PREPARIAMOCI A UN SACRIFICIO VOLONTARIO: SE NON SI ABBATTE IL DEBITO PUBBLICO DI 400 MLD, NON USCIREMO MAI DALLA CRISI

Enrico Marro per "Corriere della Sera"

«A dire il vero il piano del Pdl, cioè il piano Brunetta al quale pure abbiamo fornito materiali, è molto più soft della mia proposta, inizialmente elaborata col professor Giuseppe Guarino e messa a punto in questi ultimi mesi con i colleghi Michele Fratianni e Antonio Rinaldi. Ma è pur sempre meglio che niente, purché l'azione choc per abbattere di 400 miliardi di euro il debito pubblico si faccia in un colpo solo e non frazionandola in più anni».

Per Paolo Savona, economista, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi ed ex ministro dell'Industria nel governo Ciampi (1993-94), servirebbe un vero e proprio consolidamento di tutto il debito pubblico assistito dalla messa in gioco di asset del patrimonio pubblico destinati a essere ceduti.

Professore di proposta choc in proposta choc. Non si può fare altrimenti?
«Teniamo presente che per via del debito che ha raggiunto quasi il 130% del Prodotto interno lordo noi paghiamo 3 punti percentuali in più di interessi sui titoli di Stato, il famoso spread, e questo in parte si riflette anche sul costo del denaro per l'attività produttiva. Occorre quindi sottrarsi a questa valutazione della speculazione.

Dico speculazione perché il patrimonio pubblico a garanzia del debito pubblico è più che capiente: fu censito prudenzialmente in quasi duemila miliardi di euro di valore dal ministero dell'Economia (commissione Reviglio junior) nel 2011, comprendendo anche le partecipazioni pubbliche e il patrimonio degli enti locali, che certamente non si possono tirar fuori da questo problema. Per fermare la speculazione bisogna consolidare e liberarci di questa palla al piede che frena lo sviluppo del Paese».

È una prospettiva che spaventa. Come funziona la sua proposta?
«Innanzitutto si tratta di un'operazione di consolidamento su base volontaria. I titoli pubblici emessi dal Tesoro in circolazione vedrebbero la loro scadenza rimodulata a sette anni, indipendentemente dalla tipologia e dalla vita residua e gli interessi verrebbero rideterminati annualmente sulla base del costo della vita e del 20 per cento del tasso di crescita del Pil reale.

Inoltre, per ogni mille euro di valore nominale di emissione di ciascun titolo oggetto del provvedimento sarebbe assegnato uno warrant negoziabile sul mercato durante i sette anni di vita del titolo sia per trarre un beneficio monetario immediato sia per opzionare i beni e le attività finanziarie messi a disposizione dallo Stato».

Ma non si creerebbe uno scenario argentino?
«No. Durante i 7 anni del consolidamento il Tesoro non dovrebbe più finanziarsi emettendo titoli, dovrebbe rispettare il pareggio di bilancio e beneficerebbe del calo degli interessi sul debito di almeno 30 miliardi di euro all'anno, rispetto agli 85 che paghiamo ora, risparmi che per esempio potrebbero essere ben utilizzati per abbattere il cuneo fiscale sui salari.

L'operazione dovrebbe essere strutturata giuridicamente e finanziariamente da società specializzate a livello internazionale che, ovviamente dietro adeguate commissioni, ne garantirebbero però il successo».

Perché un risparmiatore dovrebbe accettare volontariamente il consolidamento?
«Perché sarebbe ben remunerato e acquisirebbe anche il warrant negoziabile sul mercato, cioè il diritto di beneficiare di vantaggi monetari cedendolo o di acquistare l'asset pubblico sottostante posto a garanzia che con la valorizzazione potrebbe essere molto appetibile».

Professore, mi pare un'operazione senza precedenti, in nessun Paese.
«È vero. Si tratta di una pura operazione finanziaria che bypassa le resistenze delle burocrazie pubbliche che finora hanno ostacolato qualsiasi tentativo di attacco al debito. In ogni caso, ripeto, se la nostra ultima proposta sembra troppo ardita, si parta pure con quella rilanciata ora dal Pdl, purché in una tornata unica e non sia affidata alle burocrazie, altrimenti non decollerà mai.

Si individuino gli asset per 400 miliardi di euro e li si conferiscano a una società privata ad hoc, abbattendo così il debito dai 2 mila miliardi attuali a 1.600 miliardi. Bisogna però sapere che questo non basta se poi si continua a fare deficit. Invece, col consolidamento che impone il ritiro dal mercato delle emissioni di nuovi titoli ci vuole il pareggio di bilancio e il problema del debito si avvia a una soluzione strutturale. Per attuarlo occorrono politici e tecnici coraggiosi e non cinici, ossia che non tollerino una disoccupazione che superi perfino i livelli attuali».

 

PAOLO SAVONA DA LERNER ALL INFEDELE PAOLO SAVONA E SIGNORA italia crisi italia crisi EURO CRACitalia crisi

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi mps

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! LA VITTORIA DI CALTAGIRONE AL PALIO BANCARIO DI SIENA NON APPARE SCONTATA: LA LISTA ALTERNATIVA DI TORTORA-LOVAGLIO RIAPRE I GIOCHI – TUTTO GIRA INTORNO ALLA DECISIONE DELLA HOLDING DELFIN, PRIMO SOCIO DI MPS COL 17,5%: VOTERÀ LA LISTA DEL CDA IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE O SI ASTERRÀ? – MA ANCHE L’ASTENSIONE DEL GRUPPO GUIDATO DA UN FRANCESCO MILLERI SEMPRE PIU' TERRORIZZATO DALL’INCHIESTA GIUDIZIARIA DI MILANO E DALLA LITIGIOSITÀ DEGLI OTTO EREDI DEL VECCHIO, POTREBBE GIOCARE A FAVORE DI LOVAGLIO - COME MAI IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI, SUGGERITO DA MILLERI, SI SAREBBE MOSSO A FAVORE DI LOVAGLIO? - COSA FARANNO GLI INVESTITORI ISTITUZIONALI CHE HANNO QUASI IL 60% DEL CAPITALE MPS? - CON LA QUOTA DEL 4,8%, IL MEF DI GIORGETTI E UN GOVERNO AZZOPPATO DALLA DISFATTA DEL REFERENDUM SI MUOVERANNO DIETRO LE QUINTE PER SOSTENERE UNO DEI CONTENDENTI O MANTERRANNO UNA RIGIDA NEUTRALITÀ? AH, SAPERLO…

maurizio gasparri antonio tajani paolo barelli forza italia fabrizio corona massimo giletti marina berlusconi

DAGOREPORT - QUANTE PROBABILITÀ HA MAURIZIO GASPARRI DI RESTARE NELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI? POCHE, POCHISSIME, QUASI ZERO - DI PIU': PER LA FELICITÀ DI GIANNI LETTA, L'EX CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA AL SENATO NON SARÀ PIÙ IL “PLENIPOTENZIARIO” DI TAJANI A VIALE MAZZINI. E COSI' NON POTRÀ PIÙ “SABOTARE” SIMONA AGNES - COME È ALTRETTANTO CERTO CHE SCOMPARIRANNO DALLE TRASMISSIONI RAI LE INNUMEREVOLI INTERVISTE DELL’EX COLONELLO AN DI FINI. COME NON ASSISTEREMO PIÙ ALLE OSPITATE "A TUTTO GAS" DI FABRIZIO CORONA IN CHIAVE ANTI MARINA E PIER SILVIO, DI CUI NE PAGA IL PREZZO L’INCAUTO MASSIMO GILETTI - SI SALVA (PER ORA) DALL’EPURAZIONE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DI FORZA ITALIA, PAOLO BARELLI. E UN GRAZIE LO DEVE RIVOLGERE AL FIGLIOLO GIANPAOLO SPOSATO CON FLAMINIA TAJANI - VIDEO: IL "FAR WEST" DI SALVO SOTTILE CON GASPARRI CHE SI SCAGLIA CONTRO "REPORT" DI RANUCCI

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...