QUELL'UNIONE BANCARIA NON S'HA DA FARE – SU ISTIGAZIONE DEI TEDESCHI E DEI NORDICI, IL PARLAMENTO EUROPEO STOPPA IL LANCIO D’UN FONDO FINANZIATO DALLE BANCHE PER GESTIRE EVENTUALI CRISI

Marco Zatterin per "La Stampa"

Una minaccia e allo stesso tempo un invito a negoziare. L'Europarlamento si è fermato ieri a un passo dal bocciare formalmente la formula scelta dal consiglio Ecofin per dar vita al secondo stadio dell'Unione bancaria, quello successivo all'attribuzione della vigilanza unica alla Bce. L'aula ha approvato tutti gli articoli del testo, ma non l'insieme in cui si auspica la creazione d'un meccanismo di risoluzione autonomo dalle capitali e il lancio d'un fondo finanziato dalle banche per gestire eventuali crisi.

I Ventotto hanno invece impostato una formula intergovernativa con una cassa da riempire gradualmente in dieci anni. Schema che, secondo gli eurodeputati, non garantisce a sufficienza i cittadini. «Ci hanno proposto una Trabant quando abbiamo bisogno d'una Ferrari», è stata la metafora usata dal capogruppo dei liberaldemocratici, Guy Verhofstadt, per riflettere il pensiero diffuso nell'emiciclo.

Prima di Natale i ministri dell'Economia hanno cucito un compromesso piuttosto raccogliticcio, rispondendo a fatica all'urgenza di chiedere prima del vertice Ue svoltosi il 18 dicembre. Era una costruzione ricca di spifferi, sebbene avesse il merito di far avanzare un progetto cruciale per scongiurare il pericolo che una nuova tempesta finanziaria abbia gravi ripercussioni sulle banche. Gli eurodeputati, infiammati anche dall'imminenti lezioni di maggio, hanno deciso di mettersi di traverso, hanno scritto la sentenza e poi l'hanno sospesa.

Un rinvio della tabella di marcia per l'Unione bancaria che si cerca di avere in funzione entro la fine dell'anno potrebbe mettere in forse l'intero progetto che decollerà quest'autunno col check-up Bce alle banche. Dopo lo schiaffo del Parlamento, il suo presidente Schulz ha dimostrato di comprendere il rischio e ha chiesto una ministeriale Ecofin entro il 18 febbraio, data in cui gli eurodeputati torneranno in plenaria. «E' un segnale di apertura - concede una fonte Ue - il problema è quale istituzione sarà disposta a cedere per prima alle pressioni».

Governance e fondo sono i due pilastri principali del pacchetto "Risoluzione", ovvero gli strumenti per amministrare e finanziare una banca sistemica che dovesse finire sull'orlo del fallimento. Il Parlamento vuole una soluzione comunitaria, dunque l'affidamento di pieni poteri alle istituzioni. La proposta originale prevedeva un board indipendente e la titolarità delle decisioni affidata alla Commissione Ue.

Soprattutto per la contrarietà della Germania (molto contestata negli interventi di ieri), l'Ecofin è passato a un impianto di spirito intergovernativo, che va oltre quelle che - secondo gli eurodeputati - sono le prerogative dei Trattati. I tedeschi hanno cercato di evitare per quanto possibile il varo di un fondo unico (si parla di 50-60 miliardi), pagato dalle banche, per coprire le esigenze della fase di risoluzione. Temono che questo porti un paese a doversi sobbarcare le colpe di altri.

Strasburgo chiede «un fondo attivo sin dal primo giorno», stessa linea del commissario Ue per i mercati finanziari, Michel Barnier. E' per «tutelare le tasche dei contribuenti e correntisti». Il francese assicura che «la via del compromesso è chiara». Sostiene che la piena entrata in funzione del fondo di risoluzione dovrebbe essere accorciata (sette anni al massimo) e almeno il 40% dei soldi andrebbero versati nel primo anno.

In cambio, i deputati dovrebbero accettare la natura intergovernativa dell'organo esecutivo. Potrebbe essere una via d'uscita, ma tedeschi e nordici non sembrano convinti. Neanche i deputati. Ci vorranno altre riunioni. Probabilmente, altre notti.

 

 

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