1. IL REGALO DI DE MAGISTRIS AL BANANA È TALMENTE GRANDE CHE “REPUBBLICA” S’INCAZZA 2. “COSTA FATICA AMMETTERLO, MA IN QUESTA PARTITA DE MAGISTRIS STA CHIARAMENTE DALLA PARTE DI BERLUSCONI. PROPRIO LUI CHE PIÙ DI TANTI ALTRI COLLEGHI HA GRIDATO CONTRO IL MALAFFARE DELLA POLITICA, ADESSO UTILIZZA GLI STESSI STRUMENTI, LE STESSE ARGOMENTAZIONI, PERSEGUE GLI STESSI OBIETTIVI CHE UN ANNO FA SONO STATI ESATTAMENTE QUELLI DI BERLUSCONI. UNO SU TUTTI, CANCELLARE LA LEGGE SEVERINO. CON UN ARGOMENTO PRINCIPE. “QUELLA LEGGE NON SI APPLICA A ME PERCHÉ NON PUÒ ESSERE RETROATTIVA” 3. ‘’DICE ORA DE MAGISTRIS, E IL TAR GLI DÀ RAGIONE, DI ESSERE STATO ELETTO QUANDO LA LEGGE SEVERINO NON C’ERA, PECCATO, TROPPO TARDI, L’ELEZIONE È AVVENUTA PRIMA” 4. ‘’ALLA FINE, SAREBBE QUESTO IL RISULTATO PORTATO A CASA DAL BARRICADERO DE MAGISTRIS. LUI A FARE IL SINDACO. BERLUSCONI DI NUOVO SEDUTO A PALAZZO MADAMA”

1. E ADESSO SPERA ANCHE BERLUSCONI

Liana Milella per “la Repubblica

 

luigi de magistris raccoglie l'immondizia di notteluigi de magistris raccoglie l'immondizia di notte

Il regalo di Luigi De Magistris a Silvio Berlusconi è talmente grande e insperato che neppure l’ex premier, di primo acchito, se n’è reso conto.

 

Su un piatto d’argento, l’ex toga gli offre l’azzeramento della legge Severino, quella che in assoluto lo ha danneggiato di più togliendogli il parterre del Senato e la protezione dell’immunità dal carcere, dalle intercettazioni, dalle perquisizioni. Se Berlusconi è diventato un uomo come gli altri, pienamente soggetto ai codici, lo si deve a quella legge.

 

Senza di essa sarebbe ancora lì a sfruttare i benefici e le protezioni garantite alla casta.

luigi de magistris raccoglie l'immondizia di notte 4luigi de magistris raccoglie l'immondizia di notte 4

«Meglio stare tra la gente che a palazzo» esulta il sindaco di Napoli, senza accorgersi della contraddizione in cui si è cacciato, perché il tentativo, per ora riuscito, di picconare la legge Severino, trasforma De Magistris nell’idolo del palazzo e dei suoi inquilini, nel vessillifero di quanti, corrotti e corruttori, hanno avversato la legge sull’incandidabilità e l’hanno attaccata ovunque era possibile. Finora la Severino ha retto. Da ieri, una contraddittoria ordinanza del Tar di Napoli apre uno spiraglio, davvero minuscolo in verità, su una sua presunta incostituzionalità.

 

luigi de magistris raccoglie l'immondizia di notte 3luigi de magistris raccoglie l'immondizia di notte 3

Costa fatica ammetterlo, ma in questa partita De Magistris sta chiaramente dalla parte di Berlusconi. Proprio lui che più di tanti altri colleghi ha gridato contro il malaffare della politica, adesso utilizza gli stessi strumenti, le stesse argomentazioni, persegue gli stessi obiettivi che un anno fa sono stati esattamente quelli di Berlusconi. Uno su tutti, cancellare la legge Severino. Con un argomento principe. Che è stato di Berlusconi e dei suoi corifei per tre lunghi mesi, nella calda estate del 2013 dopo la condanna a 4 anni nel processo Mediaset, e che adesso viene utilizzato dal sindaco di Napoli.

 

MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE

Gridava l’ex premier sui giornali e nelle piazze: «Quella legge non si applica a me perché non può essere retroattiva». Dice ora De Magistris, e il Tar gli dà ragione, di essere stato eletto quando la legge Severino non c’era, quando l’abuso di ufficio non era ragione sufficiente per non entrare in lista. È diventato così nel dicembre del 2012, quando il decreto legislativo dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino è stato approvato all’unanimità. Peccato, troppo tardi, dice De Magistris, l’elezione è avvenuta prima.

 

MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE

L’orologio si ferma in quel momento, quando la condanna non c’era. È inevitabile ritrovarci le argomentazioni di Berlusconi e dei suoi giuristi, quelli dei famosi pareri pro-veritate, quando sostenevano che la frode fiscale contestata nel processo Mediaset era stata commessa (se davvero era stata commessa...) prima che la Severino fosse diventata legge.

 

È su questo che i magistrati amministrativi di Napoli tentano la scalata alla Corte costituzionale. Invero lo fanno con evidente imbarazzo. Basta leggere pagina 29 dell’ordinanza, laddove è scritto che «non è intendimento di questo giudice disallinearsi dagli approdi a cui è giunta la giurisprudenza di legittimità... «. Già, perché le pronunce della Consulta, del Consiglio di Stato, degli stessi Tar, della Cassazione, vanno tutte in un’unica direzione, riconoscere che la legge non stabilisce una sanzione penale, ma una clausola di eleggibilità, uno zoccolo duro non superabile, non deve stare nelle istituzioni chi ha guai giudiziari.

MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI SUL PALCO MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI SUL PALCO

 

Una condizione, uno stato permanente, dove non c’è un prima (la situazione “prima” di essere eletti) e un dopo (la permanenza nelle istituzioni), ma una continuità. Fatica, il Tar di Napoli, quando argomenta che «la sospensione di un amministratore da una carica per un fatto storicamente anteriore alla sua elezione, costituisce oggettivamente applicazione retroattiva della norma».

 

Certo che lo è, e deve esserlo, perché questo fu lo spirito che, nel 2012, portò al voto unanime sulla legge Severino due mesi prima delle elezioni politiche del febbraio 2013, bloccare le candidature sporche di chi, nei mesi e negli anni precedenti, aveva commesso gravi e gravissimi reati. Che senso avrebbe avuto votare una legge solo per il futuro? Perché la fretta allora? Sta in queste domande il baco di chi vuole buttare all’aria la legge sull’incandidabilità.

 

 

Paola SeverinoPaola Severino

L’unica norma contro la casta adesso rischia. E rischia per mano di un magistrato. Non di Berlusconi, che s’è visto finora respingere i numerosi tentativi per affossarla, ma di una toga. Lo scenario che si aprirebbe qualora la Consulta dovesse accogliere l’interpretazione del Tar partenopeo — ipotesi che nel palazzo raccoglie un indice di gradimento del tutto inconsistente — è dei peggiori. Si andrebbe incontro a un cortocircuito istituzionale dalle conseguenze imprevedibili.

 

Paola Severino Paola Severino

Il principio della retroattività è talmente “pesante” che, se fosse accolto per gli articoli 10 e 11 della legge Severino, trascinerebbe con sé tutto il testo della legge. Un imbuto la inghiottirebbe. Una «incostituzionalità consequenziale » porterebbe ad azzerarla. In Senato andrebbe riletto il caso Berlusconi. Chi ha preso il suo posto un anno fa dovrebbe decadere. E lui dovrebbe essere reintegrato. Alla fine, sarebbe questo il risultato portato a casa dal barricadero De Magistris. Lui in strada a fare il sindaco. Berlusconi di nuovo seduto nel suo scranno di palazzo Madama.

 

2. UNA LEGGE, DUE MISURE: DE MAGISTRIS TORNA SINDACO

Mario Giordano per “Libero Quotidiano

 

Due braccia rubate alla spazzatura. De Magistris torna sindaco di Napoli grazie a una sentenza del Tar: è già rientrato trionfalmente nel suo ufficio, lunedì assumerà in pompa magna anche la carica di sindaco della città metropolitana.

 

E questo è un peccato, soprattutto per il capoluogo partenopeo perché durante questo breve periodo di sospensione, Gigetto s’era dato un gran daffare, facendosi fotografare, fra le altre cose, anche come operatore ecologico, al lavoro notturno attorno ai cassonetti dell’immondizia.

ghedini longo ghedini longo

 

Un’attività finalmente commisurata al suo talento. Niente da fare: i giudici amministrativi sono fatti in questo modo. Quando vedono che una cosa poco poco funziona, zac, la interrompono subito. Così a Napoli la raccolta dei rifiuti continuerà a essere gestita male. E il municipio pure. Non che ci sorprenda, per la verità. Il Tar, detto anche «TarTar di manzo» o Ti Abbiamo Raggirato, è l’organo giudiziario preposto alle scemenze nazionali.

 

Qualcuno dice che alle spalle della corte, anziché la «legge è uguale per tutti», bisognerebbe scrivere: «Nuoce gravemente al buon senso». Il Tar, infatti, è quel tribunale che annulla le democratiche elezioni del Piemonte o stabilisce che obbligatoriamente ogni quartiere d’Italia deve avere una moschea, e poi giù giù interviene a modo suo in ogni aspetto particolare della vita delle persone, fino a stabilire che Felice Mastronzo non può cambiare cognome e lo studente bocciato per manifesta ignoranza deve essere promosso, anche se pensa che Tiepolo sia uno dei sette nani e crede che a Filadelfia sia stata firmata la convenzione della sottiletta Kraft.

LONGO E GHEDINI big LONGO E GHEDINI big

 

In questo ultimo caso, però, il tribunale cambia nome: da Ti Abbiamo Raggirato a Tribunale degli Asini Resistenti. Con un nome o con l’altro, comunque, dal Tar ci aspettiamo di tutto. Però, ecco: perché infierire in questo modo sul povero De Magistris? E soprattutto perché infierire su Napoli?

 

In questo periodo di sospensione, cioè da quando il sindaco era stato sollevato dall’incarico dopo la condanna a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio nell’inchiesta Why Not, stavano bene entrambi. La città sembrava rifiorita senza il protagonismo arancione dell’ex magistrato, che appena eletto aveva proclamato: «Scasseremo tutto» e poi si era dato da fare per mantenere la parola. E lui, povero figlio, libero dal fastidioso obbligo di governare, poteva dedicarsi all’attività preferita: la passerella. Ovviamente documentata, istante dopo istante, da apposite foto su profilo facebook.

Ghedini Longo e PecorellaGhedini Longo e Pecorella

 

E così ecco De Magistris a una mostra benefica, De Magistris col caffè sospeso da Gambrinus, De Magistris al flash mob con i parcheggiatori abusivi, e poi con il cornetto in mano, sulla nave di Greenpeace, in ospedale, al cantiere della metropolitana, a scuola, in parrocchia, al deposito autobus, con gli ausiliari del traffico, con i pizzaioli, con i ciclisti, con i vesuviani, al porto, al mercato, persino in una libreria. Tutti posti, a parte quest’ultimo, assai più adatti a lui che il municipio.

 

Perché dunque privare i napoletani del De Magistris pizzaiolo per ridar loro il De Magistris sindaco? Perché farlo andare al cantiere della metropolitana con i poteri di amministratore, anziché con la curiosità del pensionato? Misteri del Tar. Misteri d’Italia. La sentenza del tribunale amministrativo, fra l’altro, oltre che particolarmente punitiva per i campani, è anche piuttosto singolare per tutti gli italiani. Non sfuggirà infatti la motivazione per cui Gigetto torna a fare il sindaco: era stato sospeso dal prefetto in virtù della legge Severino, ma aveva fatto ricorso alla Corte costituzionale. I giudici amministrativi hanno deciso che la questione della legittimità non è manifestatamente infondata e che dunque lui deve rimanere sulla sua poltrona fino a quando non arriverà la sentenza definitiva della Consulta.

de magistrisde magistris

 

In ordine: legge Severino, sospensione, Consulta. Vi ricorda qualcosa? Ma sì, bravi, ci siete arrivati: è la stessa questione, identica, sollevata per la decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato. Anche allora si applicava la legge Severino, anche allora furono espressi dubbi di legittimità costituzionale. A sollevare la questione, però, non furono i giudici del Tar, ma mezzo parlamento, l’intero centrodestra, una schiera di giuristi super partes e autorevoli saggi di centrosinistra, fra cui il costituzionalista Valerio Onida e l’onorevole Luciano Violante.

 

luigi de magistris con giorgio napolitanoluigi de magistris con giorgio napolitano

Vi ricordate come finì? Questi ultimi furono impallinati, i giustizialisti insorsero, i manettari ringhiarono e il rinvio del caso alla Consulta venne liquidato come se fosse una specie di stupro alla nazione. Ora: come mai la legge Severino si può rinviare alla Suprema Corte per il sindaco De Magistris e non per il senatore Berlusconi? Perché in un caso solleva legittimi dubbi di costituzionalità e nell’altro invece è irreversibile?

 

E soprattutto mai in questo Paese mezzo Parlamento, l’intero centrodestra, una schiera di giuristi super partes e autorevoli saggi di sinistra non riescono a ottenere quel che ottiene il Tar della Campania, fra una sentenza sulla piscina interrata e la revoca di una patente di guida? Difficile rispondere. «Abbiamo faticato molto», pare abbia detto il presidente del tribunale all’uscita della seduta. Chissà se immagina quanto fatichiamo noi a capire questo Paese.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO…