banda opera di roma

OPERA KAPUTT – DOPO LO SHOCK DEI LICENZIAMENTI È TUTTI CONTRO TUTTI – SINDACATI E PD SI SPACCANO E ORFINI CHIEDE LA TESTA DI FUORTES, DIFESO DA FRANCESCHINI – UN VIOLINISTA, “SÌ, AVEVAMO LA DIARIA UMIDITÀ”

1.“Opera di Roma, tutti contro tutti. Sit-in contro i licenziamenti ma sindacati e Pd si spaccano”

Giovanna Vitale per “la Repubblica”

 

Fellini aveva previsto ogni cosa. Con quasi quarant’anni d’anticipo aveva raccontato nel suo Prove d’orchestra il caos, l’anarchia, il tutti contro tutti che oggi regna in un Teatro dell’Opera sconvolto dal licenziamento di 182 musicisti. Che il giorno dopo restituisce echi di battaglie future e tentativi di riconciliazione.

 

Carlo Fuertes Carlo Fuertes

Ci prova per primo il governatore del Lazio Zingaretti, socio della fondazione lirica, a rassicurare: «Non c’è nessuna volontà di chiudere il teatro né tantomeno di lasciare qualcuno a casa. Al contrario, rispetto all’ipotesi del fallimento, la scelta è quella di rilanciare l’Opera con un nuovo modello». È il sovrintendente Fuortes a indicare tempi e modi: «Le buste paga saranno assicurate fino a Natale e intanto si andrà avanti con le procedure di legge, compresa l’apertura di un tavolo di mediazione coi sindacati». Dopodiché, dal 1° gennaio, si potrà partire con orchestra e coro esterni, ma legati al teatro da «contratti quadriennali prorogabili. Saranno i musicisti a decidere in quale forma mettersi insieme, se cooperativa o associazione. E l’organico potrebbe essere anche uguale a quello attuale », precisa il sovrintendente, calcolando il risparmio in 3,4 milioni.

 

orchestra del teatro dell opera di romaorchestra del teatro dell opera di roma

Ma i 92 orchestrali e i 90 coristi colpiti dalla “cura Fuortes” non si fidano. Convocati in Campidoglio da Sel (che al grido di «Roma non sia il laboratorio per l’articolo 18» minaccia di uscire dalla giunta Marino) o riuniti in assemblee volanti, annunciano azioni legali che però al ministero della Cultura hanno già studiato come neutralizzare: cancellare coro e orchestra dalla pianta organica del Costanzi impedirebbe il reintegro del giudice del lavoro. Mentre i sindacati continuano a litigare fra loro: «Gli scioperi a Caracalla voluti da Cgil e autonomi ha danneggiato il teatro e i lavoratori» tuona la Fistel-Cisl che per oggi annuncia insieme alla Uil un sit in davanti al Teatro dell’Opera.

 

Una baraonda che finisce per spaccare il Pd. «Se davvero per l’Opera l’unica soluzione è questa, il sovrintendente che non ne ha trovate altre dovrebbe condividere il destino dei lavoratori», il tweet di Matteo Orfini, rilanciato dall’ex segretario Cgil Cofferati che parla di «liberismo senza freni». Attacchi contro cui scende in campo il ministro Franceschini: «Fuortes sta facendo un lavoro importante e sono certo andrà avanti con il pieno sostegno dei soci».

DARIO FRANCESCHINIDARIO FRANCESCHINI

 

Consenso che però lascia fredde le altre fondazioni d’Opera: «Quello di Roma è un modello non esportabile, non è la soluzione ai nostri problemi, i grandi teatri hanno tutti orchestre stabili» reagisce Walter Vergnano, presidente dell’associazione lirici italiani e sovrintendente al Regio di Torino, i cui dipendenti hanno solidarizzato coi colleghi del Costanzi. Che a sera incassano la condanna della Fondazione lirica per comportamento antisindacale: il 21 dicembre Fuortes non poteva, per dribblare lo sciopero dell’orchestra, far danzare il Lago dei Cigni su una base preregistrata. «E speriamo sia solo la prima».

 

 

2. “Sì, prendiamo anche la diaria per l’umidità ma basta darci dei ladri, ora siamo sulla strada”

Anna Bandettini per “la Repubblica”

 

”«Non so che pensare né cosa fare. Così vado in teatro e suono come ho sempre fatto. La lettera di licenziamento non l’ho ricevuta, ma io non sono un sindacalista e dunque non me ne intendo, non conosco le procedure. Devo aspettare la lettera? Devo andare subito da un avvocato? Ma con cosa? A me nessuno ha detto niente, la notizia dei licenziamenti l’ho letta ieri su internet, tutti sulla strada». È un violinista dell’orchestra che parla, spaesato, arrabbiato, incapace di adattarsi a ciò che pareva sicuro e oggi invece non conta più. Piange e si arrabbia, si arrabbia e piange. Chiede l’anonimato, perché non vuole ritorsioni, «anche se tanto ormai, è tardi».

 

È tardi anche per pentirsi. Lei era tra quelli che hanno scioperato?

terme di caracalla musica classica a romaterme di caracalla musica classica a roma

«Sì».

 

Mai pensato che questo vi avrebbe portato ai ferri corti con la dirigenza del teatro, che era meglio trattare?

 

«Sì, visto come sono andate le cose, siamo caduti in una trappola. Fuortes ha buttato benzina sul fuoco, aizzando le divisioni interne all’orchestra, e da lì noi abbiamo cominciato a fare cose sconclusionate».

 

Che cose sconclusionate?

«I tre scioperi a Caracalla si sono rivelati controproducenti».

 

Controproducenti anche i sindacati che non si sono seduti al tavolo delle trattative e che ancora due settimane fa boicottavano il referendum tra i lavoratori sul piano industriale?

riccardo muti opera di romariccardo muti opera di roma

«Quando è stato chiaro che i conti non tornavano, che c’erano i buchi e che dovevamo aderire alla legge Bray, una parte del sindacato chiedeva come garanzia la pianta organica, per sapere i numeri del personale. Ma sui fogli presentati non c’erano mai. Lì è iniziato il braccio di ferro».

 

Le assemblee durante le prove con il maestro Muti, l’assalto al suo camerino...

«Le giuro davanti a mia figlia che non c’è mai stato assalto al camerino di Muti. È propaganda, davanti a cui non c’è modo di difendersi. E quanto all’assemblea era regolarmente chiesta».

 

teatro dell opera di roma  teatro dell opera di roma

E l’affronto del Giappone: trenta orchestrali che non vanno in una tournée voluta da Muti.

«Le garantisco che io sarei andato. È stato il sovrintendente a decidere che 30 di noi non dovevano andare. Io ero uno di questi. Sono testimone in prima persona».

 

Parliamo delle vostre famose indennità.

«È una diaria che spetta a tutti per contratto ».

 

Indennità mensa.

«Sono 7 euro al giorno per mensa o vestiario. Sa quanto costa un frac? Anche mille euro».

Indennità strumento.

«Lo strumento è tutto a carico del lavoratore. Se lei suona un fagotto o un controfagotto può anche pagare 70mila euro. Con l’indennità ci pago a stento la manutenzione. È poca roba».

 

La più astrusa: l’indennità Caracalla per l’umidità?

«Basta passare per ladri. Certo può essere una indennità assurda perché la prendono anche gli impiegati, ma per chi suona all’aperto è importante: c’è chi si è comprato uno strumento apposta per non rovinare quello personale. E basta davvero passare per privilegiati. Il contratto nazionale è basso, i sindacati lo hanno firmato lasciando ai contratti integrativi gli incentivi per arrivare a uno stipendio normale. All’estero prendono il triplo. Guadagno 40mila e rotti euro l’anno con le indennità e 12 scatti di anzianità che corrispondono a 2200 euro mensili».

opera di roma la prima di ernani diretto da riccardo muti opera di roma la prima di ernani diretto da riccardo muti

 

Ma quanti giorni lavora? Il primo violino suona 65 giorni in un anno.

«Lavoro sei giorni a settimana, 28 ore a settimana. Lavoro per quanto programma la direzione, se non programmano non è colpa mia. Per contratto io devo suonare, come in tutte le orchestre del mondo, il 50 per cento sulle produzioni e 50 per cento essere a disposizione ma con parti studiate. È ovvio uno dice lavori solo il 50 per cento... Ma provi a suonare un violino che dopo venti minuti o va dal fisioterapista o sta male col collo. Non è giusto? Ma è così».

 

Lavorare la metà in un anno per 2400 euro al mese è un privilegio.

«Ma ripeto sono contratti nazionali, non nostre richieste. Magari Fuortes ha ragione: l’orchestra non è sostenibile per un teatro, ma tanto valeva dirlo subito, avrebbe evitato di dividerci, avrebbe evitato di arrivare a questa cosa umiliante, Secondo me era tutto preordinato».

 

Preordinato?

« A posteriori mi sembra un disegno preparato. I soldi per mantenere l’Opera ai livelli che voleva Muti non ci sono. Tanto vale fare in modo che il maestro se ne andasse e addossare la colpa agli scioperanti. Ci siamo cascati tutti, forse anche Muti. Sapeva che non avremmo mai fatto sciopero sulle sue produzioni. Se ne è andato perché ha capito che in un teatro di serie B lui che è il numero uno non poteva starci».

 

ignazio marino con i peperoncini all opera di roma per la prima di ernani diretto da riccardo muti ignazio marino con i peperoncini all opera di roma per la prima di ernani diretto da riccardo muti

Che clima c’è a casa da ieri?

«Mia moglie piange sulla mia spalla. I miei genitori dicono che mi aiuteranno. Ma a 50 anni... Farò l’orchestrale in una cooperativa lavorando quando mi chiamano. Un precario in un’orchestra in cui Muti non metterebbe mai piede».

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")