divo nerone

A ROMA NON SI BUTTA NIENTE: IL PALCO DI ‘NERONE’ DIVENTA UN MONUMENTO ALL’OLTRAGGIO AMBIENTALE - DOPO IL FLOP DELL’’OPERA ROCK’ MANCANO I SOLDI PER SMONTARE LA STRUTTURA. GLI ORGANIZZATORI, I FRATELLI CASELLA, NON HANNO PAGATO NEANCHE GLI ARTISTI PER LE PERFORMANCE, FIGURIAMOCI GLI OPERAI PER SMONTARE CHILOMETRI DI TUBI - E ORA È SCARICABARILE TRA MINISTERO DI FRANCESCHINI, SOPRINTENDENZA DI PROSPERETTI E REGIONE DI ZINGARETTI

Sergio Rizzo per la Repubblica

 

divo  nerone il palco al palatinodivo nerone il palco al palatino

Nella Roma monumentale mancava un monumento allo spreco e all' oltraggio ambientale. Lacuna ora finalmente colmata con l' ecomostro di ferro alto trentasei metri e largo quaranta che troneggia da qualche mese sul Palatino. Il ciclopico groviglio di tubi è quel che resta del Divo Nerone, un' opera rock benedetta dal ministero dei Beni culturali le cui repliche erano previste lì dentro fino a settembre inoltrato, davanti a una platea di tremila posti a sedere. Il sipario è invece calato il 19 giugno.

 

E abbiamo la certezza che non si alzerà mai più. Non sul Palatino, di sicuro. Intervistato dall' Agenzia Italia dopo un debutto claudicante, il suo organizzatore Cristian Casella aveva prospettato per quello spettacolo, stroncato fulmineamente dalla critica e dal pubblico, una sopravvivenza almeno ventennale.

divo nerone il palco al palatinodivo nerone il palco al palatino

 

Sventato questo pericolo, lo stesso non si può dire purtroppo per l' ecomostro. Sapendo come vanno le cose in Italia, il rischio che quell' immenso obbrobrio metallico finisca per diventare a tempo indeterminato parte del paesaggio dei Fori imperiali va messo nel conto.

 

Non sarebbe neppure un inedito. Riaffiora alla mente la storia del meraviglioso Tempio di Apollo a Selinunte, rimasto imprigionato per 12 (dodici) anni da impalcature arrugginite, per indifferenza dei politici, sciatteria dei burocrati e la solita scusa della mancanza di denari. E qui il problema non si presenta molto diverso, soprattutto per l' ultimo aspetto.

 

divo nerone opera rockdivo nerone opera rock

Per abbattere quel monumento metallico così proporzionato alle dimensioni della follia che l' ha generato da superare in altezza perfino il Colosseo (l' anfiteatro Flavio misura 48 metri ma è sotto il colle Palatino) servono un sacco di soldi. Dovrebbe scucirli Nero Divine Ventures, la società organizzatrice, che però non ha pagato nemmeno gli artisti: figuriamoci se ha i quattrini necessari a smontare chilometri di tubi.

 

Accanto ai fratelli Cristian e Marco Casella, il primo già collaboratore per l' immagine di Silvio Berlusconi quando il Cavaliere era a palazzo Chigi e il secondo già responsabile dei giovani di Forza Italia, c' è pur sempre la Regione Lazio, che attraverso la società controllata Lazio Innova ha sborsato per entrare in questa discutibilissima operazione più di un milione di soldi pubblici.

divo nerone il palcodivo nerone il palco

 

Così incautamente che quando ha visto la mala parata ha pensato bene di avviare un' indagine per capire come è riuscita a infilare se stessa in questo pasticcio. E non è nemmeno escluso che su questa faccenda, come ha raccontato sulle pagine di Repubblica il nostro Gabriele Isman, non si accenda il faro della Corte dei conti. Difficile immaginare come adesso la Regione presieduta da Nicola Zingaretti possa prendere in mano la situazione. E poi, a che titolo?

 

il musical divo nerone opera rock (6)il musical divo nerone opera rock (6)

Quanto al Campidoglio, nella storiaccia del Divo Nerone non c' entra nulla. L' ecomostro sorge infatti nell' area dei Fori di pertinenza statale.

Dove l' amministrazione capitolina non ha dunque voce in capitolo. Il che non toglie una virgola al fatto che quell' offesa al patrimonio culturale sia stata perpetrata a Roma, e forse una parolina da parte della sindaca o di chi per lei sarebbe stata gradita anche prima del patatrac. Ma tant' è.

nicola zingarettinicola zingaretti

 

Infine il ministero dei Beni culturali, che invece in questa vicenda ha le principali responsabilità politiche, avendo autorizzato ecomostro e spettacolo. Il soprintendente Francesco Prosperetti, che dopo aver firmato la concessione ha detto di essere rimasto sorpreso dalle dimensioni del palco, in proposito è stato molto chiaro.

 

Le sue parole suonano come una sentenza: «È buon costume che davanti al patrocinio del ministero le soprintendenze non pongano vincoli». Traduzione: ci hanno detto di farlo e l' abbiamo fatto. E anche qui sarebbe interessante sapere com' è andata davvero.

 

Francesco ProsperettiFrancesco Prosperetti

A questo punto c' è solo una cosa che potremmo ritenere ancor meno accettabile del danno arrecato con questa operazione non soltanto ai contribuenti italiani ed europei (il milione versato dalla Regione viene dai fondi comunitari) ma anche all' immagine di una capitale che già non se la passa bene. Ossia, lo scaricabarile: se ne sente già l' odore. Per favore, risparmiateci almeno quello, e che ognuno, per una volta tanto, si assuma le proprie responsabilità. Ripulite il Palatino, uno dei luoghi più belli e preziosi del pianeta, da quell' orrore.

 

E fatelo più in fretta possibile. Per regolare i conti, poi, ci sarà sempre tempo: e state pur certi che qualcuno dovrà pagarli.

 

dario franceschini al colosseodario franceschini al colosseo

 

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTA ALLO STATO ITALIANO 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI DI EURO (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE L'EMISSARIO DI TRUMP, PATRON DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB. IN QUALITÀ DI AMBASCIATORE, FERTITTA NON POTREBBE CONCLUDERE ALCUN ACCORDO IN ITALIA PER I PROSSIMI DUE ANNI E MEZZO. MA CI SAREBBE SEMPRE IL FIGLIO PATRICK CHE..

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?