RENZIE NO LIMITS – IL CAPO DEL PD CORONA IL SOGNO DI VELTRONI E LANCIA IL PARTITO ALL’AMERICANA – BASTA LITI DI COALIZIONE, MEGLIO UNA BELLA AMMUCCHIATA CHE CONTENGA TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO

1.”IL PREMIER CORONA IL SOGNO DI VELTRONI E SI INTESTA IL MODELLO AMERICANO”

Mattia Feltri per "La Stampa"

 

matteo renzi andrea orlandomatteo renzi andrea orlando

Da una decina d’anni qualche osservatore sottolinea il paradosso che gira attorno al Pd e alle coalizioni di sinistra, che si chiamassero Gad, Unione o roba simile: che senso ha mantenere la struttura del partito se la legittimazione al leader discende dal voto popolare attraverso le primarie? Cioè, che senso ha l’intermediazione del partito se il rapporto con l’elettore è diventato diretto, ed è l’elettore a scegliere il candidato sindaco, il candidato governatore, il candidato premier?

 

Se ne discusse un poco fra il 2007 e il 2008, quando il Pd nacque con l’investitura (mediante primarie) di Walter Veltroni, che al partito voleva consegnare una vocazione maggioritaria. Si parlava di partito liquido - con le conseguenti ironie di chi soprattutto non pareva attrezzato a cogliere l’aria mutata - cioè di un partito che abbandonasse l’armamentario di tessere, quadri, sedi, e si muovesse agilmente in un mondo dall’andamento frenetico.

 

Walter Veltroni Walter Veltroni

Si impegnavano paragoni con i partiti americani, quello repubblicano e quello democratico, che tessere e quadri e sedi non sanno che siano, e hanno giusto un’organizzazione da comitato elettorale permanente. Poi Veltroni non ce la fece, troppe opposizioni interne, non poche titubanze, e mediazioni disastrose come quella che lo condusse a metà del guado fra la sua idea di bipartitismo e quella prodiana di grande ammucchiata: si alleò con Antonio Di Pietro, che subito dopo le elezioni istituì in Parlamento il gruppo dell’Idv, e si portò con sé i radicali, con cui il filarino non andò benissimo.

 

Però la direzione era giusta e se n’è avuta conferma alla direzione del Pd, quando Matteo Renzi ha appoggiato l’ipotesi di attribuire alla lista e non alla coalizione il premio di maggioranza, e non per caso lo ha notato e sottolineato Europa. Se il premio di maggioranza va alla lista, e dunque al partito, la coalizione non ha più ragioni sociali: inutile mettere insieme quella carovana fracassona con comunisti, verdi, cattolici, giustizialisti, garantisti, società civile, professionisti della sezione, tutti concentrati sull’impresa di dare un senso al loro simboletto, se necessario con la guerriglia.

gennaro miglioregennaro migliore

 

Invece di aprire la coalizione, l’idea di Renzi è di aprire il partito: dentro chi vuole, lo spazio c’è, dentro gli ex vendoliani di Sinistra e libertà, dentro i cattolici di Per l’Italia, dentro Scelta civica, e se vuole benvenuto a Marco Pannella, a ex grillini e, per gli amanti del prontuario medico della politica, benvenuti a ex Api, Centro democratico, socialisti, popolari di centrosinistra... Tanto ora si può fare perché la vera novità del dominio renziano è che dal partito si è esteso al governo e si è preso tutto.

 

Pareva l’errore madornale, mai nessuno aveva conservato da Palazzo Chigi la leadership del partito. Una cosa era il segretario e un’altra il premier. E invece Renzi si è preso il modello americano per cui il candidato alla presidenza (sempre via primarie) è automaticamente il leader del partito, lo sarà anche dalla Casa Bianca e, finché dura, spadroneggia. E Renzi spadroneggia di già, e lo teorizza, perché ha vinto le primarie e ha preso il 41 per cento alle Europee.

 

Andrea Romano Andrea Romano

E’ sempre complicato paragonare la nostra politica con qualsiasi altra, ma il Pd che frulla nella testa di Renzi ha sempre più l’aria del partito americano: un capo indiscusso, che decide priorità e dottrina, e una lista sostenuta e finanziata da gruppi di varia ispirazione, religiosa o economica o sociale o generazionale, e infatti nei democratici di Barack Obama convivono liberisti, pro-gay, antiabortisti, apostoli irriducibili del possesso privato di armi, interpreti di interessi territoriali.

 

Un’organizzazione del genere qui è ancora improponibile, perché c’è una solida tradizione partitica e di fazione, e perché prevede una totale assenza di mandato parlamentare: senatori e deputati americani rispondono soltanto all’elettore, non certo al Matteo Renzi di passaggio e alle sue esigenze. E però si guarda da quella parte. Nei prossimi giorni, Renzi sarà a due cene in cui il posto a tavola costa mille euro, e il cui obiettivo dichiarato è raccoglierne un milione per il Pd, un sacrilegio berlusconiano per la sinistra, una strategia anticamente americana per il premier: si comanda se ti danno il voto, e se ti danno di che campare si comanda anche meglio.

 

 

2. “ROMANO E MIGLIORE NEL PD. MA CHI DEI DUE È L’INTRUSO?”

Enrico Paoli per "Libero Quotidiano"

 

I raffinati, anzi i sofisti trattandosi dei renziani, parlano di «contenitore». Del contenuto, si sa, poco importa. Un modo per riempire gli spazi vuoti si trova sempre. Un po’ come è avvenuto con la legge di Stabilità. Però trattandosi del Partito della nazione che verrà, stando a quello che ha delineato nell’aria con un tratto della mano il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, diventa difficile capire come opposti che non si attraggono, mai, possano convivere insieme.

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In fondo cos’hanno in comune Andrea Romano, prima montezemoliano, poi montiano e diventato renziano nel momento in cui Matteo è il sole e gli altri la luna, e Gennaro Migliore, nato rifondarolo, cresciuto vendoliano e scopertosi anche lui renziano? Nulla. Eppure da ieri, tutti e due, sono esponenti del Pd.

 

A vederla così, più che alla nascita di Partito della nazione, sembra di assistere alla crescita di un partito della melassa, ad una formazione geneticamente priva di radici culturali condivise, ma strutturalmente proiettata verso le elezioni anticipate. Più che un cartello elettorale un melting pot aziendale. Dove Renzi può pescare ciò che gli serve a seconda delle circostanze. Nelle idee di Renzi, infatti, il progetto prevede la creazione di un Partito che dia «piena cittadinanza» ai transfughi di Sel, ma anche a ciò che è rimasto di Scelta Civica. Un «contenitore», per dirla con il premier-segretario, che un giorno potrebbe addirittura cambiare volto e nome, e arrivare a chiamarsi «Partito della Nazione».

CONVENZIONE PD CUPERLO CIVATI RENZI CONVENZIONE PD CUPERLO CIVATI RENZI

 

In poche parole la sintesi della completa mutazione genetica del Pd, nell’era del renzismo dilagante. Il capo del governo, durante l’intervento alla direzione dei democrat, l’ha scandito senza mezzi termini: «Se il Pd pensa di essere il partito della nazione deve avere strumenti elettorali in grado di contenere anche realtà diverse. Spero che per Gennaro Migliore, con l’esperienza di Led, fino ad Andrea Romano e a quella parte di Scelta Civica o Italia Popolare che vuole stare a sinistra, ci sia spazio di piena cittadinanza». E i due l’hanno trovata.

 

Il problema è di coabitazione, più che di condivisione. Chi si ricorda del famoso manifesto di Rifondazione comunista «Anche i ricchi piangano» o dello slogan che chiedeva «lavoro per tutti, chi ha più paghi, disobbedire all’Europa»? Altri tempi, certo. Ma in quei tempi Gennaro Migliore professava quelle idee. E quando è passato con Nichi Vendola, sotto le insegne di Sinitra e Libertà, non ha traslocato molto lontano da quelle posizioni.

 

valtroni partito democraticovaltroni partito democratico

Oggi tutto è cambiato. «Lavoro per fare un ponte, perché sia riconosciuta la soggettività sociale e perché non si annullino i corpi intermedi», ha scritto su Twitter. «Oggi (ieri, ndr) mi iscrivo al Partito democratico», ha spiegato sul social network l’ex delfino di Fausto Bertinotti, «andrò al circolo territoriale di Trastevere, a Roma, dove c’è la festa del tesseramento.

 

Come ha detto il segretario Renzi, il Pd si vuole allargare». Il suo nome era stato esplicitamente fatto da Renzi nel suo discorso sul Partito della nazione fra i possibili parlamentari da includere. «Con me», dice Migliore, «lo farà il mio gruppo, Led, impegnato in questa iniziativa e in un ragionamento che portiamo avanti nei mesi alle nostre spalle». Compagni avanti tutta, insomma.

Lodo pd Lodo pd

 

Ecco, qual è il punto di convergenza con Andrea Romano? Storico, giovane dalemiano negli anni Novanta, dopo un giro immenso che l’ha portato ad essere filorutelliano nei primi Duemila, poi braccio destro di Italia futura di Montezemolo e dal 2013 deputato (anche capogruppo, per una fase) della montiana Scelta Civica, ora iscritto al gruppo Misto in attesa di entrare nel Pd. Segno dei tempi, si dice. O, forse, frutto vero del Partito dell’occasione...

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