ORO DI DONGO ORO DEL POPOLO? – A MUSSOLINI VENNE SEQUESTRATO UN TESORO DA 8 MILIARDI DI LIRE – CINQUE DEI PARTIGIANI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON IL TESORO SONO STATI UCCISI – MA IL PROCESSO NON SI FECE MAI E I SOLDI SPARIRONO NEL PCI MILANESE. PER FARE LA RIVOLUZIONE?

Fabrizio d’Esposito per il “Fatto Quotidiano

 

Il 28 aprile 1945 è l’ultimo giorno di vita di Benito Mussolini. Ma anche la prima notte che il dittatore fascista trascorre con Claretta Petacci, la sua amante da dieci anni. Lui ha 62 anni, lei 33. La cascina dei De Maria, famiglia povera di contadini, si trova a Bonzanigo di Mezzegra, a una quindicina di chilometri da Moltrasio, vicino a Como. Sono ormai le tre di mattina quando i due prigionieri, il duce e la sua donna, arrivano alla cascina.

GIANNI OLIVAGIANNI OLIVA

 

La camera da letto ha solo una finestra, a otto metri da terra. La fuga è impossibile. Poi un treppiede con bacinella e asciugamano, due sedie, un attaccapanni, due comodini e una cassapanca. Sopra alla testiera del letto, c’è un quadro che raffigura la Madonna di Pompei. I due si coricano. Parlano sottovoce.

 

Fa freddo, nonostante la primavera, e lui prende una coperta militare per coprire lei. La Petacci, invece, chiede ai due partigiani un altro cuscino per il suo “Ben”. Tra sonno e veglia si fanno le undici di mattina. Mussolini e Claretta si alzano e vanno alla finestra. Nel cortile c’è Lia De Maria, moglie di Giacomo. Vede la coppia che apre la finestra e si appoggia coi gomiti sul davanzale per guardare il lago di Como.

 

DUE RAFFICHE ALLE 16.10

Alle sette di mattina del 28 aprile, da Milano, su una Fiat 1100 nera con il parafango dipinto di bianco partono Walter Audisio, il “colonnello Valerio”, e Aldo Lampredi. Sono stati scelti dal comunista Luigi Longo, che è il responsabile delle formazioni garibaldine dei partigiani, per prendere in consegna Mussolini.

 

Il duce è stato infatti arrestato dalla 52ª brigata Garibaldi il giorno precedente, poco dopo le 15 e 30 del 27 aprile. In fuga da Milano dalla sera del 25 aprile, senza una destinazione precisa sulla sponda occidentale del lago di Como, il dittatore viene scoperto su un camion di soldati tedeschi fermo nella piazza di Dongo, borgo lacustre.

PETACCI e MUSSOLINIPETACCI e MUSSOLINI

 

L’autocolonna fascio-nazista partita da Milano è stata dapprima bloccata a Musso, poi dopo una trattativa coi partigiani i tedeschi, ma non i repubblichini italiani, ottengono la ritirata. Di qui il travestimento di Mussolini, che indossa un largo cappotto da sergente della Luftwaffe. Ma nella piazza di Dongo un calzolaio partigiano che sale sull’ultimo camion teutonico, il quinto, s’insospettisce per quel soldato con gli occhiali scuri e il bavero rialzato. Il duce viene messo a morte 24 ore dopo l’arresto.

 

Il “colonnello Valerio” e Lampredi, in compagnia di due partigiani della 52ª brigata Garibaldi, il “capitano Neri” e il commissario politico Moretti, arrivano alla cascina De Maria verso le 15 e 45. Prelevano i due prigionieri e ripartono. Percorsi un centinaio di metri in discesa, lungo il muro di Villa Belmonte, l’auto si ferma. Mussolini e la Petacci vengono giustiziati alle 16 e 10 con due raffiche del Mas 38 calibro 7,65 impugnato dal “colonnello Valerio”.

 

I CORPI DI BENITO MUSSOLINI E CLARETTA PETACCII CORPI DI BENITO MUSSOLINI E CLARETTA PETACCI

UNA VENTINA DI VERSIONI

In settant’anni di studi e ricostruzioni, gli ultimi giorni e le ultime ore di Benito Mussolini hanno avuto decine e decine di versioni. Un altro grande mistero è poi quello del famoso tesoro di Dongo, dal valore di otto miliardi di lire dell’epoca, che era nascosto in valigie e borse dell’autocolonna fuggiasca di tedeschi e gerarchi fascisti. All’oro del duce è dedicato il nuovo libro dello storico Gianni Oliva, che esce oggi per Mondadori: Il tesoro dei vinti.

 

I SOLDI DELLA REPUBBLICA DI SALÒ

Sono stati gli americani, scrive Oliva, a fare la valutazione del tesoro di Dongo: “A titolo di riferimento, si possono indicare i calcoli di John Kobler, funzionario amministrativo dei servizi segreti americani, e Edmund Palmieri, ufficiale della Commissione alleata di controllo in Italia. La loro ricostruzione è fatta incrociando testimonianze dirette, tracce di prelievi bancari, inventari parziali fatti sul campo.

Claretta Petacci, amante del Duce Mussolini - in costume al mareClaretta Petacci, amante del Duce Mussolini - in costume al mare

 

La somma totale ammonta a 66.259.590 dollari, pari a circa 8 miliardi di lire dell’epoca. In particolare, i due analisti statunitensi calcolano 61 milioni del ‘Fondo riservato’ della Repubblica sociale, l’equivalente di 1.210.000 dollari tra franchi svizzeri, pesetas, sterline e franchi francesi del fondo personale di Mussolini, 49mila dollari di anelli nuziali offerti dalle donne italiane per la campagna d’Etiopia, 4 milioni di fondi dell’esercito e dell’aeronautica del Reich requisiti sugli automezzi della Flak”.

 

Una quantificazione precisa però è impossibile ed è per questo che anche sul tesoro dei vinti elenchi e ricostruzioni sono varie. Quella degli americani offre un riferimento, in ogni caso. Ci sono poi i 33 milioni in biglietti da mille lire che vengono scaricati a Domaso dai tedeschi in ritirata.

 

L’INVENTARIO IN MUNICIPIO

MUSSOLINIMUSSOLINI

Nell’autocolonna dei repubblichini non ci sono solo i gerarchi e il clan della Petacci. Un altro centinaio di italiani è in fuga verso la Svizzera. Il tesoro è disperso in troppe valigie. Le perquisizioni cominciano il 27 aprile, ma nel clima di confusione generale sono in tanti che riescono a trafugare gioielli e banconote. Arrivano così le prime lettere anonime sugli improvvisi arricchimenti di alcune famiglie lariane.

 

Oltre al tesoro, c’è la documentazione segreta del duce, in tre borse. Altro mistero che dura da settant’anni. Il punto di raccolta delle perquisizioni, in quei giorni, è il municipio di Dongo. A fare l’inventario provvisorio di banconote e preziosi sono due partigiani dalla fama travagliata e controversa: Luigi Canali, il “capitano Neri”, e Giuseppina Tuissi, “Gianna”. I due si amano e il “Neri” si fida solo di lei.

 

Interrotto dall’esecuzione di Mussolini e dei gerarchi, l’inventario viene comunque terminato e firmato dai vertici della 52ª brigata il 28 aprile. Nessuno ricorda il numero dei fogli dattilografati. Quattro o cinque. Forse di più. Dopo varie riunioni, si decide di affidare il tesoro alla federazione di Como del Partito comunista. Il segretario della federazione di chiama Dante Gorreri. La partigiana “Gianna” riempie cinque o sei valigie di cuoio giallo. I viaggi in auto per trasferirlo in auto da Dongo a Como sono due. Il primo è del 29 aprile.

 

MUSSOLINI CON RACHELE MUSSOLINI CON RACHELE

Il secondo avviene dopo l’arresto della “Gianna”, da parte degli stessi partigiani. I due, il “Neri” e la donna, sono sospettati di collaborazionismo. In realtà, l’accusa è falsa. Canali è giudicato troppo autonomo dalla linea stalinista del partito. Una volta nella federazione di Como, il tesoro svanisce, diretto al partito di Milano, dove ci sono Luigi Longo e Pietro Vergani, “Fabio”. Le divisioni tra gli antifascisti suggeriscono ai comunisti di custodire l’oro per le necessità del futuro democratico. C’è chi pensa, poi, che i soldi possano servire a completare la Resistenza con la rivoluzione comunista in tutto il Paese.

 

Mussolini e Petacci - Piazzale LoretoMussolini e Petacci - Piazzale Loreto

Canali e la Tuissi vengono fatti sparire nella prima decade di maggio. Dopo tocca ad altri tre “testimoni”. Tutti ammazzati dalla “polizia del popolo” di orientamento comunista. L’inchiesta sul tesoro di Dongo comprende le accuse di omicidio premeditato e concorso in peculato, oltre a peculato, malversazione, estorsione, furto aggravato, ricettazione. Il percorso dell’inchiesta è tortuoso.

 

La magistratura ordinaria e quella militare si rimpallano le indagini. Il processo, trasferito da Como a Padova, si apre nel 1957, nel clamore generale. Ma un giudice popolare della Corte d’assise si sente male e il processo viene sospeso. Quando poi questo giudice si suicida, tutto viene azzerato. Ma il processo non si farà più. Gorreri sarà parlamentare del Pci fino al 1972, Vergani fino al 1970, anno della sua morte. Sull’oro di Dongo e sui cinque omicidi della primavera del ‘45 non c’è mai stata verità, né giustizia.

MUSSOLINI PIAZZALE LORETO MUSSOLINI PIAZZALE LORETO

 

 

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