e tutto il suo staff, comunicazione compresa. Altra cosa, invece, è Di Maio, «uno di cui mi fido davvero», uno con cui «si può governare cinque anni».

 

di maio di battista

Inizia così a prendere corpo, in una fredda mattina di gennaio, una voce destinata ad apparire e sparire a intermittenza fino al 26 maggio, data delle Europee. Quella che rimanda alla possibilità che il M5S, all' indomani della madre di tutte le tornate elettorali del 2019, si divida in due blocchi. Uno fedele all' alleanza con Salvini, guidato da Di Maio. E un altro contrario, al governo e a Salvini, con alla testa Alessandro Di Battista.

 

Se doveva servire a tracciare un abbozzo di sintesi tra i due mondi, il patto di Capodanno sottoscritto dai due gemelli diversi del M5S pare fallito in partenza. L'uno non perde occasione per difendere la Lega, l' altro si muove in maniera opposta. «La Lega in piazza per la Tav non mi scandalizza», è la posizione del vicepremier. Di Battista la vede all'opposto. La Tav? «Non si deve fare». Con Baglioni o con Salvini? «Baglioni ha fatto benissimo a dire quello che pensa, mi è sempre piaciuto», dice Di Battista. Difficile spacciarlo per un gioco delle parti.

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE

«All'interno dei M5S potrebbe consumarsi presto una spaccatura epocale», sostengono nell' inner circle del leader leghista. E, stando alle riflessioni condivise ai massimi livelli con il ministro dell'Interno, «dopo la prevedibile sconfitta al voto, Grillo o chi per lui si alzerà per dire che l'esperienza del governo con noi va chiusa subito. E qualcun altro, a cominciare da Di Maio e dalla maggioranza dei parlamentari, sosterrà che dobbiamo andare avanti».

 

Il tema di una possibile scissione all'interno del M5S, che nelle riunioni della Lega fa capolino da qualche giorno, potrebbe sembrare fantapolitica. Eppure le spie di come Di Maio sia oggi più in sintonia col collega vicepremier che non con l'ortodossia pentastellata (oggi rappresentata dal premier Conte) erano visibili a occhio nudo anche prima delle dispute di ieri su Tav e Baglioni. Sul decreto sicurezza Palazzo Chigi ha aperto a un confronto coi sindaci «ribelli»? Di Maio ha sposato la linea dura di Salvini. La Raggi ha attaccato Salvini sulle forze dell'ordine a Roma?

alessandro di battista e luigi di maio sulle piste di moena 4

 

Di Maio s'è schierato dalla parte del Viminale, bacchettando la sindaca. Grillo ha firmato il patto per la scienza promosso dal sito di Roberto Burioni? Di Maio ha preso le distanze dal fondatore del Movimento e in suo soccorso è sceso in campo proprio Salvini. Che si tratti della difesa a oltranza di «una coppia di fatto» (copyright Salvini) o della tutela di «un rapporto che ha già superato molte difficoltà» (copyright Di Maio), il prezzo della sopravvivenza dell' asse tra i due vicepremier potrebbero essere due scissioni.

beppe grillo no tav

 

Quella di Di Maio dal suo presente, quella di Salvini dal suo passato. Un mese fa, a chi gli chiedeva conto dello scouting di FI tra i grillini, che aveva come punto di caduta il primo governo con un leghista premier, il ministro dell' Interno rispondeva con una battuta: «Tra Di Maio e Berlusconi mi fido più di Di Maio. Se mai dovessi andare io a Palazzo Chigi, preferirei andarci con lui». Chissà se era solo una battuta.

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?