OBAMA, ORA CHI TI AMA? TROPPI SCANDALI, IL PRESIDENTE CROLLA NEI SONDAGGI: POPOLARITÀ MAI COSÌ IN BASSO

1 - TROPPI SCANDALI, RECORD NEGATIVO NEI SONDAGGI PER OBAMA
Massimo Vincenzi per "la Repubblica"

La maledizione del secondo mandato è qualcosa di più di una leggenda e se ne sta accorgendo anche Barack Obama. In volo verso l'Europa ha avuto tutto il tempo di guardare l'ultimo sondaggio della Cnn sulla sua popolarità. E non ne sarà stato contento. Dal novembre del 2011 il suo consenso non era mai sceso così basso: 8 punti in meno da maggio a oggi, dal 53 al 45%.

E soprattutto per la prima volta da quando è alla Casa Bianca la fiducia della gente cala sotto il 50%: infatti solo il 49% degli americani lo giudica onesto e credibile. I numeri diventano drammatici tra i giovani, che assieme agli afroamericani, sono lo zoccolo duro dei suoi sostenitori: nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni il downgrade è di ben 18 punti.
A mettere in difficoltà il presidente la sequenza di scandali che hanno tenuto banco negli ultimi cento giorni.

La Libia, con la malaccorta gestione del dopo assalto a Bengasi, dove morì l'ambasciatore. Le telefonate dei giornalisti dell'Ap schedate. Le pressioni politiche
esercitate dall'Irs (l'Agenzia del fisco) contro i rivali politici della Casa Bianca, ovvero il Tea Party. E adesso l'ultimo colpo: il programma di sorveglianza della Nsa messo in chiaro dalle rivelazioni di Snowden.

La lettura dei dati sull'ultimo caso è duplice, avvertono gli analisti. La maggioranza degli americani considera il sistema giusto e pensa anche che l'ex agente andrebbe preso e consegnato ad un tribunale perché ha messo in pericolo la nazione. Solo l'8% ritiene che il governo abbia raccolto informazioni per spiare i cittadini americani.

Ma è altrettanto vero che in materia di terrorismo e di gestione del confine tra privacy e sicurezza, Obama ha perso ben 13 punti (mentre nelle questioni economiche, per esempio, il calo è del 2/4%). E che il 43% sostiene che si è spinto troppo in là, più o meno gli stessi risultati che aveva Bush dopo che nel 2006 uscirono le prime notizie sul sistema di sorveglianza. Anche qui le percentuali diventano pesanti per la Casa Bianca quando si parla dei giovani, che sono i più interessati alle vicende legate a Internet e si sentono traditi rispetto alle promesse del 2008.

Nel clima da "grande fratello", ieri il Washington Post rivela che in 26 Stati la polizia e l'Fbi hanno accesso alle banche dati dove ci sono le foto delle patenti di milioni di americani. Con le nuove tecnologie vengono usate, confrontandole con quelle delle telecamere a circuito chiuso, per identificare i responsabili dei crimini. Niente a che vedere con la Nsa, ma di sicuro altra benzina sul fuoco delle polemiche.

2 - SCHNEIDER: "PER BARACK UN DANNO D'IMMAGINE"
Paolo Mastrolilli per "la Stampa"

«In Europa lo chiamano George W. Obama, e come danno di immagine mi pare sia già abbastanza. Negli Stati Uniti, però, non credo che la sua presidenza si giocherà su questo punto: la decideranno l'applicazione della riforma sanitaria, l'economia, e adesso il possibile intervento in Siria». Bill Schneider, analista della think tank Third Way, professore alla George Mason University, è uno scienziato della politica: ogni giudizio che esprime è radicato nello studio dei sondaggi.

Le notizie del «Datagate» escono sempre alla vigilia dei grandi appuntamenti: prima il vertice tra Obama e il collega cinese Xi, ora il G8. Ci vede una regia per sabotarli?
«Gli unici che possono rispondere sono gli autori degli scoop. Di sicuro l'effetto internazionale è negativo. Al di là dello specifico, tipo le difficoltà che Obama avrà avuto nel lamentarsi dello spionaggio cinese con Xi, penso soprattutto al problema di immagine. La percezione ormai è che lui si comporta come tutti gli altri presidenti degli Stati Uniti, che hanno troppo potere e lo usano in maniera spregiudicata. Obama era entrato alla Casa Bianca con la promessa di invertire questo corso».

Un sondaggio della Cnn dice che ha perso 8 punti di popolarità nell'ultimo mese, e tra i giovani è sceso ancora di più. È l'effetto interno del «Datagate»?
«Ci andrei piano. La popolarità di Obama oscilla da sempre tra il 45 e il 55%, perché il Paese è diviso e queste sono le posizioni di base delle due fazioni. I giovani sono abituati a condividere tutto in Rete, e non credo che siano molto scandalizzati dai controlli che danno per scontati. Gli altri sanno che la sorveglianza è stata decisa per proteggere l'America dal terrorismo. Le uniche voci davvero contrarie restano quelle dei libertari di destra come Rand Paul, e quelli di sinistra come l'American Civil Liberties Union».

Ma gli scandali delle ultime settimane non lo stanno danneggiando?
«Certo, lo hanno indebolito. Se dovessi stilare una classifica, però, penso che quello relativo all'Irs, il fisco che puntava alcune organizzazioni, ha pesato molto di più. I giovani, invece, sono preoccupati per la disoccupazione, e sono contrari a un intervento militare in Siria, come del resto tutti gli americani».

Gli scandali rischiano di affondare il secondo mandato?
«Ora stanno portando via tutta l'attenzione, e anche molte energie, ma i temi decisivi saranno altri. Oltre all'economia, l'iniziativa più importante è quella sull'immigrazione, che passerà al Senato ma verrà bloccata alla Camera. La chiave, però, starà nell 'a p p l i c a z i o n e della riforma sanitaria: il governo deve convincere abbastanza giovani e adulti in buona salute ad accettare il nuovo piano. Se non ci riuscirà diventerà insostenibile, i prezzi delle assicurazioni schizzeranno in alto, e i democratici la pagheranno già alle elezioni del 2014».

 

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