di battista

DA RIVOLUZIONARIO A INFLUENCER, L’EVOLUZIONE DI ALESSANDRO DI BATTISTA: LA CHIARA FERRAGNI DEL M5S - DAL MESSICO ALLA VAL DI FASSA, L'EVOLUZIONE DELL'EX DEPUTATO GRILLINO: SI ATTEGGIAVA A RIVOLUZIONARIO, È DIVENTATO UN BRAND - I SUOI VIAGGI, LA COMPAGNA, IL FIGLIO: LA SUA VITA E IL SUO PERSONAGGIO HANNO PRESO IL POSTO DELLE SUE AZIONI POLITICHE

Susanna Turco per http://espresso.repubblica.it

 

Che Guevara addio. Ora Alessandro Di Battista è la Chiara Ferragni dei Cinque stelle

FABIO FAZIO E ALESSANDRO DI BATTISTA

L'evoluzione ha qualcosa di sorprendente, eppure in fondo era nelle cose. Alessandro Di Battista, 40 anni, trascinatore di piazze, ex animatore di villaggi vacanze (a San Vito lo Capo i detrattori lo chiamavano «cuore di panna»), ex deputato (a Montecitorio i detrattori lo chiamavano l’«anguilla») il frontman e incarnazione del movimentismo grillino si è impercettibilmente, ma visibilmente, mutato di asse.

 

Da Che Guevara di Vigna Stelluti, ribellista chic in stile Roma Nord, è diventato, nel volgere di pochi mesi, una specie di Chiara Ferragni della politica a Cinque stelle. Non più eletto, ma influencer. Non più pagato dagli italiani: piuttosto, sponsorizzato. La politica invece che la moda. Marketing a spron battuto, comunque. Anche M5S, in fondo, è un brand: e lui è il suo profeta.

 

ALESSANDRO DI BATTISTA OSPITE DI FABIO FAZIO

O, al limite, rischia di diventarlo il Dibba stesso, un marchio. Dal viaggio per l’Italia in motorino per il No al referendum 2016 al «Viaggia con Alessandro Di Battista» che è lo spot sul Loft, la web tv del Fatto che gli ha pagato (non s'è saputo quanto) i reportage dal Sudamerica. Il passo in fondo è breve, come s’è visto col repentino passaggio dall’uno all’altro.

 

Lui e i suoi viaggi. Lui e la sua compagna. Lui e il piccolo Dibba. Lui e la potenza di non essersi ricandidato. Lui e Luigi. Il suo amico, il suo fraterno amico, il suo-sempre-più-amico. Un pacchetto unico, una tribù, una comunità come ce ne sono varie nella terra d’origine dei Casaleggio.

 

luigi di maio e alessandro di battista in auto 3

L’attivista

È stato proprio Di Maio, ospite l’altra sera in tv da Floris, a svelare il mistero su quale sia, al momento, il mestiere di Di Battista, inseguito dalle polemiche dacché dopo aver propagandato il mito della trasparenza è passato a posizioni tipo «come campo con la mia famiglia sono cazzi miei» (cit.). «Lo pagano gli italiani? No, vive del suo lavoro», ha spiegato paziente il vicepremier Di Maio. Quale lavoro? «È il primo attivista d’Italia». Ah ecco.

 

ALESSANDRO DI BATTISTA SI TOCCA IL PACCO

In effetti, specie da quando è tornato dal Sudamerica, Di Battista sta svolgendo appieno il suo lavoro. A fianco a Di Maio, come il 14 gennaio nel Van grigio per sei ore da Milano a Strasburgo, con telecamera fissa e dirette Facebook variabili, per il battesimo antieuropeista della campagna per le elezioni di maggio. Obiettivo: togliere almeno un po’ la patina di grigio burocrate dalle spalle del vicepremier grillino, che peraltro tragicamente era quello prescelto a guidare - come Jean-Louis Trintignant a fianco di Vittorio Gassman ne Il sorpasso. Aiutarlo a brillare, a non appassire, e, nel frattempo, presentarsi in naturale contiguità con lui. Una comunità, un blocco. Modello damanhuriani nella val Chiusella, ha mormorato qualcuno nei corridoi del Senato. Il messaggio del resto è liscio come un blocco di alabastro. Basta estrarre a caso alcune delle più recenti affermazioni del vicepremier grillino per capire che rivalità non può essercene.

ALESSANDRO DI BATTISTA ANIMATORE

 

«Alessandro è un fratello», «sono contento di averlo al mio fianco», «insieme io lui siamo sempre stati una forza perché abbiamo due personalità diverse ma ci capiamo al volo», «siamo sempre stati amici, di questa grande esperienza e di questa grande battaglia». Amici e più amici: possibile anche questo, nell’M5S. «Con Alessandro di Battista si è rafforzato il rapporto. Quando due amici si rivedono dopo tanto tempo sono più amici», ha detto Di Maio dopo capodanno, ad Alleghe.

ALESSANDRO DI BATTISTA ANIMATORE

 

Legame indissolubile

Prima spiegava: «Non vedo l’ora di rivederlo»· «Non vedo l’ora che torni. Passeremo le vacanze insieme». Proprio le vacanze di Natale, i giorni a sciare a Moena, in Val di Fassa, hanno rappresentato l’apoteosi di quella narrazione. Con Di Maio che si fa fotografare esibendo il piccolo Dibba in piedi sul tavolo, come in un trionfo. Una contiguità assoluta, anche qui.

 

ALESSANDRO DI BATTISTA IN GUATEMALA

Del resto a fronte delle grandi sbracciate dimaiane, anche Di Battista ricambia, con una posizione molto precisa e ancora più eloquente. Dice che loro due hanno un legame «indissolubile». Lo testimonia, fra l’altro, una foto sulla pagina Facebook di Dibba. Lui seduto a terra, Di Maio in piedi alle sue spalle: si guardano. Una foto che l’ex deputato non ha mai tolto, negli anni. «Se dovessi tornare in prima linea sarei legato indissolubilmente a Luigi perché la pensiamo allo stesso modo», ha detto Di Battista a settembre in un collegamento dal Guatemala. «La forza del M5S sta anche in questo legame indissolubile che abbiamo io e lui», spiegava a maggio a Otto e Mezzo, prima della formazione del governo.

alessandro di battista in messico

 

La forza sta qui: la pensano in modi diversi, ma anche nello stesso modo. «Siamo diversi eppure inseparabili. Non so se capita anche a voi con i vostri amici, ma a volte ci scriviamo in chat nello stesso momento un’idea o una soluzione che ci era venuta in mente», aveva raccontato Di Battista in primavera, alla presentazione a Ostuni del suo secondo libro con Rizzoli (50 mila euro per i due volumi, ha raccontato lui).

 

«Io e Luigi siamo uniti in maniera fraterna, lo considero il miglior portavoce del M5S», ha aggiunto. Curioso: portavoce l’uno, attivista l’altro, niente insomma che faccia presagire un qualche legame col potere e col governo, no? Per Di Maio, Di Battista tira fuori anche l’ingombrante figura del padre, come ha fatto in una diretta facebook dal Guatemala, nel momento delle polemiche sui rispettivi genitori: «Mio padre l’ho sempre preso come modello di onestà, è stato un grande esempio, come è un esempio Di Maio».

 

La famiglia

ALESSANDRO DI BATTISTA E SAHRA

È Di Battista del resto che può maneggiare il concetto di famiglia con naturalezza, dagli ascendenti ai discendenti, dai genitori ai figli. A differenza, anche in questo, del trentaduenne Di Maio che una sua propria, almeno per ora, non ce l’ha. L’aveva vagheggiata ai tempi della sua convivenza con Silvia Virgulti, ex fidanzata che questa estate voci davano per ritornante (lei del resto non ha mai abbandonato il gruppo comunicazione, segue da vicino anche i ministri, stava al tavolo del gruppo di lavoro per le europee): sia lei che lui, peraltro hanno esibito proprio negli ultimi mesi una foto col piccolo Andrea. Di Maio come si è detto tra i legni del Trentino, mentre Virgulti tra i legni messicani, su un molo della laguna di Bacalar, questa estate.

 

alessandro di battista e sahra in viaggio 5

La famiglia è invece per Dibba il veicolo sempre più potente della comunicazione. La cifra del suo presentarsi in pubblico. In astratto, sin da quando dopo aver accompagnato in ospedale la compagna che stava per partorire, sentì la necessità di diffondere un video in cui leggeva il discorso che aveva preparato per l’Italia a Cinque stelle di Rimini e proclamava: «Tra poche ore diventerò papà. La politica viene dopo la famiglia» (e la comunicazione, evidentemente, le precede entrambe). Poi, dopo la nascita e soprattutto col viaggio, con post da decine di migliaia di like e video da centinaia di migliaia di visualizzazioni. Una vera potenza mediatica: stile Ferragnez, con le dovute proporzioni.

 

alessandro di battista e sahra in viaggio 4

All’interno del percorso, una evoluzione precisa. Prima c’è lui. Dibba. Poi lui e lei. La Fedez della situazione. Colei che non c’entrava nulla coi cinque stelle prima di diventare l’unica possibile first lady grillina. Sahra Lahouasnia, giovane e bella francese, piombata a Roma con l’Erasmus, poi per un master in «economia e gestione della comunicazione e dei media» , infine per l’impiego alla Renault Italia, dove è stata assunta a tempo indeterminato nel 2014 (l’ultimo incarico risulta «variable expenses executive», qualsiasi cosa voglia dire).

 

«Vedere il sole tramontare dalla finestra dell’ufficio anche di venerdì è... Un’esperienza!», scriveva appunto all’epoca lei, sospirosa. Tutt’altra cosa è diventata la sua vita dacché, a fine 2016, ha conosciuto Dibba. Tre mesi dopo incinta, un anno e mezzo dopo girava tra Usa, Messico, Guatemala, Nicaragua. Anzitutto loro due, dunque, molto coppia. Infine, l’apoteosi: Andrea.

 

Il baby Dibba

alessandro di battista e sahra in viaggio 3

Un bambino pubblico. Un figlio sempre più pubblico, col passare dei mesi. Turbo esposto, come il figlio della Ferragni e di Fedez, Leone. Nato nei giorni della festa riminese Cinque stelle, annunciato via social con un piedino, di Andrea nel tempo abbiamo visto parecchio. Con una evidente evoluzione. Prudentemente nascosto finché era in passeggino, o in braccio ai genitori che lo riprendevano sempre di spalle - o comunque lo rendevano poco riconoscibile - alla fine si è messo proprio al centro della scena. Ne sono prova palmare le foto dei vari account pubblici. Di lui, di lei, dell’Orizzonte lontano (il nome dell’impresa ispirato a Jack Kerouac). Andrea mostrato sempre di più. E sempre più al centro.

 

alessandro di battista e sahra in viaggio 2

Un esempio. A luglio, in uno dei primi video, ci sono soltanto i genitori. Di Battista che parla di quanto si spende («dieci euro a testa negli ostelli») e definisce Tap e Tav «opere stupide», Sahra racconta di come Andrea mangi pappe e omogeneizzati. Il pupo cattura l’attenzione, ma resta fuori scena. Nell’ultimo video prima del ritorno in Italia, a dicembre, lui parla di quanto hanno speso («19 mila euro»), Sahra porge una banana al figlio, inquadrato pure lui, che mangia e dice cose. Alla fine salutano tutti. Ciao ciao.

 

Una specie di Reality, nel quale il terzetto sembra una sacra famiglia in pellegrinaggio. Pronta a riapprodare tra le braccia di Di Maio: e il vicepremier ancor di più che «non vede l’ora». E con il piccolo esibito come se fosse la più forte garanzia di un futuro pentastellato. Come in quello scatto, assai criticato all’epoca dalla rete, in cui il piccolo Dibba sembrava addirittura emanare luce, finendo per illuminare (modello schermo di computer) le cinque stelle del logo M5S impresse sulla candida felpa di Dibba che lo teneva in braccio. Quasi messianico.

le imperdibili cartoline di alessandro di battista dalla california 1alessandro di battista con sahraalessandro di battista sahra e il figlio andreaalessandro di battista con sahra e il figlio andreasahra e alessandro di battista a san francisco fa le foto ai piccionialessandro di battista sahra e il figlio andrea alessandro di battista e sahra in viaggio 1

Ultimi Dagoreport

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)