joe formaggio

RESTIAMO UMANI - IL SINDACO-SCERIFFO DI ALBETTONE, JOE FORMAGGIO, DOPO LA CROCIATA ANTI-ROM, VUOLE COSTRUIRE UN MURO PER BLOCCARE L’ARRIVO DEI PROFUGHI

JOE FORMAGGIOJOE FORMAGGIO

Paolo Berizzi per “la Repubblica”

 

C’è un sindaco che vuole tirare su un muro anti-profughi. Non siamo in Ungheria — dove i lavori di costruzione della barricata voluta dal premier Viktor Orban (4 mt di altezza, 175 km di lunghezza) sono già iniziati. Siamo ad Albettone, 2.500 abitanti in provincia di Vicenza e qui intorno i Colli Berici e i Colli Euganei non segnano il confine con la Serbia. Ma «con l’ondata di arrivi che sta montando in Veneto è meglio portarsi avanti», dice Joe Formaggio. Ancora lui. Il primo cittadino già indagato per razzismo, quello della tolleranza «meno dieci» e dei cartelli di divieto di sosta ai nomadi. «Ogni estate si piantavano con le roulotte nella zona industriale». Problema risolto.

 

Adesso a turbare il sonno del sindaco di Albettone è il flusso di migranti distribuiti (anche) nelle province venete dai prefetti. «Io non li voglio. Se i Comuni confinanti decidono di ospitarli sono pronto a fare erigere un muro a protezione del paese». Tutto qui? Macché.

JOE FORMAGGIO JOE FORMAGGIO

 

«Qualora il prefetto mi obbligasse ad accogliere questa gente negli spazi comunali sfitti, murerò le finestre per rendere automaticamente inagibili gli edifici». Quella di Formaggio non è annuncite xenofoba. Tra il dire e il fare c’è di mezzo una delibera. Già bell’è pronta, verrà votata questa sera dal consiglio comunale. Tecnicamente si chiama “atto di indirizzo politico”.

 

La formuletta dietro la quale è celata quella che il sindaco presenterà come la “delibera del muro” — «perché questo è il primo mattone» — è stata silenziosamente inserita ad integrazione dell’ordine del giorno. È sul sito del Comune. “Atto di indirizzo in ordine alla richiesta di disponibilità all’accoglienza di cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale, formulata dalla prefettura di Vicenza”.

JOE FORMAGGIO   JOE FORMAGGIO

 

Che cosa sottende? In pratica il consiglio (all’unanimità: non c’è opposizione) impegnerà il capo della giunta, in quanto autorità di pubblica sicurezza e autorità sanitaria locale, ad «avviare tutti gli accertamenti idonei per ciò che concerne l’”accettabilità” dei profughi ». Questo al fine di «tutelare la comunità » di Albettone dai «rischi legati alla sicurezza e all’eventuale diffusione di patologie e/o epidemie». Non occorre grande sforzo di immaginazione per intuire quale sarà l’orientamento che guiderà gli accertamenti.

 

Lui, Formaggio, parla come uno che si prepara a affrontare una nuova crociata (dopo quella contro i rom). «Prima il casino di Quinto di Treviso, poi i 250 profughi ospitati in un residence a Eraclea (Venezia). E ieri a Vicenza ne sono arrivati altri 54. Cosa facciamo? Io di certo non aspetto». Va molto fiero del fatto che a Albettone «non c’è un extracomunitario».

SALVINI E JOE FORMAGGIOSALVINI E JOE FORMAGGIO

 

E allora perché tutto questo allarme? «Vogliamo mantenere il paese integro. Vede, qui intorno ci sono Comuni che si regolano in modo diverso». Fa l’esempio di Sossano, che ha il doppio degli abitanti e, ignominia, «300 immigrati che bivaccano davanti a una cooperativa che li spedisce a lavorare nei campi di mais. Alcuni sono regolari, altri clandestini».

 

Il muro di Albettone per ora sta nella mente del sindaco («una barriera per evitare arrivi non graditi alla popolazione »). Ma se davvero verrà tirato su potrebbe delimitare un pezzo di perimetro del paese dove le strade lo collegano a Sossano o a Barbarano o a Vo’. O venire “spacchettato” per chiudere col cemento — come promesso da Formaggio — le finestre dei due spazi pubblici di Albettone dove la prefettura di Vicenza avrebbe facoltà di destinare dei profughi: l’ex municipio e di un altro edificio comunale. Entrambi inutilizzati.

JOE FORMAGGIO  JOE FORMAGGIO

 

«Ma credo se ne guarderanno bene », mette le mani avanti il sindaco. Uno che il concetto di accoglienza ce l’ha innato («piuttosto di affittare casa mia ai rom do fuoco alla casa», dichiarò). In Veneto quando si parla di muri anti-immgrati la memoria collettiva si posa sul “muro di Padova”. In realtà una recinzione fatta di lamiere, lunga 80 metri e alta 3, eretta tra le polemiche nel 2006 per isolare i palazzi-alveari di via Anelli in mano a bande di spacciatori e boss della prostituzione. L’Ungheria era ancora lontana. E ad Albettone nessuno aveva ancora vietato la sosta ai nomadi.

 

 

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