ROMANZO QUIRINALE - IL VATICANO C’E’ MA NON SI VEDE (LA CRISI ECONOMICA HA FATTO FUORI ANCHE LO SPIRITO SANTO)

Concita De Gregorio per "La Repubblica"

Il bacio dell'anello è una questione di geografia, l'Italia essendo l'unica nazione al mondo che custodisce la Città del Vaticano all'altezza dello stomaco. Di storia, che da millenni intreccia dei due governi i due destini.

Di soldi, poiché da sempre e molto strettamente i bilanci dell'uno dipendono dalle decisioni dell'altro. È grosso modo per questo che non c'è paragone tra il livello di attenzione che il Vaticano dedica alla politica italiana, anche minuta e minutissima - i consigli regionali, per dire, i candidati sindaci, persino - e l'interesse che riserva alle presidenziali francesi, alle elezioni andaluse, alle lotte di potere messicane.

È per le stesse ragioni - di vicinanza, di confidenza con la materia, di interesse economico diretto - che la Curia romana destina la massima attenzione alla formazione dei governi, un'ancora stretta ma meno severa vigilanza all'elezione del capo dello Stato. I governi decidono: di scuole private, di sanità, di tasse sui beni immobili, di diritti in
materia di famiglia, libertà della persona. I presidenti no. Almeno, non direttamente.

Lo ha spiegato in estrema sintesi, una decina di parole, Silvio Berlusconi quando era presidente del Consiglio: "L'attività di governo non può che compiacere il Papa e la sua Chiesa", ha detto il 6 giugno del 2008 reduce da un lungo e cordialissimo colloquio col Pontefice, presente come sempre Gianni Letta. Non può che compiacere.

Di più, sempre da presidente del Consiglio, in un telegramma per gli 80 anni del cardinale Ruini: "Auspico che continui ad essere con la sua saggezza ed esperienza fonte di riflessione e di guida per tutti noi". Il presidente della Conferenza episcopale guida del capo del governo italiano e, per estensione, di tutti noi.

Gennaro Acquaviva è stato a metà degli anni ‘80 l'uomo che per conto di Craxi ha portato a termine la revisione del Concordato, assiduo sherpa tra le due sponde del Tevere: "Montini, Siri, Silvestrini facevano politica direttamente con grande intelligenza. Negli ultimi trent'anni la classe dirigente della chiesa è progressivamente decaduta. Ha fatto campagne elettorali, certo, ha sostenuto i suoi interessi attraverso i suoi candidati. Ma da molto tempo non è più decisiva nell'elezione di un presidente della Repubblica: almeno dai tempi di Pio XII".

Dalla fine degli anni Cinquanta, dice Acquaviva. In realtà qualcosina dev'essere successo anche dopo, di certo almeno fino al pontificato di Paolo VI se - ha raccontato il corrispondente di Le Monde dell'epoca, Jacques Nobecourt - fra il 17 e il 22 dicembre 1964, cinque giorni, andarono in tre a casa di Fanfani per tentare di dissuaderlo dalla tentazione di fare il Presidente.

Nell'attico di via Platone arrivò prima Angelo Dell'Acqua, sostituto della Segreteria di stato vaticana, poi il segretario particolare del Papa monsignor Macchi, infine l'assistente generale dell'Azione cattolica Franco Costa. Esasperato, l'impulsivo Fanfani rispose: "Riferisca a chi la manda che se lui continua a pretendere di insegnare a me come regolarmi in queste faccende verrò tra breve a prendere la parola in concilio per insegnargli come si deve dire messa".

In ogni caso, passato il momento di comprensibile fastidio, Fanfani rinunciò. Preferì trasformare - come si usa in questi casi - il sacrificio in un credito.
Il bacio dell'anello, o per i più atletici la genuflessione fino alla pantofola, è rimasto nei decenni successivi un gesto simbolico relegato alle personali inclinazioni e sensibilità.

Oscar Luigi Scalfaro, che pure era un terziario francescano ed andava col Papa ad Assisi in visita al Sacro convento, aveva nei confronti di Giovanni Paolo II una devozione pari all'indifferenza con la quale si divertiva ad ignorare i cardinali.

Consegnava chiuse ai suoi collaboratori le buste con gli stemmi dorati che arrivavano dal Vaticano - racconta il Segretario generale del tempo - in occasione dei conferimenti di incarico per i governi: "Ti do due buste, conservale. Le apriamo dopo", sorrideva.

Dice Ciriaco De Mita che la Curia romana ha sempre avuto molta miglior disposizione di quanto non si creda verso i comunisti, erano semmai i socialisti a impensierirla. "Ricordo che appena eletto segretario Dc andai a Genova, mi dissero che Siri voleva vedermi.

Avanzava maestoso, pareva un principe rinascimentale. ‘Hanno fatto bene a scegliere lei, che è un birbante', mi disse. Feci qualche osservazione a proposito delle dinamiche verso il Pci. ‘Ma no, è la cultura socialista, piuttosto, a darmi pensiero', mi rispose". Era in carica Pertini, in quegli anni. E anche in questo caso i rapporti del presidente (socialista) con la Curia erano tanto ruvidi quanto disinvolta era la relazione con Papa Wojtila, col quale andava sull'Adamello a sciare.

Quando il presidente fu ricoverato all'Umberto primo per un malore, nel 1987, Wojtyla andò in ospedale da lui e rimase mezz'ora fuori dalla porta senza poter entrare. "E' stato mio amico fin dal primo incontro - disse alla moglie - se domanderà gli dovete dire che il Papa era qui ma l'ha trovato in sonno e non l'ha voluto disturbare".

Con Ratzinger che - dice Acquaviva per raccontare della sua estraneità alle lotte di potere - "era un papa che suonava il pianoforte" la pratica della gestione
degli affari correnti è passata del tutto nelle mani delle seconde linee. "Se ne occupava Bertone, salesiano molto operativo al quale dovrei anche essere grato: ha inventato l'8 per mille, il Concordato me l'ha risolto lui".

L'ha risolto con una percentuale sulla dichiarazione dei redditi, tanto per essere chiari e capire di cosa si tratti davvero. "Bertone era ed è grande amico di Tremonti. Si intendono e si assistono sulle questioni di loro pertinenza. Non dico che siano tutte questioni di conti ma in prevalenza, diciamo, potrebbero".

Bertone è l'uomo dello Ior, la banca vaticana nella black list del sistema di vigilanza mondiale, il grande pozzo da cui transitano denari della cui provenienza da decenni procure d'ogni dove chiedono invano di sapere. Lo Ior è al centro della vicenda - Vatileaks - che ha portato alla rinuncia di Benedetto XVI, il papa del pianoforte. De Mita: "Ratzinger aveva una dimensione molto religiosa. Ad essere presenti sulla scena politica erano altri. Ruini per esempio. Molto presente. Direi troppo presente".

Ma d'altra parte, passa in rassegna la storia Acquaviva, "non c'è mai stato nessun Ruini che abbia mosso ciò che non poteva, o che in fondo non interessava. Dossetti voleva Sforza presidente e non lo ebbe, dissero che era donnaiolo e massone, liquidarono la faccenda così. L'elezione di Gronchi fu un piccolo golpe contro la Dc ordito dai socialisti che volevano rientrare in gioco. L'ascesa di Leone una partita tutta interna alla Dc contro la sinistra.

Sì, Silvestrini interveniva, consigliava. Montini avrebbe voluto Moro. Ma il peso della Chiesa è andato negli anni indebolendosi insieme alla consistenza intellettuale e in qualche caso morale degli uomini". Sono sul tavolo questioni sempre più pratiche, sempre meno ideali. Anche quando lo sembrano - quando hanno l'aria di battaglie etiche - nascondono interessi d'altro tipo. La gestione dell'immenso patrimonio immobiliare. Dell'istruzione e delle cliniche private. La sanità, la scuola, le tasse.

"Oggi, poniamo, monsignor Crociata segretario generale della Cei può fare campagna elettorale per opporsi alla Bonino alla Regione Lazio, trovando magari complicità inaspettate a sinistra. Ma quanti voti sposta, in un sistema sempre più disgregato? Qual è davvero la compattezza della falange politica che risponde al mondo cattolico e soprattutto: quali sono le ragioni che la muovono?".

"Il dramma dei divorziati esclusi dalla comunione", era il titolo di un editoriale del
Giornale di Berlusconi qualche anno fa: seguì fitto e pensoso dibattito tra i massimi esponenti delle gerarchie e del credo religioso. Persino in un ambito come questo, non immediatamente misurabile in termini di cassa né di primaria urgenza per le sorti del Paese, si fa tuttora qualche fatica a non rilevare una sovrapposizione di interessi: personale, pastorale, elettorale.

Nei giorni del recente conclave c'era chi diceva che sarebbero bastati "sei mesi di pontificato di Carlo Maria Martini per cambiare il destino della Chiesa, molto in subordine anche quello dell'Italia". E' stato eletto Papa Francesco, che di Martini era il candidato nel 2005. "C'era un cardinale in più, in cielo, a votare per Bergoglio", sorride don Virginio Colmegna che di Martini a Milano è stato il braccio destro: "Francesco sarà un Papa capace di cambiare la storia della Chiesa e certo dell'Italia non con le parole ma coi fatti.
Col tempo, e coi gesti che sono anche omissioni".

Il non dire, il non fare. In questa vigilia di conclave laico, a pochi giorni dal voto per il Colle, non c'è chi senta - neppure tra i suoi uomini più fidati - la voce del Papa. Un silenzio che rovescia gli animi e svapora le intenzioni. Che molti rende inquieti, nella Roma dei Papi e dei Re, molti altri rincuora.

 

 

papa letta berlusconipapa E LETTAGENNARO ACQUAVIVA mo amintore fanfani 1964Oscar Luigi ScalfaroCIRIACO E ANTONIA DE MITA WALESA BACIA L'ANELLO DI WOJTYLACardinal MartiniMARIO MONTI INCONTRA PAPA RATZINGER monti papa ratzingerPAPA FRANCESCO - JORGE BERGOGLIO

Ultimi Dagoreport

meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…

elly schlein franceschini, zingaretti, orlando, speranza decaro, de pascale); gualtieri beppe sala veltroni, bersani, gentiloni

DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA, PERCHE’ NON CONDIVIDE LE SUE IDEE, EVITA DI ESPORSI (PER PARACULISMO O CONVENIENZA) – DAI MAGGIORENTI DEM (FRANCESCHINI, ZINGARETTI, ORLANDO, SPERANZA) AI GOVERNATORI FURBACCHIONI (DECARO, DE PASCALE); DAI SINDACI CACADUBBI (GUALTIERI) A QUELLI CHE SI SONO ALLINEATI BEPPE SALA) FINO AI “PADRI NOBILI” (VELTRONI, BERSANI, GENTILONI) CHE SOGNANO IL QUIRINALE, IN CASO DI VITTORIA DEL “CAMPO LARGO” – IL RUOLO DI STEFANO BONACCINI CHE DA RIVALE DI ELLY SI E' TRASFORMATO NEL SUO CAVALIER SERVENTE ED E' STATO ABBANDONATO DAI SUOI - EPPURE, PER I SONDAGGI, SI PROFILA UNA SOLENNE BATOSTA PER ELLY - E SE COSI’ FOSSE, GLI ELETTORI DEL CENTROSINISTRA SAPREBBERO CON QUALI “IMBOSCATI” PRENDERSELA…

leonardo maria del vecchio marco travaglio il fatto quotidiano

DAGOREPORT - L’ULTIMA SMARGIASSATA MANICOMIALE DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO DI LANCIARE UN’OPA SULLA "SEIF", SOCIETA EDITORIALE DEL "FATTO QUOTIDIANO", REO DI SQUADERNARE CON I SUOI ARTICOLI FATTI E MISFATTI DELLA SUA AGITATISSIMA ATTIVITÀ PRIVATA E PROFESSIONALE, FINO A IERI POTEVA RIENTRARE IN UNA CATEGORIA BEN NOTA IN ITALIA CON IL TERMINE: "CI SEI O CI FAI?", "SEI SCEMO O MI STAI PRENDENDO PER IL CULO?" - NEL CASO DI LMDV, ORMAI, L’INTERROGATIVO NON HA PIÙ SENSO: IL SIGNORINO È PROPRIO FUORI DI TESTA, FUORI ORARIO, FUORI BINARIO - ANZICHÉ OCCUPARSI DI SBLOCCARE LA RISSA IN CASA DEL VECCHIO CHE OCCUPA LE CRONACHE FINANZIARIE ITALIANE DA BEN QUATTRO ANNI, NONCHÉ PREOCCUPARSI DI UN DEBITO PERSONALE CRESCIUTO A VELOCITÀ IMPRESSIONANTE, IL RISULTATO OTTENUTO DALL’ULTIMA SPACCONATA DA FEDEZ PICCHIATELLO DI LEONARDINO, DETTO LENNY, È CHE OGGI IN BORSA È RIUSCITO A FAR BALZARE IN POSITIVO IL TITOLO DELLA SOCIETÀ EDITORIALE IL FATTO: + 18,18%. BENE, BRAVO, CONTINUA COSÌ…

elly schlein vincenzo de luca piero

VINCENZO, SCENDI IN CAMPO! - DE LUCA E' STUZZICATO ALL'IDEA DI CANDIDARSI ALLA PRIMARIE DEL "CAMPO LARGO", MA AL MOMENTO DELLA VERITA’ SI FRENA PER NON DANNEGGIARE IL FIGLIO PIERO, DEPUTATO DEM E COORDINATORE DEL PD IN CAMPANIA - RENZI IMPLORA IL SINDACO DI SALERNO DI PROPORSI COME FRONTMAN DI ITALIA VIVA (“DA SOLO VALE DUE PUNTI PERCENTUALI”) MA LO SCERIFFO HA DECLINATO (PER ORA) PER IL “BENE” DI PIERO, E CHIEDE AI SUOI FEDELISSIMI DI IMPEGNARSI PER ELLY SCHLEIN ALLE PRIMARIE - RISULTATO: I SUOI STORICI AMICI LO STANNO MOLLANDO PERCHE' NON LO RICONOSCONO PIU'... - VIDEO!

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”