SIAMO TUTTI MATTARELLI – PARTE LA CORSA PER SALIRE SUL COLLE COL VINCITORE – PER LA POLTRONA DI SEGRETARIO GENERALE CI SONO UGO ZAMPETTI, ALESSANDRO PAJNO E PEPPE BUSIA – COME CONSIGLIERE MILITARE SFIDA TRA GIAMPAOLO DI PAOLA E ROLANDO MOSCA MOSCHINI

Ma. Pa. per “Il Fatto Quotidiano

 

   È il tempo della speranza, il tempo delle telefonate e degli sms, il tempo in cui una porta che sembrava chiusa può improvvisamente spalancarsi. È il tempo in cui si decide chi accompagnerà Sergio Mattarella nel suo settennato al Colle, nomine fiduciarie che verranno decise nelle prossime settimane e valgono un’intera carriera (e non certo solo per i generosi stipendi della presidenza della Repubblica). È la carica dei “mattarelli”, una corsa spietata soprattutto perché avviene nel silenzio e facendo finta di occuparsi d’altro.

 

BOLDRINI ZAMPETTI BOLDRINI ZAMPETTI

   LA POLTRONA PIÙ AMBITA è, ovviamente, quella oggi occupata da Donato Marra: segretario generale del Quirinale, il piccolo re che amministra il più alto e importante dei Sette Colli. La relativa lateralità del neo presidente rende le sorprese sempre possibili, ma per ora la corsa sembra essere a tre.

 

Il primo nome è quello più sorprendente: Ugo Zampetti, fino a qualche settimana fa segretario generale della Camera, carica che ricopriva fin dalla lontana presidenza di Luciano Violante. In questi giorni l’eterno gran commis di Montecitorio accredita una vicinanza con Sergio Mattarella. Lo ha raccontato anche Franco Bechis su Libero: amici i genitori, amici Sergio e Ugo, adusi fino a qualche anno fa a frequentare insieme la messa domenicale a Sant’Andrea delle Fratte, che ci sta sempre bene visto che la chiesa è vicina all’attuale sede del Pd, nota come Nazareno.

 

mattarellamattarella

In corsa ci sono però anche due professionisti i cui nomi sono tradizionalmente più vicini a quello di Mattarella: in pole position è considerato Alessandro Pajno, 66 anni, palermitano pure lui, oggi presidente di sezione del Consiglio di Stato, un decennio (gli anni Ottanta) da capo di gabinetto in vari ministeri e, a quello dell’Istruzione, anche con Sergio Mattarella. Terzo nome, anche se sarebbe una scelta davvero inusuale data la giovane età, Giuseppe (Peppe) Busìa: classe 1969, attualmente segretario generale del Garante della Privacy (che poi è Antonello Soro, altro democristiano del Pd), già tra i garanti delle primarie democratiche del 2007, quelle che incoronarono Walter Veltroni.

 

Altra figura importante è quella del portavoce. I nomi in corsa sono sostanzialmente due. Il favorito è Gianfranco Astori, classe 1948, deputato democristiano per tre legislature, sottosegretario ai Beni culturali nei governi De Mita, Goria e Andreotti, consigliere di Mattarella al ministero della Difesa, ex direttore dell’agenzia di stampa cattolica Asca. L’altro nome è quello di Giovanni Grasso, giornalista di Avvenire vicino alla sinistra dc, già portavoce del ministro Andrea Riccardi, che l’anno scorso ha dato alle stampe il libro Piersanti Mattarella, da solo contro la mafia.

GIAMPAOLO DI PAOLA E GIULIO TERZI GIAMPAOLO DI PAOLA E GIULIO TERZI

 

Molti sono i “mattarelli” che sperano pure in Parlamento. Alla Camera, per dire, c’è Francesco Saverio Garofani, 52enne franceschiniano, che fu il giovane direttore designato da Gerardo Bianco e Sergio Mattarella (all’epoca capi del Ppi) per rifondare il quotidiano dc Il Popolo dopo averlo sottratto a Rocco Buttiglione, che col Cdu aveva scelto di sostenere Silvio Berlusconi.

 

Tutta la corrente che fa capo al ministro dei Beni culturali, comunque, si sente legittimata a sperare: fuori dal Parlamento, per dire, c’è Roberto Di Giovan Paolo, che come il capobastone bazzica la sinistra dc dalla metà degli anni Ottanta, da quando cioè Ciriaco De Mita s’inventò la “quinta generazione” democristiana. Spera in un ruolo anche Nino Rizzo Nervo, ex membro del cda Rai, altro “mattarello” da tempi non sospetti, come pure legittimamente la generazione di cronisti allevati dal capo dello Stato al Popolo (anche lui fu direttore). Un nome su tutti: Tiziana Ragni, che lavora a palazzo Chigi nell’ufficio comunicazione.

 

   Profili tecnici autorevoli hanno pure Daniele Cabras, figlio dell’ex deputato della sinistra dc Paolo, oggi direttore del neonato Ufficio parlamentare di bilancio, che fu consigliere alla Difesa con Mattarella, e Simone Guerrini, manager in Selex (Fin-meccanica), già capo dei giovani democristiani e pure lui collaboratore del nuovo capo dello Stato a palazzo Chigi e alla Difesa.

 

Rolando Mosca Moschini saluta Marina Maccanico Rolando Mosca Moschini saluta Marina Maccanico

SPERA IN UNA CHIAMATA al legislativo del Quirinale Roberto Traversa, funzionario del gruppo Pd alla Camera, che lavorò con Mattarella quando era capogruppo del Ppi. Discorso a parte, in questa breve rassegna, meritano i generali desiderosi di assumere il ruolo (ambitissimo) di consigliere militare: in prima fila ci sono l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, già ministro con Monti, capo di Stato maggiore della Difesa e che fu capo di gabinetto di Mattarella nei governi D’Alema e Amato; altro nome caldo è quello di Rolando Mosca Moschini, già al Quirinale con Napolitano e che proprio Mattarella nominò capo di Stato maggiore della Difesa.

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…