hillary clinton madeleine albright e corey booker

SEX AND THE WHITE HOUSE - LE VECCHIE FEMMINISTE PRO-HILLARY: ''LE GIOVANI RAGAZZE TIFANO SANDERS PERCHÉ LO FANNO I RAGAZZI FIGHI'' - LEI VOLA IN MICHIGAN DOVE L'ACQUA È AVVELENATA, E LASCIA BILL A FARE CAMPAGNA IN NEW HAMPSHIRE: ''GLI ATTACCHI DI SANDERS SONO SESSISTI'' (PESSIMA IDEA FAR DIRE 'SESSISTA' A UNO SCOPATORE DI STAGISTE)

HILLARY CLINTON A FLINT IN MICHIGANHILLARY CLINTON A FLINT IN MICHIGAN

1.USA 2012: HILLARY A FLINT, EMERGENZA ACQUA E' IMMORALE

 (ANSA) - "Questa non e' solo una situazione inaccettabile. Quello che e' successo a Flint e' immorale": cosi' Hillary Clinton durante la sua visita lampo nella citta' del Michigan che da settimane vive l'incubo dell'acqua potabile inquinata dal piombo. Clinton, che per alcune ore ha lasciato il New Hampshire dove sta facendo campagna elettorale in vista delle primarie di martedi' 9 febbraio, ha chiesto a gran voce al Congresso di approvare i 200 milioni di dollari previsti per far fronte all'emergenza.

 

 

VIDEO - MADELEINE ALBRIGHT PARLA IN FAVORE DI HILLARY CLINTON

 

 

2.DI BILL CLINTON ALL’ATTACCO DI BERNIE SANDERS, E DEI PERICOLI DEL FARSI DIFENDERE DAL PROPRIO MARITO

Maria Laura Rodotà per http://underwood.corriere.it/

 

bill clinton bernie sanders con la moglie janebill clinton bernie sanders con la moglie jane

E’ una polemica tra due signori anziani, è una battaglia per il voto dei giovani. L’anziano 1 che attacca fa campagna elettorale per sua moglie, l’anziano criticato è di carattere malmostoso ma ultimamente è molto popolare. L’ultima volta che l’anziano 1 ha esternato in aiuto di sua moglie, nelle primarie del 2008, ha fatto un disastro; risultando, tra l’altro, razzista con Barack Obama anche se magari non voleva.

 

Insomma: gli osservatori -Frank Bruni del New York Times, uno dei commentatori americani più acuti, ne twittava poco fa- si chiedono se Bill Clinton all’attacco per Hillary le farà bene o, come l’altra volta, male.. Comunque, alla vigilia delle primarie in New Hampshire, se la prende con Bernie Sanders, favorito nello stato, tra i più giovani, sempre più popolare tra le donne che dovrebbero essere la base di Hillary.

 

bill clinton parla in new hampshirebill clinton parla in new hampshire

Ieri ne ha parlato a lungo, durante un’incontro elettorale a Milford. Ha detto che gli attacchi della campagna di Sanders sono “sessisti”. Che il senatore del Vermont è spesso inaccurato; mentre “se stai facendo una rivoluzione, devi essere attentissimo ai fatti”. Ha parlato dell’accesso illegale di alcuni staffers di Sanders al database della campagna di Clinton, dicendo che i sandersiani si erano scusati, ma di fatto “è come se avessero rubato una macchina con le chiavi nel cruscotto”. Ha diplomaticamente definito Sanders “ipocrita, ermeticamente sigillato e disonesto”.

 

New York Times e Bloomberg News hanno raccontato il discorso al volo. Al volo, sui social network, sono arrivati in commenti: “Potrebbe funzionare, come quanto ha attaccato Obama” era uno dei più miti. Quando Clinton ha difeso Obama, quattro anni dopo gli attacchi, nella campagna 2012 contro Mitt Romney, ha funzionato benissimo. L’alleanza, non calorosa, molto strumentale, tra maschi (uno alfa, uno beta ma molto ganzo, quindi complementari) è piaciuta. Quando un marito alfa difende la moglie, non va così bene, anche in generale.

 

HILLARY CLINTON MONETAHILLARY CLINTON MONETA

Perché la moglie difesa sembra meno forte. Perché un marito comunicativo mette di default in ombra la moglie meno simpatica e più secchiona. Perché un marito storicamente amante della bella vita quanto del potere forse ha delle resistenze all’idea di venire blindato alla Casa Bianca, sorvegliato da serivizi segreti e media, nei suoi ultimi anni buoni. E magari, inconsciamente, quando cerca di aiutare, boicotta.

 

Comunque, in quella che Politico ha poco fa definito “una brutale litania di attacchi”, c’è una frase che probabilmente Team Clinton userà: quella su Sanders “campione delle piccole cose e nemico delle grandi cose”. Pensata per far campagna in un Paese in crisi d’identità e liquidità, che grande vorrebbe tornare (è lo slogan di Donald Trump; forse non è la preoccupazione dei fans di Sanders, ma di altri sì, tra le cose grandi c’è la sicurezza nazionale, per dire; tra le cose grandi però c’è la posizione di Hillary e i suoi rischi giudiziari e il calo dei consensi; e se in New Hampshire perderà male, si parlerà di nuovo di candidati indipendenti, e di rispolverare Joe Biden, chissà).

 

 

3.LE FEMMINISTE STORICHE IN CAMPO PER HILLARY “RAGAZZE, LASCIATE SANDERS ORA UNA DONNA PRESIDENTE”

Vittorio Zucconi per “la Repubblica

 

hillary clinton madeleine albright hillary clinton madeleine albright

Dal sacrario del protofemminismo americano anni Settanta si alzano in New Hampshire le eroine delle battaglie di ieri per chiedere alle loro nipotine scettiche e recalcitranti di votare per Hillary Clinton.

 

La Carica per aiutare una coetanea in difficoltà contro Bernie Sanders è l’ultimo hurrah di una generazione di donne che hanno reso pensabile, addirittura possibile, l’ascensione di una di loro al vertice del potere politico. Ma ora vedono con orrore la possibilità che il coronamento di una vita possa sfuggire quando sembrava a portata di mano.

 

C’è qualcosa di drammatico, e intensamente personale, nella mobilitazione delle veterane e reduci dei movimenti femministi di ieri come Gloria Steinem o Madeleine Albright l’ex segretario di Stato, costrette a immergere gli stivali nel pantano nevoso del New Hampshire e puntellare Hillary contro Sanders, dominatore dei sondaggi locali e in furiosa rimonta anche in quelli nazionale, dove ormai la tallona per appena due insignificanti punti percentuali.

 

È una corsa, politica e materiale, condotta a colpi di autobus che sballottano le signore tra comizi, taverne, chiese, aule magne e illuminano la divisione che separa il femminismo storico dalle giovani di oggi.

gloria steinemgloria steinem

 

Quando la certezza che il suo genere le avrebbe garantito il voto delle donne, la maggioranza dell’elettorato, si è frantumata sotto le spallate del “socialista” Sanders, la “Clinton Machine”, la macchina politica dei Clinton ha chiesto l’aiuto delle sorelle affermate.

 

È arrivata Gloria Steinem, portando coraggiosamente i suoi 81 anni, la sua storia di cofondatrice di Ms, il primo periodico aggressivamente femminista, per guadagnarsi subito una slavina di improperi quando ha accusato le ragazze pro Sanders di essersi avvicinate a lui soltanto perché «intorno a Sanders si trovano i bei ragazzi». Una frase che, se pronunciata alla rovescia da un uomo, avrebbe condotto all’immediata crocifissione. Meno polemica la Albright, che con Bill Clinton fu segretario di Stato: ha puntato sull’esperienza di Hillary, nel confronto con l’inesperienza del suo avversario.

 

hillary clinton madeleine albright e corey bookerhillary clinton madeleine albright e corey booker

Ma la “Carica delle donne per Hillary” che ha raccolto sull’autobus senatrici come Debbie Stabenow del Michigan, Barbara Mikulski del Maryland, Kirsten Gillibrand di New York, Jeanne Shaheen del New Hampshire non soltanto non sembra convincere le giovani, che preferiscono Sanders a Clinton per 50 a 30. Al contrario, rischiano di cementare l’immagine dell’ex First Lady all’anatema dell’establishment, della “casta”. E del familismo. «Voterò per Sanders perché lui è il vero femminista », ha scritto Molly Ball su The Atlantic: «Essere femministi non è più semplicemente una questione di genere, ma di idee».

 

È uno scisma, tra giovani e meno giovani, che prova paradossalmente non la sconfitta, ma il successo dei movimenti per la parità di genere. Le ragazze di oggi, brontolano le femministe più anziane, danno per scontate le conquiste che noi abbiamo dovuto strappare coi denti una generazione fa, ma non lo sono affatto. «Sono viziate», accusa Gloria Steinem. «Non capiscono che soltanto il successo definitivo di una di noi, espugnando quel fortino maschilista che è la Casa Bianca, renderebbe irreversibili nostri successi».

 

Ma la risposta che le voci della Rete oppongono è crudelmente efficace ed efficacemente ingiusta: la Clinton è dove si trova perché è una Clinton e deve al proprio matrimonio il successo della carriera. Fu il marito, nume del Partito Democratico a imporre a Obama l’investitura alla moglie nel 2016 in cambio del suo sostegno nel 2008.

diane von furstenberg, melanne verveer, hillary rodham clinton, gloria steinem diane von furstenberg, melanne verveer, hillary rodham clinton, gloria steinem

 

Camille Paglia ha sentenziato: «Hillary è la proiezione del marito, che vuole attraverso di lei quel terzo mandato alla Casa Bianca che la Costituzione gli proibisce». E questo scatena il grande dilemma della campagna elettorale: l’intervento del sempre popolarissimo marito può smuovere voti come può confermare la dipendenza della moglie.

 

Resiste al richiamo di Hillary anche la più amata tra le donne di successo in politica oggi, la senatrice Elizabeth Warren del Massachusetts che brevemente accarezzò la possibilità di sfidare Clinton nelle Primarie. Rifiuta il proprio endorsement, la benedizione, alla rivale. «Le donne non votano per una donna soltanto perché è una donna, ma per i suoi programmi e la sua storia», disse in campagna elettorale due anni fa. Anzi, aggiunse con un’osservazione che i penalisti chiamati a scegliere le giurie popolari nei processi condividerebbero: «Noi donne siamo le giudici più spietate delle altre donne ».

 

bill e chelsea clinton in campagna per hillarybill e chelsea clinton in campagna per hillary

Sta diventando complicata, l’ultima carica per recuperare i voti delle figlie e delle nipotine scettiche tra i 18 e i 24 anni che magari vedono in Clinton anche quella madre dalla quale, prima ancora che dagli uomini, si sono dovute liberare. «Ma noi lo sappiamo — rassicura la senatrice Mikulski, clintoniana di ferro — che il lavoro di una donna non finisce mai».

 

 

4.“MA LA CLINTON NON PIACE ALLE GIOVANI: È COME LA MAMMA”

Anna Lombardi per “la Repubblica

 

«Attaccano Hillary Clinton sul piano personale, soccombendo a vecchi pregiudizi: come quello per cui una donna che scala il potere ha qualcosa da nascondere. Ma non dovremmo parlare di come fa politica?». Susan Faludi, 56 anni, è la scrittrice femminista americana — premio Pulitzer nel 1991 — autrice del famoso saggio Contrattacco. La guerra non dichiarata contro le donne.

 

hillary clinton hillary clinton

«Mi colpisce che gli attacchi peggiori arrivino da una certa ala democratica più che dai conservatori. E pensare che questa potrebbe segnare davvero una nuova stagione per le donne in politica».

 

Le giovani sembrano preferire Sanders alla Clinton: perché?

«In un saggio di qualche tempo fa intitolato American Electra parlai di “matricidio femminista rituale”. Le giovani generazioni guardano alle ex attiviste degli anni Sessanta — e Hillary è una di quelle — come alle loro madri: le considerano noiose, egoiste e dominatrici. E le rifiutano».

 

Cosa contestano a Hillary?

«Una delle cose che si sente dire più spesso è che non si capisce cosa pensa. Come se una donna in pubblico dovesse rivelare più di un uomo. È però evidente che così c’è un doppio standard: sappiamo forse chi è davvero Bernie Sanders, o, dall’altro lato, Marco Rubio e Ted Cruz?».

hillary clintonhillary clinton

 

È dunque vero che le donne non sono con lei?

«Le donne della classe media e le lavoratrici la sostengono: guardano alla piattaforma politica, più che all’estetica. A detestarla sono semmai le donne che scrivono sui giornali o che sono anche loro in politica. Donne che per background e stato sociale le somigliano e da cui ti aspetteresti più sostegno. Invece non vogliono rispecchiarsi in lei».

 

Non sarà anche colpa di una strategia politica che fa della Clinton un personaggio ambiguo, un po’ maschiaccio e un po’ nonna?

bernie sanders hillary clintonbernie sanders hillary clinton

«Gli americani hanno sempre guardato ai presidenti come a supereroi: non pensano si possa semplicemente essere qualificati per quel mestiere. A Hillary è richiesto di mostrarsi più dura di quel che è. Allo stesso tempo, deve anche essere femminile: dolce e accogliente. Ecco perché per una donna, la sfida presidenziale è molto più difficile».

 

 

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