PROVE TECNICHE DI MARTIRIO – IL CAMERATA STORACE, INSEGUITO DA NORME FASCISTE, OGGI RISCHIA UNA CONDANNA PER VILIPENDIO DEL CAPO DELLO STATO – “ASSOLVETEMI O VADO IN CELLA”

1 – “Storace sfida il processo farsa: ‘Assolvetemi o vado in cella”

Fabrizio De Feo per “il Giornale

 

FRANCESCO STORACE E MAURIZIO GASPARRI SELFIE FRANCESCO STORACE E MAURIZIO GASPARRI SELFIE

La strategia dell'ex governatore del Lazio è quella dell'animale politico, più incline a seguire l'istinto che la ragionevolezza. «Io credo che non sappiano come uscirne, l'impressione è che vogliano evitare la galera, ma senza procedere all'assoluzione.

 

È anche possibile che rinviino per farmela sudare ancora. In ogni caso ho chiesto ai miei avvocati nel caso di una condanna di non avvalersi dei benefici di legge a mio vantaggio. Quella sera io busserò alle porte del carcere e chiederò una cella. Ho detto a mia moglie e mia figlia, sicuramente poco felici rispetto alla prospettiva di una mia vacanza a Rebibbia, che in ogni caso oggi la giustizia si compirà. Sono consapevoli che non c'è in ballo solo il mio destino, ma un principio da difendere che riguarda ogni cittadino».

 

giorgio napolitanogiorgio napolitano

Storace nell'ottobre del 2007 scrisse che il presidente della Repubblica aveva una «evidente faziosità istituzionale» ed era «indegno di una carica usurpata a maggioranza». Una parola «indegno» scelta non a caso perché usata in risposta allo stesso epiteto usato nei suoi confronti dal capo dello Stato per condannarne le critiche ai senatori a vita nei giorni caldi del governo Prodi. Un «indegno» per cui ora rischia 5 anni di carcere (e in base alla Legge Severino l'interdizione dai pubblici uffici). L'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella autorizzò la Procura di Roma a procedere, il Senato giudicò insindacabili le opinioni espresse da Storace, ma la delibera venne annullata dalla Consulta.

 

Il paradosso è che Storace si è scusato con Napolitano e quest'ultimo ha giudicato «chiusa» la vicenda. Se si fosse trattato di una querela si sarebbe proceduto con una semplice remissione, ma qui si entra nell'anomalo labirinto di un reato d'opinione decisamente antistorico. Storace non vuole rivelare il contenuto dei contatti avuti con il massimo inquilino del Quirinale.

romano prodiromano prodi

 

«Su questo non dico nulla nemmeno sotto tortura perché sono leale verso l'istituzione». Un chiarimento è, invece, avvenuto con Andrea Orlando che si è scusato per un errore commesso su Twitter . Il ministro della Giustizia di fronte a un utente della Rete che sfotteva un sostenitore di Storace scrivendogli «è un problema tuo», aveva cliccato sul tasto «preferiti».

 

«Storace ha ragione: la scarsa dimestichezza con i social network mi ha tradito» scrive Orlando. «Ho cliccato inavvertitamente. Non avevo alcuna intenzione di schernire Storace. Nei prossimi giorni incontrerò il presidente della commissione Giustizia del Senato per discutere del testo già presentato in tema di reato di vilipendio». Orlando ha anche chiamato al telefono Storace. Il leader della Destra ha apprezzato, ma fedele al suo personaggio, con la sua tipica parlata romana, lo ha subito apostrofato con una battuta: «Ministro, ben svegliato!».

 

2 – “Ma chi insulta davvero Re Giorgio la fa franca”

Patricia Tagliaferri per “il Giornale

 

paola severino michele viettipaola severino michele vietti

Francesco Storace rischia fino a cinque anni di carcere per aver definito «indegno» il capo dello Stato, ma quanti sono quelli che hanno rivolto al presidente Giorgio Napolitano insulti ben più pesanti senza generali levate di scudi e senza finire in guai seri con la giustizia?

In pole position per le accuse rivolte al presidente senza alcun rispetto per la carica, ci sono senza dubbio i grillini.

 

Dal più recente «Napolitano boia» pronunciato del deputato M5S Giorgio Sorial - che per la verità ha provocato la condanna pressocché unanime da parte di tutte le forze politiche e se non altro ha fatto muovere la Procura - al più datato «Morfeo Napolitano», tra i pentastellati e il capo dello Stato non è mai corso buon sangue. E gli insulti sono volati spesso nell'indifferenza generale, senza che nessuno neppure pensasse di ipotizzare l'accusa di vilipendio.

Andrea OrlandoAndrea Orlando

 

Era il 2008 quando Grillo dava del «Morfeo» al presidente perché «è come se non ci fosse, stringe mani e beve il tè». E che dire del «presidente carampana» formulato sempre dal leader Cinquestelle nel 2009 quando motivo di scontro tra i due erano le leggi ritenute ad personam di Berlusconi.

 

Nel 2012 in occasione della ricorrenza del 25 aprile Grillo si era spinto oltre dando della «salma» a Napolitano che lo accusava di demagogia. Qualche polemica, niente di più. Come del resto quando lo scorso luglio la responsabile web dei grillini a Montecitorio Debora Billi in occasione della morte di Giorgio Faletti scrisse su Twitter : «Se ne è andato Giorgio. Quello sbagliato».

MARCO TRAVAGLIOMARCO TRAVAGLIO

 

Incidente concluso con tante scuse da parte della cinguettante.

Altra inesauribile fonte di insulti per Napolitano è Marco Travaglio, che c'è sempre andato giù duro contro il presidente con volgarità di ogni tipo senza che nessuno si indignasse più di tanto. Nell'agosto del 2013 il vicedirettore de il Fatto se l'è presa con il presidente della Repubblica reo a suo dire di aver lasciato uno spiraglio a Berlusconi etichettandolo come «un anziano puerpero in un reparto di geriatria».

 

Qualche mese prima, ad aprile, il giornalista aveva dedicato al Capo dello Stato un editoriale dal titolo eloquente, «Napolitano bis, Funeral Party», in cui parlava con inaudita virulenza della rielezione del presidente. «Il cadavere putrefatto e meleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti - scriveva - si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall'interno per non far uscire la puzza e i vermi.

BEPPE GRILLO ALL'INCONTRO CINQUESTELLE DEL CIRCO MASSIMOBEPPE GRILLO ALL'INCONTRO CINQUESTELLE DEL CIRCO MASSIMO

 

Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza: un presidente coetaneo di Mugabe, voltagabbana e potenzialmente ricattabile che da sempre lavora per l'inciucio e finalmente l'ha ottenuto».

Ma l'immagine del presidente becchino-voltagabbana non ha scandalizzato nessuno. Come se ci fosse una certa assuefazione, o forse indulgenza, nei confronti dei toni di Travaglio.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...