ROMA NON È PIÙ CAPOCCIA - RENZI VIVE A FIRENZE, GRILLO NON SCHIODA DA GENOVA, E SILVIO FA RIPARTIRE FORZA ITALIA DA MILANO

Tommaso Labate per il "Corriere della Sera"

«Dobbiamo svincolare Forza Italia dalla politica dei palazzi romani». Di più, «la rinascita del movimento dovrà essere agganciata all'ala produttiva del paese». In poche parole, «dobbiamo ripartire da Milano e dalla Brianza». E, soprattutto, «considerare che l'Expo rappresenta un'opportunità politica che nessun nostro avversario ha ancora raccolto. Noi dovremo essere i primi a farlo, prima che si muova Renzi».

Non è una «semplice» linea politica. Ed è persino qualcosa di più di una strategia elettorale. Negli appunti delle riunioni di lavoro che si sono tenute ad Arcore in questi giorni di festa, e che Silvio Berlusconi ha condotto avendo sempre al suo fianco Giovanni Toti, c'è quella «controrivoluzione» che il Cavaliere ha intenzione di mettere in atto con l'arrivo dell'anno nuovo. Se il piano che l'ex premier ha in mente non troverà intoppi, la rappresentazione plastica del «nuovo corso nordista» di Forza Italia ci sarà il 26 gennaio prossimo.

Alla convention nazionale che, nelle iniziali intenzioni berlusconiane, si sarebbe dovuto svolgere a Roma. E che invece potrebbe tenersi proprio in Lombardia. «Là dove tutto è nato nel 1994». D'altronde, è una delle tante riflessioni berlusconiane degli ultimi tempi, «quelli che danno le carte sono tutti fuori da Roma. Se Renzi passa la gran parte del tempo a Firenze e Grillo non si muove da Genova, se tutti insomma stanno lontani dalla Capitale un motivo ci sarà, no?».

E così, a venti anni esatti dal discorso della discesa in campo, Berlusconi si prepara a percorrere la strada a ritroso. Nel ‘94, da Milano, lanciò la sua sfida verso i palazzi della politica di Roma. Un ventennio dopo, invece, gioca la carta del ritorno alle origini. E questo grazie a un appuntamento che sarà molto più simile all'unico «congresso vero», quello celebrato da Forza Italia nel 1998 (guarda caso, ad Assago, con gran finale in piazza Duomo), che non a «una semplice convention».

Non a caso, negli ultimi briefing di Villa San Martino, Toti ha parlato più di una serie di proposte concrete «con cui dobbiamo sfidare in Parlamento Renzi e Grillo» che non degli effetti speciali classici di ogni kermesse del Cavaliere. «Il leader del Pd», ha spiegato il direttore di Tg4 e Studio Aperto durante uno di questi summit, «ha indicato due emergenze reali. La legge elettorale, certo. Ma, soprattutto, il tema del lavoro». Su entrambi i fronti, ha convenuto Berlusconi, «non possiamo farci trovare impreparati».

Il «vento del Nord» che soffia dentro la nuova Forza Italia avrà anche delle pesanti ricadute sulla composizione del nuovo gruppo dirigente, che potrebbe essere formalizzato dopo le feste. Molti dei volti nuovi che il Cavaliere ha intenzione di proiettare verso la ribalta nazionale hanno un solido ancoraggio milanese o brianzolo.

Tra questi, nelle ultime settimane s'è fatto largo Andrea Mandelli, classe ‘62, senatore ed ex candidato sindaco del centrodestra a Monza, nonché presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani. Insieme a un altro "giovane" (virgolette d'obbligo, visto che è del 1965) semi-sconosciuto, il senatore siciliano Vincenzo Gibiino, presidente dei revisori dei conti di Federcasa, lo si vede sempre più spesso alle riunioni berlusconiane che contano. Ed entrambi, al pari dell'animatore dell'«Esercito di Silvio» Simone Furlan, potrebbero entrare nell'«esecutivo ristretto», un organismo agile che nella gerarchia forzista starà sotto il presidente e i tre vicepresidenti-coordinatori (Toti, Tajani e una donna da individuare).

Non c'è solo l'aspetto dei volti nuovi. Anche il borsino del «chi sale, chi scende» tra facce note risente di una Forza Italia che Berlusconi immagina sempre più a trazione settentrionale e sempre meno "romana". Sale Giovanni Toti, che il Cavaliere immagina sempre più come una specie di «numero uno bis» del movimento, toscano di nascita ma ormai milanese d'adozione.

E sale anche il terzetto di donne composto da Michela Vittoria Brambilla (è di Lecco), dalla bolognese Annamaria Bernini e dalla bresciana Mariastella Gelmini. Tra quelli che non perdono posizioni ci sono il brianzolo Paolo Romani e il veneziano Renato Brunetta, che nonostante la mezza rivolta dei deputati non sarà rimosso dal suo incarico di capogruppo alla Camera.

Al Centro e al Sud, invece, è tutta un'incognita. Anche perché Berlusconi, concentrato com'è sulla costituzione dei club e sulla ricerca di imprenditori «tipo Alessandro Benetton» (che però ha smentito il suo ingresso in Forza Italia), pensa solo a come far «ripartire la macchina». E a come tenerla, il più possibile, lontana «dai riti della politica romana».

 

 

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