RESISTENZA SCOLASTICA - LA CAZZUTISSIMA PRESIDE DEL LICEO LEONARDO DA VINCI DI MILANO HA RESPINTO GLI STUDENTI DEI COLLETTIVI CHE VOLEVANO OCCUPARE LA SCUOLA CON PIGLIO DA PARTIGIANA - “LI HO CHIAMATI FASCISTI, SQUADRISTI, FIGLI DI PAPÀ. CANTAVO 'BELLA CIAO'. SONO STATA MALMENATA, IO CHE SONO UNA DONNA E PURE VECCHIA. MA DI QUI NON MI MUOVO” - GLI STUDENTI LE HANNO CHIESTO SCUSA...

Federica Cavadini per "Milano.corriere.it"

«Li ho chiamati fascisti, sì. E violenti. E squadristi. E figli di papà. Cantavo "Bella ciao", "ho trovato l'invasor"... mentre cercavano di sfondare per occupare la scuola. Da loro sono stata anche malmenata, io che sono una donna e pure vecchia. Ma di qui non mi muovo. Difendo la mia scuola, anche a costo della vita. Sono al servizio dello Stato».

Lei è la preside Maria Concetta Guerrera, la scuola è il Leonardo da Vinci di Milano, quotato liceo scientifico del centro, davanti al Palazzo di Giustizia. L'invasore sono gli studenti dei collettivi decisi ad occupare, come in molte altre scuole, da Roma in avanti. Qui si sono presentati lunedì pomeriggio, respinti da dirigente e bidelli e alla fine costretti al dietrofront dalla Digos. E ci hanno riprovato ieri, prima e dopo assemblee e sit in.

Nelle stesse ore, altri studenti di altri collettivi, dal liceo scientifico Allende all'artistico Brera, hanno preso aule e spazi «contro i tagli», «per la scuola pubblica». Lì però copione classico delle proteste studentesche d'autunno, con supervisione della polizia e presidi in campana ma tolleranti. Qui il programma Guerrera è diverso. Lei, i capelli grigi, i pantaloni comodi di lana, le scarpe basse e l'andatura lenta, lei si barrica a scuola. E se vede facce nuove, come lunedì, chiama la Digos. («Eravamo assediati. Ho subito avvisato anche i genitori»).

È pronta a passarci le notti nel suo liceo la preside Guerrera. «Nessuno entrerà qui a fare danni, a devastare laboratori che sono preziosi e che poche scuole pubbliche hanno. I ragazzi non hanno motivo di occupare. Hanno chiesto l'assemblea, l'ho autorizzata. Hanno chiesto spazi autogestiti, li ho autorizzati. Nessuna delle loro iniziative è stata negata o compressa. I professori sono tutti disponibili, sono persone dall'alto sentire. E la mia porta è sempre aperta, sono per il dialogo e il confronto. Loro invece...».

Lo ribadisce. «Sono fascisti e violenti». Cita gli Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini, la dirigente del Leonardo, che è professoressa di storia e filosofia: «Descriva la scena di lunedì: da una parte i bidelli e gli agenti a difendere la scuola, dall'altra i ragazzi pronti a sfondare ed entrare con la forza. Chi erano i proletari? Chi si è fatto male alla fine?». Un bidello del Leonardo si è fatto male, nel tentato blitz di lunedì. Ma non denuncia. Né lui, né la preside «malmenata».

Ieri intanto sono arrivate le scuse degli studenti. Alla porta «sempre aperta» si sono affacciati in quattro, le facce pulite, le felpe ordinate, per dire che «abbiamo sbagliato, nei modi. E anche nel messaggio, non siamo contro ma con i professori». Scuse accettate. Però la preside del Leonardo non arretra di un passo. Spiega le sue ragioni, con tono pacato, disponibile (ma allontana il fotografo, secca). «Le richieste degli studenti? Pretestuose. Per loro è soltanto un gioco. Novembre è il mese delle occupazioni, succede ogni anno, le ragioni se non ci sono poi le trovano. Mai visto un'occupazione al ponte dell'Immacolata però, preferiscono andare a sciare...».

«Figli di papà», anche questo è stato ribadito. «E sono eteroguidati». C'erano esterni nel gruppo deciso a occupare, ex studenti e ragazzi dei centri sociali, dice la preside. «Vanno fermati. Io finché resisto non mi muovo. Ma sono sola. In alto loco tutto tace...». Non una parola dal provveditorato, attacca Guerrera. «Nessun intervento. Sarebbe stato opportuno almeno un coordinamento. Onori e oneri... Io qui l'ho fatto. Lunedì pomeriggio i miei bidelli guarda caso erano tutti presenti».
Ieri sera in uno spazio vicino al liceo l'assemblea del Leonardo con studenti, professori e genitori. Mentre a scuola c'è un gruppo che riprova a occupare. E con loro c'è la preside. Fino alle nove di sera. Poi escono tutti insieme.

 

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