draghi mattarella renzi boschi

RENZI AI SUOI: “MI DICONO CHE MATTARELLA IN QUESTI GIORNI HA ASCOLTATO MOLTO DRAGHI E VISCO, CHE VEDONO SAVONA COME FUMO NEGLI OCCHI. TRA L'ALTRO QUELLO CHE DICE SAVONA SUGLI ERRORI FATTI DA BANKITALIA NEL TRATTARE I PROBLEMI DELLE PICCOLE BANCHE O IL BAIL-IN, IO LO FIRMEREI” - E MATTARELLA CHIESE A CONTE: "ESISTE UN PIANO "B" PER USCIRE DALL'EURO?''

Augusto Minzolini per “il Giornale”

 

MATTARELLA SALVINI

Al mattino a un amico che partecipava a uno dei tanti convegni del week-end milanese, Giancarlo Giorgetti, il consigliere principe di Matteo Salvini, ha confidato al telefono tutta la nevrosi accumulata per una estenuante trattativa finita male. «Anche Matteo ha spiegato è altalenante: una volta dice che vuole usare la candidatura del prof. Savona come un piede di porco per far saltare tutto; un altro momento ci ripensa. Sono stressato, spero che al più presto si arrivi a una decisione. Qualunque essa sia».

 

Passa qualche ora e si capisce che sul nome del professor Savona, il vecchio samurai diventato il pomo della discordia, sarebbe fallito il tentativo di Giuseppe Conte. «Anche l'incontro di questa sera tra Mattarella e Conte non servirà a niente-, predice Giorgetti a un amico alle 17 -. Tutti sono rimasti sulle loro posizioni».

VISCO E DRAGHI 05

In realtà a quell'ora si era già capito che le missioni del pomeriggio al Quirinale del leader della Lega, Salvini, prima, e, poi, del capo dei 5stelle, Luigi Di Maio, terrorizzato dal rischio di andare nuovamente alle urne, si erano risolte in un fallimento. «Se su Savona ha tagliato corto Salvini c'è il no di Berlino e dei poteri forti, significa che è il ministro giusto. Se non lo vogliono si torna a votare». «Qui ha confidato Di Maio, di ritorno dal Colle, ai suoi finisce male.

 

BERLUSCONI SALVINI MELONI CON MATTARELLA

La posizione di Mattarella è incomprensibile».

 

Mentre al Quirinale un Capo dello Stato, fuori di sé, non risparmiava nulla ai suoi interlocutori: «Dovranno spiegare agli italiani, quello che succederà da domani in poi sui mercati».

 

La verità è che il «caso Savona» è diventato alla fine l'elemento catalizzatore del «non detto» di queste settimane: c'è stato un problema istituzionale che ha tirato in ballo le prerogative del Capo dello Stato; c'è stato un problema economico che ha riguardato i rapporti con l'Unione Europea; c'è stato un problema finanziario che ha investito anche le relazioni con Bankitalia e con la Bce; ed ancora, ci sono state tutte le contraddizioni, che, piano piano, sono venute in luce nel contratto di governo.

 

VISCO DRAGHI

E la montagna di parole con cui i mediatori hanno tentato di coprire tutto questo negli ultimi giorni, quello spesso manto di ipocrisia, non è bastata per raggiungere un compromesso. Sicuramente non è bastata la dichiarazione di Savona. Anzi, la sortita del professore ha spostato l'attenzione sul «contratto» di governo, su quelle domande che ieri Mattarella stesso ha rivolto nell' incontro al Quirinale al premier incaricato: esiste un piano «B» per uscire dall'euro o è solo una fantasia? Che tipo di rapporto questo governo vuole instaurare con la Germania?

 

PAOLO SAVONA

Insomma, con le parole si è tentato di individuare una mediazione impossibile: il lessico di mille dichiarazioni e un intero vocabolario di aggettivi rassicuranti, non avrebbero potuto, infatti, sminuire il significato e i modi della possibile nomina di un personaggio come Savona con il suo profilo, la sua personalità, la sua storia al ministero dell'Economia.

 

Delle due l'una: la nomina di Savona al ministero di via Venti Settembre avrebbe avuto il significato di un cedimento di Mattarella, per cui l'influenza che il Quirinale via via è venuto ad assumere nei settennati di Scalfaro, Ciampi e, soprattutto, Napolitano, sarebbe diventata un pallido ricordo; se, invece, Salvini avesse accettato l'esclusione del Professore, avremmo avuto il paradosso che il primo governo «sovranista» di questo Paese, sarebbe stato il primo a essere condizionato platealmente dalla Ue e dalla Germania, nella scelta del ministro dell' Economia.

 

matteo salvini claudio borghi

Da qui non si scappa. Ci sarebbe stato un vincitore e un perdente. E nessuno era nelle condizioni di poter accettare una sconfitta. Nessuno dei due veri duellanti, Mattarella e Salvini, ha voluto fare un passo indietro, consapevoli della posta in gioco.

 

«Non mi arrendo», ha ripetuto per tutto il giorno Salvini. Un'espressione che il fido Claudio Borghi ha tradotto in questo modo lanciando segnali di nuovo a Berlusconi, dopo il «freddo» di queste settimane, per la prossima campagna elettorale: «Mattarella e compagni non sono lucidi. Stanno facendo a Salvini il favore che l'establishment americano ha fatto a Trump. Le hanno provate tutte. Anche di dividere il ministero dell'Economia in due, per impedire a Savona di partecipare ai vertici europei.

PAOLO SAVONA

 

La verità è che questa crisi pone non solo il problema del nostro rapporto con l'Europa, ma anche di quanto è avvenuto nel 2011: la domanda da porsi è se l'Italia è un Paese a sovranità limitata o no? È una questione che non nasce ora. Lo sa benissimo Berlusconi che ha l'occasione di vendicarsi per tutto quello che gli hanno fatto. Ieri c' è stato un Capo dello Stato che su ordine della Ue ha fatto fuori un premier. Oggi c'è un Capo dello Stato che ha posto un veto sulla nomina di un ministro, sempre su ordine di Bruxelles. Tutti i nodi sono venuti al pettine».

 

E già, sul nome di Savona è andato in scena lo scontro tra due mondi. Uno scontro che non riguarda solo il tema europeo, ma anche questioni spinose come la politica del credito, delle banche che riaprono vecchie ferite e suscitano nuovi rancori nel nostro establishment.

 

renzi mattarella

«Mi dicono ha confidato Matteo Renzi ai suoi, per spiegare l'avvitarsi della situazione che Mattarella in questi giorni ha ascoltato molto Draghi e Visco, che vedono Savona come fumo negli occhi. Tra l'altro quello che dice Savona sugli errori fatti da Bankitalia nel trattare i problemi delle piccole banche o il bail-in, io lo firmerei».

 

Quindi, con Bruxelles, Berlino, Draghi, Visco che premevano, Mattarella non ha potuto non mettere quel «veto» su Savona. E ha dovuto accettare un grande rischio, quello su cui D' Alema giorni fa lo ha messo in guardia: «Se il Presidente dice no a Savona, rischia di ritrovarsi di nuovo di fronte lo stesso problema dopo le elezioni. Con Salvini che, però, gli metterà sul tavolo una maggioranza dell' 80%».

angela merkel silvio berlusconi

 

Già, con quel «no» ora Mattarella rischia di diventare l'obiettivo di una campagna elettorale, di essere sfiduciato dal Paese. Ecco perché forse farebbe bene a non tirarsi addosso nuove critiche e polemiche, varando un governo di «tecnici» per portare il Paese al voto (per questa mattina ha convocato al Quirinale il professor Cottarelli, l'uomo che mise in piedi un piano per la spending review).

 

Sarebbe stato più prudente per lui rifugiarsi dietro a qualche precedente, mettere in piedi un governo istituzionale, guidato da uno dei due presidenti delle Camere, come fece Francesco Cossiga nell'87. Come dice il proverbio: «chi lascia la via vecchia per la nuova sa quello che lascia, ma non sa quello che trova».

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO

sigfrido ranucci

DAGOREPORT - MILENA GABANELLI, L'UNICA AD AVER CAPITO TUTTO DI SIGFRIDO RANUCCI: "È UN GRAN RUBACUORI... LE RACCOGLIE A MAN BASSA, VEDEVO QUESTO IO…", DISSE "MI-JENA" IL 30 OTTOBRE 2025, A DUE SETTIMANE DALL'ATTENTATO DI POMEZIA, OSPITE DI GEPPI CUCCIARI A "SPLENDIDA CORNICE", RAI3, RIVOLTA AL CONDUTTORE DI "REPORT", INCORNICIATO “MARTIRE DELLA LIBERTÀ”, CHE REPLICÒ RIDENDO: “NO, NON È VERO…NON ABBASTANZA PER DIVENTARE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO” - ERANO BATTUTE, CERTO, MA OGGI PRENDONO UN’ALTRA PIEGA, UN SIGNIFICATO DIFFERENTE ALLA LUCE DELL'“ATTENTATO D'AMORE” DI LAVITOLA PER LANCIARE RANUCCI IN POLITICA E SULLE PRODEZZE EROTICHE DEL “ROCCO SIGFRIDO” CON STAGISTE E FONTI IN GONNELLA – ANCHE LA LETTERA ANONIMA DEL 2021 INVIATA ALLA RAI CHE ACCUSAVA RANUCCI DI MOLESTIE E RICATTI SESSUALI NEI CONFRONTI DI TRE COLLEGHE DI "REPORT", E CHE SI CONCLUSE CON L'ASSOLUZIONE DEL CALDO SIGFRIDO, ASSUME OGGI UN'ALTRA LUCE... - VIDEO