SENATORI IN TRANSITO – PER FRANCO COPPI, LEGALE DI FORZA ITALIA, DE GREGORIO NON FU COMPRATO: AVEVA TUTTO L’INSINDACABILE DIRITTO DI CAMBIARE PARTITO – NON SOLO, MA LA SUA CARRIERA POLITICA TESTIMONIEREBBE CHE È SEMPRE STATO DI CENTRODESTRA

Luca Fazzo per “il Giornale

 

SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resize SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resize

Lo dice la Costituzione, ricorda il professor Franco Coppi: articolo 67, «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Per questo il senatore Sergio De Gregorio era libero di scegliere la sua strada, le sue alleanze, il suo gruppo parlamentare di appartenenza, senza rendere conto a nessuno se non alla sua coscienza e ai suoi elettori. Per questo non si può accusarlo di corruzione.

 

E, di conseguenza, non si può accusare Silvio Berlusconi di averlo comprato. L'intera inchiesta napoletana sulla compravendita di voti che avrebbe permesso al Cavaliere di far crollare il governo Prodi viene attaccata da Coppi nei suoi presupposti giuridici fondamentali. E la conclusione, per il professore, non può che essere una: Berlusconi va assolto.

SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO


Ieri, al processo di Napoli al leader di Forza Italia, è il giorno delle difese. Mercoledì scorso ad occupare la ribalta era stata la Procura, con la requisitoria del pm Vincenzo Piscitelli, ed era stato un attacco a forti tinte: il pm aveva dipinto un Berlusconi «ossessionato» tra il 2006 e il 2008 dall'obiettivo di affossare il governo dell'Ulivo, e disposto a un «colossale investimento» per la «campagna di reclutamento tra le file della maggioranza».

 

SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI

De Gregorio per il pm non fu il solo a venire conquistato dalle profferte di Berlusconi, «sono convinto che altri parlamentari abbiano ceduto, solo che non siamo stati capaci di accertarlo». E Piscitelli aveva concluso chiedendo di condannare Berlusconi a cinque anni per corruzione, e l'ex editore dell'Avanti Valter Lavitola (indicato come il «sicario» dell'operazione) a quattro anni e mezzo.

 

«Questa vicenda resterà nei libri di storia e servirà da monito per il futuro», aveva rincarato l'altro pm, Alessandro Milita.

FRANCO COPPIFRANCO COPPI


Ieri tocca a Franco Coppi e al suo collega Bruno La Rosa, che assistono Forza Italia: anche il partito è sul banco degli imputati, indicato dalla Procura come responsabile civile. La Rosa ha ricostruito i fatti al centro del processo, partendo da un dato oggettivo: non solo negli atti di indagine non c'è riscontro di un accordo corruttivo, ma la intera storia politica di De Gregorio è lì a dimostrare che non è mai stato un uomo di sinistra e neppure di centrosinistra, e l'approdo nello schieramento moderato è stato l'esito naturale del suo percorso.

 

LavitolaLavitola

Poi tocca a Coppi, il legale protagonista nel luglio 2014 della clamorosa assoluzione di Berlusconi nel processo d'appello per il caso Ruby, che affronta le questioni giuridiche, a partire da quello che indica come il nodo cruciale: le scelte dei parlamentari sono insindacabili.
Sono in larga parte le stesse tesi che Berlusconi ha esposto in una missiva indirizzata alla Camera e depositata al tribunale napoletano nel corso della ultima udienza, in cui chiede che sulle attività al centro del processo venga sancita l'immunità parlamentare.

 

berlusconi al tribunale di napoli per il processo lavitolaberlusconi al tribunale di napoli per il processo lavitola

Lunedì prossimo, la parola toccherà ai due legali che assistono il Cavaliere, il suo difensore storico Niccolò Ghedini e il suo collega Michele Cerabona, che dovranno fare i conti con quelle che per la Procura sono le assi portanti del processo: la confessione di De Gregorio, che ha patteggiato la pena per corruzione, e una lettera di Lavitola a Berlusconi in cui il primo scrive di avere «comprato» De Gregorio. «La richiesta della Procura di Napoli confligge con la realtà e con tutte le risultanze processuali, in linea con la tradizione dei peggiori processi politici», aveva dichiarato Berlusconi il giorno della requisitoria.

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)