RENZI CONTRO PADOAN E L’ARRIVO DELLA TROIKA: “SE VOGLIONO COMMISSARIARCI, ANDREMO ALLA GUERRA’’ – ‘’LE RIFORME LE DECIDIAMO NOI E NON DRAGHI E KATAINEN” - UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ? PIÙ O MENO

Alberto Gentili Per "ilmessaggero"

 

«Se vogliono farci la guerra, andremo alla guerra. Ma noi intanto ci andiamo a prendere la flessibilità senza chiedere l’autorizzazione preventiva a Bruxelles». Ora che si avvicina la stretta sulla legge di stabilità, adesso che si fa sempre più difficile rastrellare i tagli alla spesa per 20 miliardi, Matteo Renzi e (con più prudenza) Pier Carlo Padoan hanno definito la strategia per evitare che «l’Italia muoia di rigore».

draghi merkel renzi hollandedraghi merkel renzi hollande


Ed è una strategia che suona più o meno così: il governo a metà ottobre presenterà una legge di stabilità che non centrerà gli obiettivi di bilancio (1,8% deficit-Pil nel 2015), pur restando sotto il 3%. Evitando, in questo modo, di dover procedere ad altre manovre correttive dei conti per ulteriori 20-22 miliardi.

 

In cambio, però, Renzi e Padoan offriranno alla nuova Commissione di Jean-Claude Juncker un pacchetto di riforme strutturali, dalla Pubblica amministrazione, alle riforme della giustizia civile e della scuola, al nuovo mercato del lavoro con «l’ammodernamento» dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

draghi padoandraghi padoan


IL NODO DELLA SOVRANITÀ

In più, secondo il ministro Padoan, il nostro governo dovrebbe accettare la supervisione della Commissione sull’attuazione delle riforme. Quella supervisione caldeggiata dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e dal nuovo super vicepresidente della Ue Yjrki Katainen. Una sorta di commissariamento? Una cessione di sovranità? Più o meno. Ma entrambi ben pagati, visto che potrebbero evitare al governo altre manovre lacrime e sangue. Non a caso Padoan ha chiuso l’Ecofin di sabato definendo «utile il controllo dell’Europa sull’attuazione delle riforme».


Renzi però non è d’accordo e domani in Parlamento, presentando il programma dei “Mille giorni”, dovrebbe scagliarsi contro questa ipotesi. «Le riforme le decidiamo noi e non Bruxelles», ha detto ieri ai suoi collaboratori, «nessuno pensi di commissariarci. Nessun trattato consente all’Europa di fare le riforme al posto nostro».

IL PRIMO MINISTRO FINLANDESE JYRKI KATAINEN IL PRIMO MINISTRO FINLANDESE JYRKI KATAINEN

 

Una sortita che potrebbe essere anche una tecnica contrattuale: alzare la voce ora, per cedere poi in cambio della flessibilità. Insomma, nulla è stabilito e codificato. E se Renzi non esclude di andare alla guerra, è proprio perché bisognerà capire e vedere come Juncker e il fronte del rigore guidato da Angela Merkel, accoglieranno lo strappo italiano.


Il premier sfrutta intanto il vuoto di potere (e di controllo) prodotto dal passaggio dalla vecchia commissione guidata da José Manuel Barroso al nuovo governo europeo che si insedierà a novembre. E in ottobre presenterà una legge di stabilità dove si violano i target previsti dai trattati: non solo l’obiettivo di raggiungere l’1,8% del rapporto deficit-Pil del 2015, ma anche la riduzione dello 0,5% del deficit strutturale al netto del ciclo economico. Restando, in ogni caso, in una posizione migliore di quella di Parigi: la Francia viaggia a un deficit-Pil del 4,4%.

DRAGHI MERKELDRAGHI MERKEL


LE SCOMMESSE

Renzi in questo azzardo scommette sulla sua «forza politica»: «Siamo l’unico partito di governo ad aver vinto a maggio le elezioni e siamo gli unici al 40,8% di consensi». Sulla recessione e deflazione che non mordono solo l’Italia, «ma l’intera Eurozona». Sulla speranza «che almeno il prossimo anno l’economia riparta». Ed è pronto a gettare sul tavolo perfino la carta dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: un vero e proprio totem inviolabile per il Pd e la sinistra.

RENZI E BARROSORENZI E BARROSO


Il premier in queste ore sta anche definendo la squadra di consiglieri economici. Tra i più ascoltati sulla politica industriale c’è Marco Fortis, mentre un ruolo di forte incisività se l’è ritagliato il bocconiano Tommaso Nannicini, che sta lavorando alla riforma del lavoro. Tra le donne già operative Carlotta de Franceschi, presidente di Action institute, esperta soprattutto di misure finanziarie.

 

VERONICA DE ROMANISVERONICA DE ROMANIS

In arrivo Veronica de Romanis (sposa di Bini Smaghi, ndDago), esperta di Germania. A stretto contatto con Yoram Gutgeld lavora Alessandro Santoro che sta seguendo la riforma del fisco, mentre presto dovrebbe sciogliere la riserva Roberto Perotti, esperto di spending review. Sull’innovazione lavorerà Paolo Barberis, già fondatore di Dada, mentre il giornalista Riccardo Luna si occuperà di innovazione digitale dopo aver presentato la settimana scorsa l’open data di Expo 2015.
 

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