QUANTO CI COSTA ESPORTARE I RIFIUTI NELL'ITALIA SENZA INCENERITORI -L'IMMONDIZIA È L'UNICA MERCE CHE SI ESPORTA PAGANDO. E CHI LA “COMPRA”, OLTRE A INCASSARE UN BEL PO' DI SOLDI, LA BRUCIA PRODUCENDO ENERGIA. PER ESEMPIO, L'OLANDA: CERTO NON IL PAESE EUROPEO MENO SENSIBILE ALLA TUTELA AMBIENTALE. CHE ADESSO IMPORTA, AL MODICO PREZZO DI 109 EURO LA TONNELLATA, LA SPAZZATURA NAPOLETANA - L’INCENERITORE DI PARMA: CHE FARA’ PIZZAROTTI?…

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Al deficit monstre della nostra bilancia commerciale non manca di dare il suo piccolo contributo una vocina che nessun altro Paese ha nella contabilità di import export: la spazzatura. E lo dà, quel contributo, in maniera assolutamente originale. Perché l'immondizia è l'unica merce che si esporta pagando. E chi la «compra», oltre a incassare un bel po' di soldi, la brucia producendo energia.

Per esempio, l'Olanda: certo non il Paese europeo meno sensibile alla tutela ambientale. Che adesso importa, al modico prezzo di 109 euro la tonnellata, la spazzatura napoletana. Arriva via nave al porto di Rotterdam, dopo un viaggio di migliaia di chilometri attraverso le Colonne d'Ercole.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha firmato con gli olandesi un accordo per la «fornitura» di 250 mila tonnellate in due anni. La città ne produce 1.300 al giorno e la raccolta differenziata, secondo l'assessore a vicesindaco Tommaso Sodano, ex senatore rifondarolo, è al 25%.

Anche se è una inezia in confronto a quello che hanno saputo fare a Salerno, dove peraltro si realizzerà anche un inceneritore, rispetto al nulla di un paio d'anni fa già ci si può leccare i baffi. Ma mentre de Magistris gonfia il petto, affermando che «Napoli nel mondo non è più immondizia», quello che non si ricicla (un migliaio di tonnellate al giorno) da qualche parte deve pure finire.

Un po' lo brucia il termodistruttore di Acerra, l'unico esistente in Campania: Regione che di spazzatura ne sforna 7.200 tonnellate ogni ventiquattr'ore. Un po' viene distribuito in giro per l'Italia, se è vero che qualche tempo fa sono partiti anche dei treni per Trieste, diretti al locale inceneritore. E un po', appunto, veleggia verso Rotterdam.

L'intuizione di Roberto Cetera, ex dirigente delle Ferrovie in seguito licenziato dai vertici aziendali, che si era inventato il sistema dell'export in Germania della spazzatura campana togliendo così il business alla camorra, continua dunque a fare scuola. Con un indiscutibile vantaggio economico, perché costa meno mandare l'immondizia in Olanda che smaltirla nella Regione. La differenza è di circa quaranta euro la tonnellata.

Un fatto però è certo: se si deve esportare la spazzatura, allora il problema è ancora bello grosso. Tanto più che oltre ai rifiuti quotidiani ci sono sempre quei sette-otto milioni di tonnellate di «eco balle» (che di «eco» però non hanno proprio nulla) sparsi su centinaia di ettari in tutta la Regione. Per le quali è davvero difficile immaginare una destinazione diversa dall'inceneritore. Magari un altro di quelli che dovrebbero essere realizzati in Campania. Ma non a Napoli. De Magistris non lo vuole.

Per aggirare le difficoltà politiche nella realizzazione di impianti che nessuno vuole nel proprio Comune il dirigente del dipartimento per le politiche di coesione Alberto Versace aveva proposto di farli galleggianti in mezzo al mare, utilizzando come chiatte le vecchie petroliere dismesse.

Ma nemmeno questo, c'è da giurarci, farebbe cambiare idea al sindaco di Napoli. Né al suo collega di Parma Giuseppe Pizzarotti, che come lui odia gli inceneritori. «Tumorifici», li definisce il comico Beppe Grillo. E anche a Strasburgo sono convinti che quel metodo di smaltire i rifiuti debba essere prima o poi superato. Infatti il Parlamento europeo ha approvato recentemente un rapporto sulla politica ambientale comunitaria che prefigura il divieto di incenerimento.

Resta solo da capire come arrivarci, a riciclare il 100%, obiettivo al quale bisogna assolutamente mirare, e che cosa si fa nel frattempo. Non soltanto a Napoli, ma anche a Parma, dove la differenziata è già al rispettabilissimo livello del 60%. Esportiamo in Olanda anche quella, di spazzatura, alimentando così il «tumorificio» dei Paesi Bassi? Per Pizzarotti magari è una soluzione...

«Abbiamo già avuto una grande vittoria senza essere neanche entrati in Comune: l'inceneritore non si farà più», ha esultato Grillo dopo il ballottaggio che ha consegnato la città emiliana al candidato del Movimento 5 stelle. Ma per bloccare davvero quell'impianto c'è qualche problemino da superare. Il fatto è che l'inceneritore di Parma, completato all'80%, dovrebbe servire l'intero territorio provinciale e non soltanto la città. E la competenza non è del Comune, bensì della Provincia: di cui è presidente Francesco Bernazzoli, sconfitto da Pizzarotti alle elezioni.

Lo scontro del ballottaggio è destinato quindi a replicarsi sull'inceneritore, aggiungendo altro pepe alla contesa. Anche il precedente sindaco Pietro Vignali aveva provato a fermare il cantiere, puntando il dito sulle carenze della concessione edilizia. La società che sta facendo l'impianto, la municipalizzata Iren di cui sono azionisti molti Comuni emiliani, fra cui Parma, ha fatto ricorso al Tar, che gli ha dato ragione.

La concessione edilizia, dicono i giudici, è arrivata nel momento in cui l'inceneritore ha ottenuto l'Aia, ovvero l'Autorizzazione ambientale integrata. E il cantiere ha riaperto. Di più. La legge prevede che a regime i rifiuti vadano smaltiti nello stesso «ambito» nel quale vengono prodotti. Paradossalmente, se saltasse l'inceneritore, potrebbe essere dunque inevitabile aprire una discarica. A Parma.

E qui arriviamo a Roma. Dove nel ventunesimo secolo si crede davvero di poter risolvere ancora il problema della spazzatura con un'altra discarica: c'è qualcuno che vorrebbe addirittura metterla a 800 metri da uno dei siti archeologici, Villa Adriana, più importanti del mondo.

Il sindaco Gianni Alemanno, qualche giorno fa, ha allargato le braccia. Le sue parole: «Abbiamo trovato Roma nel 2008 al 17% di raccolta differenziata, oggi siamo arrivati faticosamente al 26%, alla fine del 2012 arriveremo al 30%, nel 2013 al 40% e a fine 2014 al 50%. Continuare a parlare del 65% è fuori luogo». E se questa è la situazione nella capitale, immaginiamo che cosa può accadere altrove.

La relazione della Corte dei conti sulla gestione dei rifiuti in Sicilia descrive una situazione allucinante. Basta dire che nel 2009 le società d'ambito territoriale avevano accumulato un debito di 900 milioni. Le ragioni? «Assunzione di personale amministrativo e non operativo in assenza di ponderata pianificazione e in numero eccessivo, elevato numero di consiglieri d'amministrazione con elevate indennità, grave difficoltà nel riscuotere i crediti sia dai cittadini che dai Comuni con l'emergere di un diffuso contenzioso, modestissima percentuale di raccolta differenziata...».

Valga per tutti l'esempio dell'Amia, la municipalizzata di Palermo sepolta da un macigno di 120 milioni, di cui il Tribunale nel 2010 ha chiesto l'insolvenza. A fine 2009 aveva 2.470 dipendenti: nonostante ciò, dicono i giudici contabili, si continuava ad affidare commesse a ditte esterne. Mentre sulla discarica di Bellolampo, dove finisce l'immondizia palermitana, la Corte dei conti sottolinea «l'incompatibile coincidenza in un medesimo soggetto sia della gestione che dell'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti destinati ad affluire in quella medesima discarica: tale coincidenza nelle due attività gestorie ha messo fuori gioco qualsiasi interesse e incentivo per la raccolta differenziata».

Per non parlare del possibile «inquinamento delle falde acquifere» causato, sembra, dal percolato non smaltito, con conseguente apertura di una indagine della magistratura per disastro ambientale. Avete letto bene: inquinamento delle falde acquifere.

Non è un caso che soltanto in Italia le discariche siano così diffuse. Qui il 51% della spazzatura finisce sotto terra, contro il 38% in Europa. Dove gli inceneritori smaltiscono il 40% dell'immondizia, contro il nostro 34%. E si brucia il 22%, a fronte del 15 in Italia. In Danimarca e Olanda le discariche non esistono. In compenso, i danesi hanno 31 inceneritori, come gli svedesi. Trentuno per sette milioni di abitanti, mentre l'Italia ne ha 49 per 60 milioni di persone. In Germania sono 70, ma distruggono quattro volte il quantitativo che si brucia da noi. La Francia ne ha 130.

Uno, i francesi, ce l'hanno anche in Calabria. Si chiama Tec Veolia e sta a Gioia Tauro. Ma è un calvario. Il rapporto sulla spazzatura calabrese della commissione parlamentare presieduta da Gaetano Pecorella racconta che a causa di inadempimenti contrattuali e ritardi nei pagamenti, il governo italiano ha perso due lodi arbitrali per 70 milioni di euro e ha subito decreti ingiuntivi per 8 milioni. Arrivando alla conclusione che «il contenzioso supera il costo di un inceneritore di 120 mila tonnellate». Inutile aggiungere che la raccolta differenziata calabrese è inesistente...

 

 

Monnezza a Napoli da Repubblica it Monnezza a Napoli da Repubblica it Monnezza a Napoli da Repubblica it inceneritoremalagrotta discarica malagrotta roma daLaStampaluigi de magistris Berlusconi e Bertolaso al termovalorizzatore di Acerra acerraFEDERICO PIZZAROTTI CON LA MOGLIE CINZIA GAETANO PECORELLA

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…