piazza popolo maria elena boschi cuperlo pd

QUATTRO GATTI E UN CUPERLO - SE TOGLI PARLAMENTARI, CONSIGLIERI REGIONALI E COMUNALI, E DIRIGENTI DEL PD, A PIAZZA DEL POPOLO A MANIFESTARE PER IL 'SÌ' AL REFERENDUM ERANO PROPRIO POCHI - UN EVENTO TALMENTE MOSCIO CHE L'EVENTO È STATA LA PRESENZA DI GIANNI CUPERLO, LEADER (SENZA TRUPPE) DEL FRONTE DEL 'NÌ', ACCOLTO COME UN FIGLIOL PRODIGO CHE POI RI-SCARICA IL PADRE

Franco Bechis per ''Libero Quotidiano''

renzi a piazza del popolo manifestazione pd referendumrenzi a piazza del popolo manifestazione pd referendum

 

Alla fine sotto il palco di piazza del Popolo la vera conta l' hanno fatta le bandiere. Vessili arancioni del sì, bandiere tradizionali del Pd, bandiere blu con le stelle dorate dell' Unione europea: un grande cumulo accatastato lì, e altre ancora buttate sui sanpietrini della piazza con le loro aste. Ne avevano portate troppe gli organizzatori della giornata del Sì voluta da Matteo Renzi.

Più bandiere che militanti.

 

E la conta non ci sarebbe nemmeno bisogno di farla: non erano tanti ieri a Roma, nonostante il Pd e la manifestazione così fortissimamente voluta dal presidente del Consiglio. Mezza piazza era proprio vuota, e una parte occupata da gazebo e dal palco. L' altra metà si attraversava tutta in lungo e in largo, come raramente si riesce a fare in manifestazioni simili. Se togli parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti di partito e consiglieri comunali precettati per l' occasione, militanti e simpatizzanti erano davvero pochini. Quattro gatti, si direbbe, ma anche qualche cane come il cocker bianconero di Lucia Annunziata.

 

Ma una presenza che spiazzava c' è pure stata, e ne ha bilanciate tante altre che mancavano. Era lì, coccolato come un piccolo trofeo dal fronte del Sì, anche il leader del Nì, Gianni Cuperlo. Che sarebbe esponente della minoranza del partito, disposto a votare sì se Matteo Renzi oltre a dirlo mettesse in pratica il richiesto No al testo attuale dell' Italicum.

piazza del popolo manifestazione pd referendumpiazza del popolo manifestazione pd referendum

 

Forse nostalgico della piazza Cuperlo è arrivato insieme a Lorenzo Guerini, vicesegretario del partito, e poi è stato abbracciato nel retro palco dal capogruppo Ettore Rosato, e da tutti gli altri notabili Pd in attesa di Renzi. Perfino Maria Elena Boschi ha voluto scattarsi un selfie con Cuperlo, a dimostrazione che quello era proprio il trofeo della giornata romana.

Tutto questo però i militanti non lo vedevano e non lo sapevano. Cuperlo si è concesso ai microfoni e alle telecamere di tutti, e a sera in qualche tg anche i militanti si sarebbero goduti l' evento.

 

Per lunghe ore i poverelli che hanno affrontato lunghe ore in pulman e poi un insolito solleone romano che all' improvviso aveva alzato la temperatura della piazza, si sono visti servire dal palco una sfilza di canti popolari non proprio entusiasmanti. Si capisce che quando finalmente poco dopo le 17 è arrivato Renzi, un po' di entusiasmo è scattato. Il premier in maniche di camicia ha capito, e ha sfoderato il meglio del suo repertorio da comizio.

 

Qualche battuta, come l' ammonimento alla piazza di non scaricare frigoriferi dai pulman che li avevano portati lì, per non alimentare il complottone di Virginia Raggi. E ogni freccia al suo arco per colpire la minoranza Pd,e i vari nemici del fronte del No.

maria elena boschi gianni cuperlo selfiemaria elena boschi gianni cuperlo selfie

 

Qualche strascico della tenzone con Ciriaco De Mita: «La vecchia guardia sostiene che questa riforma non l' ho pensata io, se la scrivevano loro sarebbe stata meglio. Può darsi il punto è che non l' hanno scritta, l' hanno discussa, contestata, chiacchierata, digerita e poi si sono dimenticati di scriverla. Il fatto che voi avete fallito non vuol dire che dovete far fallire noi, noi abbiamo il diritto di provarci».

 

Altra punzecchiatura alla minoranza del suo partito, «Basta con le divisioni interne, le discussioni, riprendiamoci il Paese. Dobbiamo andare con il sorriso a discutere il merito della riforma.

 

Smettiamola di tenere lo sguardo rivolto al nostro ombelico». Poi un diretto a Massimo D' Alema, che sembra eccitare la piazza: «Le parole di D' Alema sugli anziani vorrei che fossero parole scappate per sbaglio. Il punto però è un altro. Un importante sindacalista dei pensionati mi ha detto: noi non votiamo sì perchè non capiamo ma perchè li abbiamo visti all' opera». Ce l' ha pure con Forza Italia, che l' ha mollato dopo la scelta di Sergio Mattarella, e ricorda: «Io gli inciuci non li faccio. E sono orgoglioso di avere scelto un presidente-galantuomo come lui».

 

Accenna anche alla Lega, e gli esce una sparatona: «Voglio dire a chi parla male dell' Italia che noi siamo in prima fila nella lotta alla mafia, e che il Matteo che mi toglie il sonno non è Salvini ma Messina Denaro, e lo prenderemo, prima o poi».

 

piazza del popolo manifestazione pd referendum  piazza del popolo manifestazione pd referendum

Nel crescendo il comiziante mette tutti insieme i suoi nemici: «Il vero Partito della nazione è quello del No. Il partito che va da Brunetta a Travaglio, che sull' Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D' Alema dice solo No. Questo è il partito che vuole bloccare l' Italia».

 

Infine qualche passaggio critico (meno del solito però) sull' Europa, con l' intenzione più volte annunciata di mettere «davanti alla sede delle istituzioni europee» il relitto della nave dei migranti affondata nel Mediterraneo facendo il record di morti. «L' Europa - chiude il premier - non può permettersi tremila morti l' anno, più di quanti ne fa l' Isis». La piazza apprezza e va a casa contenta.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…