PASQUALINO SETTEPOLTRONE - L’ENNESIMA PROVA DELLA CONNECTION LETTA-PASSERA SI CHIAMA PASQUALINO DE LISE - NOTO PER I LEGAMI CON LA CRICCA BALDUCCI-ANEMONE E CON PROPAGANDA FIDE, GRAN MAESTRO DI MALINCONICO, CORRADINO LO HA PIAZZATO A CAPO DELLA NUOVA AGENZIA PER LE STRADE CHE SOSTITUIRÀ L’ANAS ED E’ SUBITO CONFLITTO DI INTERESSI PER IL RE DELL'ARBITRATO - DAGOSPIA L’HA SCRITTO IL 2 GENNAIO, OGGI LO SCOPRE ANCHE IL “CORRIERE”

1 - IL RE DELL'ARBITRATO E QUEI RAPPORTI CON GLI INDAGATI GLI AFFARI DI DE LISE, DAGLI INCARICHI D'ECCELLENZA ALLA VICENDA DELLE CASE DI PROPAGANDA FIDE

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

«Abbiamo una classe dirigente che non facilita il rinnovamento, in troppi campi la selezione non è basata su criteri meritocratici e tutti dobbiamo sentircene un po' responsabili». Da uno che dice pubblicamente cose del genere (la frase è presa da un'intervista all'ex direttore di Panorama Maurizio Belpietro nel 2008) e le ripete con convinzione in privato non ti aspetteresti che poi piazzi un dinosauro della magistratura amministrativa a capo di un'agenzia governativa. Corrado Passera avrebbe dovuto approfittare di quella nomina per dare prova di coerenza.

Non si poteva promuovere un giovane e capace dirigente statale, di quelli allergici ai flirt coi politici? O fare una selezione pubblica fra gli esperti più bravi e motivati? Il ministro dello Sviluppo ha fatto invece esattamente il contrario: il 28 dicembre ha proposto in Consiglio dei ministri la nomina di Pasquale de Lise a direttore generale dell'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali.

Ma chi è de Lise? Presidente del Consiglio di Stato nominato da Silvio Berlusconi, compirà 75 anni il prossimo 6 febbraio. Originario di Boscotrecase, paesone del napoletano dove suo nonno era medico condotto, frequenta da almeno quarant'anni le stanze del potere, nelle quali fu introdotto dal mammasantissima Giovanni Torregrossa. Alla faccia del «rinnovamento»...

Si potrebbe ricordare che è stato fra l'altro capo di gabinetto di Guido Carli e Giovanni Goria. Ma alla luce della nomina che ora lo proietta al vertice di una struttura che dovrà rilevare le funzioni dell'Anas nella programmazione delle nuove strade e nei controlli sui concessionari autostradali, appaiono più significative altre esperienze: gli arbitrati. Vent'anni fa esibiva, grazie a questi incarichi «extragiudiziali», una denuncia dei redditi astronomica: un miliardo e 93 milioni di lire. Nell'occasione spiegò al settimanale il Mondo che si trattava di un modo legittimo per «arrotondare».

Certamente legittimo. Ma non indifferente al rischio di conflitto d'interessi a testata multipla. In questi arbitrati de Lise ha frequentemente incontrato proprio l'Anas. L'ultima volta nemmeno troppo tempo fa. Ha rivelato Gianfrancesco Turano sull'Espresso che l'azienda pubblica stradale ha appena firmato una transazione con la quale si riconoscono 307 milioni a Impregilo-Condotte, general contractor di un lotto dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria.

È la conseguenza della decisione di un collegio arbitrale presieduto da de Lise e costituito il 16 dicembre 2009, qualche mese dopo che il Nostro aveva terminato il mandato di presidente del Tar del Lazio. Tribunale competente, fra l'altro, a giudicare tutte le vicende che riguardano appunto l'Anas. Un caso? Quattro anni fa, sotto la gestione de Lise, il Tar del Lazio respinse il ricorso delle Autostrade contro il rifiuto opposto dall'Anas al progetto di fusione con la spagnola Abertis.

A furia di arrotondare il magistrato ha messo insieme un bel gruzzoletto. Dieci, forse quindici milioni: tanto è stato valutato il patrimonio immobiliare della famiglia de Lise da chi gli ha fatto i conti in tasca. Famiglia della quale fa parte anche il genero Patrizio Leozappa: il legale dell'appaltatore Diego Anemone, inquisito assieme ad Angelo Balducci per gli affari della Cricca, che in una intercettazione telefonica si vantava di essere riuscito a spuntare una sentenza del Tar Lazio favorevole per i lavori dei mondiali di nuoto al Salaria Sport Village.

Per merito, diceva, di un presunto intervento del suocero. «Una stupidaggine enorme. Avevo già lasciato il Tar. Sarebbe stato degradante chiedere un favore ai miei successori, di grado inferiore al mio» si è sfogato de Lise con Virginia Piccolillo del Corriere. Degradante!

Nessun degrado, invece, ha provato nella valutazione di un palazzetto di Propaganda fide, cortesemente condotta per il cardinale Crescenzio Sepe assieme a Balducci e a Francesco Silvano, ex altissimo dirigente della Sip. Il palazzetto sarebbe stato poi comprato dal ministro Pietro Lunardi a un prezzo stracciato di tre milioni. «Balducci assieme al presidente del Tar de Lise e all'avvocato Leozappa, genero di de Lise, gestiva il patrimonio di Propaganda fide» ha detto Lunardi a Repubblica.

«Per carità. Ero e sono consultore di Propaganda fide. Ma è una carica onorifica. Non mi sarei mai messo a trattare vendite o acquisti» ha replicato il magistrato. Senza però smentire l'ultima parte della dichiarazione di Lunardi: «A Roma fanno tutti tre lavori». Che nel caso di de Lise, però, sono forse cinque o sei.

Nei ritagli di tempo faceva il presidente delle commissioni d'esame, come al cosiddetto «concorso delle mogli» raccontato nello scorso maggio da Report di Milena Gabanelli, vinto dalle consorti di due componenti del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa: Salvatore Mezzacapo e Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Giulio Tremonti. In altri ritagli è presidente della Commissione «di garanzia» della Federcalcio.

E in altri ancora, per un misero compenso di 17.500 euro annui, occupa una poltrona della commissione etica dell'Agcom: authority incidentalmente presieduta dal suo predecessore al Tar Lazio, Corrado Calabrò. E ora che a 75 anni dovrà rassegnarsi ad andare in pensione dal Consiglio di Stato, ecco allontanarsi lo spettro dei giardinetti con la provvidenziale nomina alla direzione dell'Agenzia delle strade. Grazie: il Paese ne sentiva il bisogno.

2 - PASQUALINO SETTEPOLTRONE

Dalla Penisola dei famosi, Dagospia del 2 gennaio 2012

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/1-chi-dice-che-i-poteri-forti-non-esistono-e-un-cieco-oppure-e-33900.htm

Chi dice che i poteri forti non esistono e' un cieco oppure e' semplicemente un cretino. E non parliamo dei soliti privilegiati che hanno fatto parte del Bilderberg e della Trilateral (oggi ridotti a poco piu' di un club di vecchie contesse) e nemmeno di quella immensa prateria dove pascolano a migliaia gli esponenti della Casta. Parliamo dei personaggi, quasi anonimi, che sopravvivono e prosperano da decenni nel cuore dello Stato passando indenni tra i governi della Repubblica.

Sono i Maestri del potere piu' solido e meno visibile, inamovibili e riveriti per il loro curriculum e per l'appartenenza a un cerchio magico che attraversa i Palazzi e Oltretevere in nome di una fratellanza inossidabile.

Uno di questi e' Pasquale de Lise, 75 anni, nativo di Boscotrecase, una parlata quasi dialettale, una vita iniziata nella magistratura nel 1961 e proseguita nelle stanze dei ministeri che conosce meglio delle sue tasche.

Il suo padre putativo e grande mentore va cercato agli albori degli anni '70 in Giovanni Torregrossa il potente siciliano,consigliere di Stato e capo di gabinetto dei Lavori Pubblici, che oltre a insegnargli i segreti della giustizia amministrativa, lo costrinse per anni a portargli la sacca del tennis e a subire il suo ego smisurato. Da quell'esperienza Pasqualino ricavo' lezioni decisive e apprese i segreti della "concessione" l'istituto giuridico che in nome dell'urgenza e della riservatezza consente di affidare appalti miliardari ai costruttori senza l'obbligo della gara.

Fu allora che il giovane De Lise comincio' a tessere il suo formidabile network di relazioni tra gli imprenditori e i politici affamati di gloria e di quattrini. Poi il ragazzo di Boscotrecase spicca il volo verso altri ministeri, affianca Goria e Guido Carli, per approdare nel '71 al Consiglio di Stato dove dopo 11 anni diventa presidente di Sezione.

Il vero salto avviene pero' sei anni fa quando sostituisce Corrado Calabro' alla presidenza del Tar del Lazio, l'anticamera di una poltrona ben piu' importante che arriva nel 2009 quando "Pasqualino sette poltrone" (o forse più) va a sedersi come presidente al vertice di Palazzo Spada, l'antica sede del Consiglio di Stato, l'organo piu' alto della giustizia amministrativa.

Nella carriera di un magistrato civile questo e' il massimo delle aspirazioni, la vetta piu' alta del potere, ma la storia di Pasqualino non finisce qui.

Il cerchio magico delle sue amicizie in questi decenni si e' allargato e si rafforza con Gianni Letta a Palazzo Chigi e con l'Opus Dei dove Navarro Valls e Pippo Corigliano lo considerano di casa anche se lui ci tiene a dire che di questa lobby nutre soltanto un gran rispetto.

Cavaliere dai modi eleganti e monumento di discrezione, Pasqualino finisce per colpa di un assegno da 250mila euro nei torbidi giri della cricca Balducci-Anemone, ma lui -che non ha mai disprezzato il denaro- si difende con argomenti precisi dicendo al Messaggero "non mi viene in mente niente, casco dalle nuvole, e' roba del 2009 quando ho acquistato una casa all'Argentario". E quando viene tirato in ballo per gli appartamenti di Propaganda Fide, il grand commis sfodera il ruolo di semplice consulente, quanto basta per uscire dal vortice delle chiacchiere.

A riscoprire le sue virtu' e il suo potere e' arrivato tre giorni fa il nuovo governo di Mario Monti e Corradino Passera, i due cavalieri dell'Apocalisse, che a sorpresa lo hanno nominato Direttore generale della nuova Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali.

Per Pasqualino sette poltrone e' un ritorno al passato, un salto all' indietro in quegli anni della giovinezza quando sgambettava al ministero di Porta Pia accanto al mitico Torregrossa. La nuova Agenzia non e' roba da poco perche' secondo la mente fervida di Corradino Passera dovra' rappresentare il braccio armato delle infratrutture.Tra i suoi compiti: sostituire l'Anas per seguire la progettazione e l'esecuzione di opere pubbliche che dovrebbero riempire la "crescita" di qualche contenuto credibile.

E per dare corpo a questa idea meravigliosa (che deve scacciare il modello dei carrozzoni statali) chi c'era dentro il cerchio magico dei poteri forti meglio di De Lise di Boscotrecase che per quasi cinquant'anni ha bevuto il latte degli appalti e delle gare?
Nessuno!, cosi' hanno pensato i Gianni Letta e il buon Catricala'-CatricaLetta, due personaggi chiave del cerchio magico, che probabilmente hanno suggerito al Professore di Varese e all'ex-banchiere di Como, il nome "super partes" del Presidente del Consiglio di Stato" Sua Eccellenza (cosi' bisogna chiamarlo) Pasquale De Lise".

L'operazione e' perfetta ,o quasi, perche' aldila' degli strilli scandalizzati dei soliti rompicoglioni dell'Italia dei Valori, c'e' un problema che finora nessuno ha sollevato:il conflitto di interessi.

Si da' il caso infatti che la nuova Agenzia dovra' programmare strade e autostrade, selezionare i concessionari, approvare progetti ,effettuare consulenze, tutta materia che da sempre costituisce oggetto di contenziosi e di ricorsi che dopo una trafila infinita arrivano ai TAR ,e dopo i TAR al Consiglio di Stato per l'ultima sentenza.

Chi opera nel settore dei lavori pubblici sa che questa e' la via Crucis da seguire per affermare le proprie ragioni verso la Pubblica Amministrazione, e sa benissimo che le vie dell'asfalto e del cemento sono lastricate di cattive intenzioni.

In questo tragitto decine di costruttori e di concessionari troveranno ad aspettarli, alla prima stazione della via Crucis, l'Agenzia diretta per i prossimi cinque anni da Pasqualino di Boscotrecase, e all'ultima stazione il Consiglio di Stato presieduto da "Sua Eccellenza" Pasquale de Lise, l'uomo del cerchio magico, il simbolo dei poteri forti.
Che esistono. Anche se i cretini non riescono a vederli.

 

FUCECCHI SU PASSERA CHANGE PER IL FATTOPasquale de LisePasquale de LiseANEMONE ALL'USCITA DAL CARCEREpropaganda fide MARIO MONTI IN CONFERENZA STAMPAJOACQUIN NAVARRO VALS GIANNI LETTA CARLO MALINCONICO ANTONIO CATRICALa E MARIO MONTI

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…