IN PENSIONE IL COMANDANTE ROS-OLATO! - LASCIA GANZER, CAPO DEL ROS, UNA LUNGA CARRIERA DI SUCCESSI E UNA “MACCHIOLINA” PICCOLA PICCOLA NEL SUO CURRICULUM TRENTENNALE - QUALE? LA CONDANNA A 14 ANNI DI RECLUSIONE PER AVER ORGANIZZATO (CON ALTRI UFFICIALI DELL’ARMA) TRAFFICI DI DROGA PER POI POTERLI SCOPRIRE E FARE CARRIERA (APPELLO INIZIATO A MILANO) - AL SUO POSTO IL GENERALE MARIO PARENTE, EX COLLABORATORE DI FALCONE…

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Flavio Haver per il "Corriere della Sera"

IL GENERALE MARIO PARENTEIL GENERALE MARIO PARENTE GIAMPAOLO GANZERGIAMPAOLO GANZER

Lascia i carabinieri per limiti d'età, è in pensione dopo 30 anni di servizio. Il generale Giampaolo Ganzer, una vita con la divisa, da ieri è un cittadino come tanti altri. La sua vita professionale, conclusa con oltre 10 anni a capo del Raggruppamento operativo speciale (Ros) - punta di diamante investigativa dell'Arma -, è stato un susseguirsi di successi. Contro il terrorismo di estrema sinistra delle Brigate Rosse e delle formazioni dell'Autonomia organizzata veneta - insieme con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa - negli anni 70-80. E come responsabile dell'Anticrimine di Padova: protagonista dello smantellamento della mafia del Brenta di Felice Maniero e dei giostrai slavi suoi alleati.

A Ganzer succede il generale Mario Parente, già vicecomandante ed effettivo al Ros sin dalla costituzione (nel 1991) con vari incarichi in materia di lotta alle holding mafiose, al narcotraffico e ai sequestri di persona. Nato a Roma il 16 marzo 1958, Parente ha frequentato la scuola militare della Nunziatella e l'Accademia di Modena: laureato in Giurisprudenza e Scienze politiche, ha ricoperto incarichi di comando a Roma, Genova, Bologna e Palermo. In Sicilia, negli anni 80, ha condotto importanti operazioni antimafia, collaborando anche con Giovanni Falcone.

FELICE MANIEROFELICE MANIEROGenerale Dalla ChiesaGenerale Dalla Chiesa

I carabinieri del Ros agli ordini di Ganzer hanno fatto le pulci agli appalti sui Grandi Eventi, sul G8 alla Maddalena, sulla 'ndrangheta che aveva esteso i tentacoli da Reggio Calabria a Milano, sulle attività imprenditoriali dei Casalesi e sui loro stretti rapporti con alcuni politici locali.

Sul ricatto cocaina-trans da parte di altri carabinieri all'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, e sulla misteriosa morte del pusher Gianguerino Cafasso. Ancora: sul fronte antiterrorismo, i militari del Ros si sono concentrati sulla galassia degli anarco-insurrezionalisti e sui loro pacchi-bomba e hanno dato la caccia con la Cia a una cellula di integralisti islamici legati ad Al Qaeda e all'ideologo del terrore Bin Laden che era attiva in Piemonte.

L'ormai ex numero uno del Ros ha però avuto un «incidente» di percorso che non ha mai mandato giù: la condanna a 14 anni di reclusione del Tribunale di Milano nel luglio di due anni fa - il processo d'appello è appena iniziato - perché, secondo la tesi della Procura condivisa dai giudici, lui e altri tra alti ufficiali e sottufficiali avrebbero organizzato ad hoc alcuni traffici di droga nel '94-97.

gianguerino cafassogianguerino cafassoPIERO MARRAZZOPIERO MARRAZZO

Lo scopo? Poter poi far finta di reprimerli e, così, inanellare prestigiose carriere. «Le accuse non stanno in piedi», ha detto all'epoca Ganzer, che del resto ha sempre goduto della fiducia incondizionata dei vertici dell'Arma e - caso più unico che raro - di quella bipartisan dei due poli.

 

 

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