GLI SCHIAVI DI CICCIO-KIM - MIGLIAIA DI OPERAI NORD-COREANI INVIATI IN CINA, RUSSIA E NEI CANTIERI DEL MONDIALE IN QATAR: IL REGIME TRATTIENE IL 90% DEL LORO SALARIO PER PAGARE I LUSSI DEL DITTATORE KIM JONG-UN

La commissione speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani indaga sulla Corea del Nord: questi operai forzati a emigrare sarebbero almeno 20 mila, concentrati in Cina, Russia e Medio Oriente - Dietro l’operazione di rastrellamento delle paghe è stato individuato un «Ufficio 39» di Pyongyang, incaricato di trovare valuta per il regime, stretto dalle sanzioni internazionali...

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Guido Santevecchi per il “Corriere della Sera”

 

KIM 1 KIM 1

Migliaia di nordcoreani sarebbero stati inviati all’estero dal regime per lavorare in condizioni di semi-schiavitù. Secondo le informazioni sulle quali sta indagando la commissione speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani violati in Corea del Nord, questi operai forzati a emigrare sarebbero almeno 20 mila, concentrati in Cina, Russia e Medio Oriente. 
 

Marzuki Darusman, il relatore dell’Onu, dice che i nordcoreani sono presenti in numeri imponenti anche nei cantieri del Qatar, dove sono in costruzione gli impianti per i mondiali di calcio del 2022. 
 

leader Kim Jong Un in visita al mercato ittico leader Kim Jong Un in visita al mercato ittico

Le prime notizie sulla situazione in Qatar sono frutto di inchieste giornalistiche. Il Guardian ha riferito il caso di Lusail City, una città che sta nascendo nel deserto a nord di Doha. Il progetto prevede abitazioni per 200 mila persone, un grande parco divertimenti, due campi da golf e uno stadio da 86 mila posti che dovrebbe ospitare la finale della Coppa del Mondo tra sette anni. Il grosso degli operai vene dall’Asia, sono vietnamiti, tailandesi, nepalesi e indiani le cui condizioni di lavoro hanno già destato molte polemiche. 
 

Ma lo stato più grave sarebbe quello dei nordcoreani «affittati» dal loro governo con contratti della durata di tre anni. È una mano d’opera a basso costo e secondo la denuncia Pyongyang trattiene il 90 per cento del salario. Per evitare proteste il regime del Nord minaccia rappresaglie sui familiari dei lavoratori rimaste in patria.

KIM JONG UN CON I BAMBINI KIM JONG UN CON I BAMBINI

 

Dietro l’operazione di rastrellamento delle paghe è stato individuato un «Ufficio 39» di Pyongyang, incaricato di trovare valuta per il regime, stretto dalle sanzioni internazionali. Alcuni fuggiaschi nordcoreani sostengono che una parte dei soldi finisce in un fondo per sostenere lo stile di vita del dittatore Kim Jong-un. 
 

Nell’accampamento dei nordcoreani, dietro i cantieri di Lusail City, nessuno vuole parlare, le uniche dichiarazioni spiccano sugli striscioni rossi che inneggiano al «Nostro grande Kim Il-sung e a Kim Jong-il, per sempre con noi». Kim Il-sung è il defunto fondatore della Repubblica popolare democratica di Corea (il nome ufficiale della Nord Corea); Kim Jong-il era il figlio e successore, morto nel 2011. Al potere da allora c’è il nipote Kim Jong-un, poco più che trentenne. Gli imprenditori del Qatar sostengono che le maestranze non qualificate sono pagate 3.000 riyal (circa 770 euro) al mese e che oltre i due terzi vanno alle famiglie in Corea. 
 

Il delegato nordcoreano presso le Nazioni Unite di Ginevra ha smentito ogni accusa, sostenendo che è tutta una montatura basata su false testimonianze. Marzuki Darusman ha detto alla Reuters : «I fatti stanno emergendo con chiarezza, si tratta di lavoro costretto o di schiavitù ed è giunto il momento di fare luce su questi deportati». Il rappresentante dell’Onu chiede da tempo invano di poter visitare liberamente anche la Cina per accertare la situazione. 
 

COREA DEL NORD JANK SONG THAEK E KIM JONG UN COREA DEL NORD JANK SONG THAEK E KIM JONG UN

NK Watch, un gruppo basato a Seul che raccoglie informazioni sulla Nord Corea, stima che i forzati inviati da Pyongyang all’estero siano fino a 100 mila. Il loro sacrificio porterebbe alle casse del regime tre miliardi di dollari l’anno. Ma non ci sono riscontri su questi numeri. Anche all’interno del Paese guidato dal Partito dei Lavoratori (così si chiama l’onnipresente centro di potere della dinastia Kim) la vita dei lavoratori è dura. A Kaesong c’è un parco industriale gestito congiuntamente dal Nord e dal Sud. Le 124 aziende e la tecnologia sono di Seul, la mano d’opera è fornita da Pyongyang. 
 

KIM JONG UN KIM JONG UN

Le paghe basse invitano gli imprenditori sudcoreani a investire; il governo nordista incassa buona parte degli utili prodotti da circa 53 mila operai. Ora a Pyongyang hanno deciso un aumento del salario minimo: da 70 dollari e 35 centesimi al mese a 74. Ma quei 3,65 dollari in più non sono piaciuti agli industriali del Sud: contestano la decisione unilaterale. 

IL LEADER COREANO KIM JONG UN E DENNIS RODMAN IL LEADER COREANO KIM JONG UN E DENNIS RODMAN KIM JONG UN E LA MOGLIE RI SOL JU KIM JONG UN E LA MOGLIE RI SOL JU

 

 

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