donald trump benjamin netanyahu

POI DICI CHE IL MONDO ARABO S’INCAZZA - TRUMP LANCIA BENZINA SUL MEDIORIENTE LASCIANDO CAMPO LIBERO A ISRAELE: NESSUN LIMITE ALL’ESPANSIONE DEGLI INSEDIAMENTI NEI TERRITORI OCCUPATI E A GERUSALEMME EST - SENZA IL FRENO DI OBAMA, NETANYAHU RISCHIA DI DARE FUOCO ALLE POLVERI

Alberto Stabile per “la Repubblica”

 

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHUDONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU

Nel giorno del suo primo colloquio con il presidente Trump, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato la fine di ogni restrizione nell’espansione degli insediamenti ebraici nei Territori occupati e a Gerusalemme est, e trionfalisticamente ha concluso che d’ora in poi «possiamo costruire dove vogliamo e quanto vogliamo».

 

Simultaneamente, il municipio della Città Santa, rispolverando un vecchio progetto che era costato l’ennesimo scontro tra Netanyahu e Obama, ha comunicato il via libera alla costruzione di 566 nuove abitazioni in tre insediamenti nella parte araba di Gerusalemme unilateralmente annessa nel 1967. Ventiquattro ore dopo, ieri, il governo ha annunciato la costruzione di 2500 alloggi nei ‘gushim’, i maggiori insediamenti ebraici già esistenti in Cisgiordania.

DONALD  TRUMP BENJAMIN NETANYAHUDONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU

 

E’ già significativo che all’annuncio dato da Netanyahu non sia seguita alcuna presa di posizione della Casa Bianca. E questo basta per spingere l’estrema destra israeliana a parlare dell’ascesa di Donald Trump come l’inizio una nuova era e a vedere nel tramontato regno di Barack Obama, per citare le parole del sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, «sette anni molto difficili».

 

Poco più di un mese è trascorso da quando, lo scorso 23 di dicembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato gli insediamenti dei Territori come “illegali”, senza che gli Stati Uniti di Obama, che come le precedenti amministrazioni si erano sempre schierati a difesa d’Israele, opponessero il loro veto alla risoluzione di condanna. E’ stato, quel voto, l’apice di un periodo di incomprensione, ostilità personale e ripicche, che hanno caratterizzato i rapporti tra Obama e Netanyahu durante i due mandati del presidente americano e di cui l’attività di colonizzazione de Territori da parte israeliana ha rappresentato la fonte di molta discordia.

LE COLONIE DI  ISRAELELE COLONIE DI ISRAELE

 

Un episodio di questa guerra riguarda proprio gli insediamenti i cui si torna a parlare adesso: le 566 case che dovranno essere costruite a Pisgat Zeev e negli insediamenti religiosi di Ramot e Ramat Shlomo. Era il marzo del 2010 quando, durante una visita ufficiale del vicepresidente Joe Biden, il municipio di Gerusalemme annunciò il rilascio delle concessioni. Apriti cielo.

 

Obama prese la decisone di ampliare gli insediamenti come un insulto alla sua Amministrazione, a quel tempo ancora impegnata a resuscitare il processo di pace, e alla persona del vicepresidente, preso alla sprovvista. Il Comune decise di soprassedere, ma poiché una delle scusanti evocate dagli israeliani era la mancanza di coordinamento tra l’ufficio comunale responsabile della pianificazione edilizia e il governo, fu imposto a Netanyahu il compito di coordinare la materia.

 

LE COLONIE DI  ISRAELE LE COLONIE DI ISRAELE

Domenica, il premier israeliano si è liberato di quel compito sgradevole di coordinatore (responsabile, censore), sicuro che il nuovo ospite della Casa Bianca non tornerà a chiederglielo e tanto meno a imporglielo. E allora gli oltre 430mila “coloni” della Cisgiordania e i 230mila di Gerusalemme Est possono gioire al ritorno in grande stile delle ruspe.

 

Visto che con Trump si annuncia una vera e propria luna di miele, Netanyahu ha voluto allentare la pressione delle richieste al presidente, accantonando, per ora, il tema dell’annessione di Maale Adumin, un altro insediamento di circa 40-50 mila persone, sorto a Gerusalemme Est, al di là della “linea verde” che prima delle Guerra del ‘67 demarcava il confine tra Israele e la Cisgiordania.

 

L’annessione di Maale Adumim è un obbiettivo cui tiene molto il partito dei coloni, Focolare Ebraico, guidato dal ministro dell’Istruzione, Naftali Bennett, ma è anche un incubo per i palestinesi, perché, oltre a sorgere sul suolo palestinese, impedisce ogni continuità territoriale del futuro Stato.

 

MAALE ADUMIMMAALE ADUMIM

Ma Netanyahu, anche se è perfettamente d’accordo con il nazional-religioso Bennet nell’annettere Maale Adumim, ha pregato il Gabinetto di Sicurezza di rimandare la decisione a dopo il suo primo incontro con Trump, previsto a febbraio. Qualcuno dei membri del gabinetto lo ha anonimamente accusato di “ipocrisia”.

 

In questo offensiva del sorriso e del bel gesto, anche Trump ha voluto dare il suo contributo, allontanando nel tempo la decisione, ribadita alla vigilia del suo insediamento, di trasferire la sede dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

 

Un gesto che equivarrebbe alla accettazione (e legittimazione) della annessione di Gerusalemme Est e della proclamazione unilaterale israeliana che vuole Gerusalemme “Capitale eterna, unica e indivisibile” d’Israele, cosa che la comunità internazionale, salvo rare e irrilevanti eccezioni, s’è a suo tempo rifiutata di fare. Forse qualcuno ha fatto capire a Trump che si tratterebbe di una decisione temeraria e foriera di gravi conseguenze. Ma la verità è che per Netanyahu, in questo momento, il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme non è una priorità.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…