piercamillo davigo renzi

SOGNANDO MANI PULITE - DAVIGO PRETENDE L'INDIPENDENZA DEI MAGISTRATI E POI DICE: ''I POLITICI RUBANO PIÙ DI PRIMA, MA ORA NON SI VERGOGNANO'' - CHIRICO: 'GRILLISMO QUALUNQUISTA' (I GRILLINI INFATTI LO DIFENDONO) - PURE L'EX CAPO DELL'ANM LO BASTONA: ''GENERALIZZAZIONI E NOSTALGIA DEL PASSATO'

1.IL GRILLISMO QUALUNQUISTA DI PIERCAMILLO DAVIGO

 Annalisa Chirico per www.formiche.net

 

L'intervento di Annalisa Chirico, presidente del movimento Fino a prova contraria-Until proven guilty, che commenta criticamente l'intervista rilasciata dal nuovo presidente dell'Anm al Corriere della Sera

 

 

annalisa chiricoannalisa chirico

È il potere fascinatorio del grillismo, seduce persino le menti più brillanti. Le parole di Davigo trasudano demagogia e qualunquismo, fa di tutta l’erba un fascio, spara nel mucchio per delegittimare la politica in quanto tale. Dalla toga simbolo di Tangentopoli ci aspetteremmo maggiore continenza. E dalla politica un sussulto di dignità.

 

Come da accordo correntizio, Davigo guiderà l’Anm per un solo anno ma sarà certamente un anno scoppiettante giacché gli stessi magistrati che reclamano l’indipendenza dalla politica a ogni piè sospinto non fanno altrettanto con il mondo dell’informazione. In pochi giorni Davigo ha sparato i fuochi d’artificio con diverse interviste il cui bersaglio privilegiato è sempre uno, la classe politica.

 

piercamillo davigopiercamillo davigo

Quanto al modello francese esaltato da Davigo, noi di Fino a prova contraria siamo favorevoli: separazione delle carriere e pm che rispondono all’esecutivo. Noi crediamo nella separazione dei poteri perché, come insegna Montesquieu, solo il potere arresta il potere. E nessuno detiene il monopolio della moralità. Sono in corso diverse inchieste che coinvolgono magistrati accusati di corruzione e reati gravi, l’antimafia scricchiola persino in Sicilia. Eppure nessuno si sognerebbe di dire che tutti i magistrati siano dei lestofanti.

 

 

2.CORRUZIONE: PALAMARA A DAVIGO, NO ALLE GENERALIZZAZIONI

 (ANSA) - "Di fronte a fatti di corruttela la magistratura deve intervenire", ma "le generalizzazioni a me non piacciono". Così l'ex presidente dell'Anm Luca Palamara, intervistato da Unomattina, replica all'intervista sul Corriere della Sera all'attuale leader del sindacato delle toghe Piercamillo Davigo.

 

"Lo Stato deve dare una risposta molto ferma e forte sul tema della corruzione, soprattutto adottando quelle modifiche che ancora chiediamo per far funzionare meglio il processo penale, ad esempio intervenendo sulla disciplina della prescrizione evitando che tanti processi siano inutili e vadano al macero", ha tra l'altro osservato Palamara. Ma "non bisogna avere nostalgia del passato".

Piercamillo DavigoPiercamillo Davigo

 

3.PALAMARA A DAVIGO, NON ALIMENTARE SCONTRO CON POLITICA

 (ANSA) - "Non e' il momento di alimentare un inutile scontro tra politica e magistratura", "non bisogna avere nostalgia del passato". Così l'ex presidente dell'Anm Luca Palamara, oggi presidente della Sesta Commissione del Csm, replica all'intervista sul Corriere della Sera all'attuale leader dell'Anm Piercamillo Davigo.

 

luca palamaraluca palamara

"Dobbiamo ribadire con forza il tema dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e chiedere alla politica di essere messi nelle condizioni di lavorare ma non dobbiamo cadere nella trappola del conflitto, che spesso ha tanti nostalgici" ha detto ancora Palamara. "Portare la magistratura sul tema del conflitto fa notizia", ma "noi dobbiamo evitare di essere trasportati su questo terreno". Pur esprimendo le sue critiche all'attuale presidente dell'Anm, Palamara ha riconosciuto il "ruolo importante" che ha svolto Davigo nella "storia giudiziaria di questo Paese".

 

4.CORRUZIONE: VERINI (PD), DAVIGO TIRA PUGNI DA SOLO SUL RING

 (ANSA) - "Nell'intervista al Corriere della sera Piercamillo Davigo si è costruito un ring dove tira cazzotti da solo. Perché, a chi giova?". Walter Verini, capogruppo Pd della commissione Giustizia di Montecitorio. "L'impressione fortissima è che Davigo sia rimasto agli anni in cui le maggioranze politiche facevano leggi ad personam e davvero non volevano l'indipendenza della magistratura. Oggi non è più così e non esiste più un nemico da colpire. Questo Parlamento e questo governo hanno fatto buone leggi per la legalità,

DI BATTISTADI BATTISTA

 

 

5.CORRUZIONE:DI BATTISTA, PD CONTRO DAVIGO, HA CODA DI PAGLIA?

 (ANSA) - Per queste parole il PD è insorto. Avranno mica la #codadipaglia? #MafiaCapitale #trivellopoli #expoemose". Lo scrive Alessandro Di Battista su twitter postando un'immagine con una frase a firma di Piercamillo Davigo: "I politici non hanno smesso di rubare. Hanno smesso di vergognarsi".

 

 

6.DAVIGO: «I POLITICI RUBANO PIÙ DI PRIMA MA ADESSO NON SI VERGOGNANO»

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera

 

Piercamillo Davigo — consigliere presso la Cassazione, nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati — 24 anni fa era nel pool di Mani Pulite.

Dottor Davigo, com’è cambiata l’Italia da allora?

«Con i colleghi stracciammo il velo dell’ipocrisia. E questo ha peggiorato le cose».

 

Vale a dire?

GHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGO jpegGHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGO jpeg

«La Rochefoucauld diceva che l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Nella Prima Repubblica se non altro si riconosceva la superiorità della virtù. Quando Tanassi fu arrestato e parlò di “delitto politico”, io non capivo cosa dicesse. Poi ho realizzato che forse intendeva dire: “È un delitto politico perché vado in galera solo io”. Noi magistrati siamo come i cornuti: siamo gli ultimi a sapere le cose; perché quando le sappiamo partono i processi».

 

E partì Mani Pulite.

«Dopo l’arresto di Mario Chiesa, Craxi disse che a Milano non un solo dirigente del Psi era stato condannato con sentenza definitiva, fino al “mariuolo”. Nessuno esplose in una fragorosa risata. Il velo dell’ipocrisia teneva ancora».

 

E ora?

«Non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo: “Con i nostri soldi facciamo quello che ci pare”. Ma non sono soldi loro; sono dei contribuenti».

 

«Non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti». Lo disse davvero?

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«Certo. In un contesto preciso. Ma mi citano fuori contesto per farmi passare per matto».

 

Qual era il contesto?

«Appalti contrattati tra partiti e imprese: chiunque avesse avuto un ruolo in quel sistema criminale non poteva essere innocente; uno onesto nel sistema non ce lo tenevano. Prenda la Metropolitana Milanese. Costruita da imprese associate, con una capogruppo che raccoglieva il denaro da tutte le aziende e lo versava a un politico che lo divideva tra tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione. Di giorno fingevano di litigare; la notte rubavano insieme».

 

Voi però l’opposizione non l’avete colpita.

Davigo si inalbera: «Non è vero! Questa è una leggenda diffusa ad arte per screditarci! Io stesso condussi una perquisizione a Botteghe Oscure!».

 

Ma Forlani si dimise, Craxi morì ad Hammamet. Occhetto e D’Alema restarono al loro posto.

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«Forlani fece una figuraccia al processo Enimont. Su Craxi si trovarono le prove, infatti fu condannato. Su altri non trovammo le prove. Il Pci era finanziato dalle coop in modo dichiarato e quindi legittimo. Ma a Milano, dove partecipavano alla spartizione delle tangenti, abbiamo mandato sotto processo diversi dirigenti comunisti».

 

Il Paese era con voi.

«Gli italiani non hanno mai avuto una grande considerazione di sé: siamo gli unici a dire di noi stessi cose terribili nell’inno nazionale, “calpesti”, “derisi”, “divisi”. All’epoca sembrò che tutto potesse cambiare. Ricordo un’intervista ai volontari che friggevano le salamelle alla festa dell’Unità; erano i primi a volere in galera i dirigenti che li avevano traditi. Ma cominciò presto il coro opposto: “E gli altri, perché non li avete presi?”».

 

Oggi la situazione è come allora?

«È peggio di allora. È come in quella barzelletta inventata sotto il fascismo. Il prefetto arriva in un paese e lo trova infestato di mosche e zanzare, e si lamenta con il podestà: “Qui non si fa la battaglia contro le mosche?”. “L’abbiamo fatta — risponde il podestà —. Solo che hanno vinto le mosche”. Ecco, in Italia hanno vinto le mosche. I corrotti».

 

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Davvero pensa questo del nostro Paese?

«È il rimprovero che mi fece Vladimiro Zagrebelski. Al Csm erano ospiti 35 magistrati francesi, che mi chiesero di Tangentopoli. Risposi che nel 1994 erano crollati cinque partiti, tra cui quello di maggioranza relativa e tre che avevano più di cent’anni. Però noi eravamo stati come i predatori che migliorano la specie predata: avevamo preso le zebre lente, ma le altre zebre erano diventate più veloci. Avevamo creato ceppi resistenti all’antibiotico. Perché dovemmo interrompere la cura a metà».

 

Fu Berlusconi a fermarvi?

«Cominciò Berlusconi, con il decreto Biondi; ma nell’alternanza tra i due schieramenti, l’unica differenza fu che la destra le fece così grosse e così male che non hanno funzionato; la sinistra le fece in modo mirato. Non dico che ci abbiano messi in ginocchio; ma un po’ genuflessi sì».

 

Ad esempio?

RENZI ALFANORENZI ALFANO

«La destra abolì il falso in bilancio, attirandosi la condanna della comunità internazionale. La sinistra, stabilendo che i reati tributari erano tali solo se si riverberavano sulla dichiarazione dei redditi, introdusse la modica quantità di fondi neri per uso personale. E nessuno obiettò nulla».

 

Con Renzi come va?

«Questo governo fa le stesse cose. Aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti, con la scusa risibile che i pensionati non hanno dimestichezza con le carte di credito; ma lei ha mai visto un pensionato che gira con tremila euro in tasca?».

 

Renzi ricorda spesso di aver aumentato le pene e di conseguenza la prescrizione per i corrotti.

«Ma prendere i corrotti è difficilissimo. Nessuno li denuncia, perché tutti hanno interesse al silenzio: per questo sarei favorevole alla non punibilità del primo che parla. Il punto non è aumentare le pene; è scoprire i reati. Anche con operazioni sotto copertura, come si fa con i trafficanti di droga o di materiale pedopornografico: mandando i poliziotti a offrire denaro ai politici, e arrestando chi accetta. Lo diceva anche Cantone; anche se ora ha smesso di dirlo».

 

Perché Cantone ha smesso di dirlo?

«Lo capisco. E non aggiungo altro».

 

renzi cantonerenzi cantone

Quindi si ruba più di prima?

«Si ruba in modo meno organizzato. Tutto è lasciato all’iniziativa individuale o a gruppi temporanei. La corruzione è un reato seriale e diffusivo: chi lo commette, tende a ripeterlo, e a coinvolgere altri. Questo dà vita a un mercato illegale, che tende ad autoregolamentarsi: se il corruttore non paga, nessuno si fiderà più di lui. Ma se l’autoregolamentazione non funziona più, allora interviene un soggetto esterno a regolare il mercato: la criminalità organizzata».

 

Com’è la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati?

«L’unica conseguenza è che ora pago 30 euro l’anno in più per la mia polizza: questo la dice lunga sulla ridicolaggine delle norme. Tutti abbiamo un’assicurazione. Non siamo preoccupati per la responsabilità civile, ma per la mancanza di un filtro. Se contro un magistrato viene intentata una causa, anche manifestamente infondata, gli verrà la tentazione di difendersi; ma così non farà più il processo, e potrà essere ricusato. È il modo sbagliato per affrontare un problema serio: perché anche i magistrati sbagliano».

 

raffaele cantoneraffaele cantone

Renzi viene paragonato ora a Craxi, ora a Berlusconi. Lei che ne pensa?

«Non mi piacciono i paragoni».

 

E del caso Guidi cosa pensa?

Davigo sorride: «Non ne parlo perché se capita a me in Cassazione poi mi ricusano».

 

«Non ci sono troppi prigionieri; ci sono troppe poche prigioni». Autentica anche questa?

«Sì. Ma non è una mia opinione; è un dato oggettivo. L’Italia è il Paese d’Europa che ha meno detenuti in rapporto alla popolazione. Ed è il Paese della mafia, della ‘ndrangheta, della camorra, della sacra corona; e della corruzione diffusa. Certo che servono nuove carceri. Con le frontiere ormai evanescenti, i Paesi con una repressione penale più forte esportano crimine; quelli con una repressione penale più debole lo importano».

matteo renzi federica guidimatteo renzi federica guidi

 

L’Italia lo importa.

«Una volta a San Vittore trovai un borseggiatore cileno. Era stato arrestato quattro volte in un mese. Mi accolse con un sorriso: “Che bel Paese, l’Italia!”. Prima era stato arrestato a Ottawa ed era stato in galera due anni».

 

In Italia ci sono troppi avvocati?

«In una riunione europea degli Ordini professionali il presidente di turno ha detto che nell’Ue ci sono quasi 900 mila avvocati; e un terzo sono italiani. I più interessati al numero chiuso a giurisprudenza dovrebbero essere gli avvocati; se non altro per tutelare i loro redditi».

 

E ci sono troppi pochi magistrati?

«Ne mancano un migliaio. Ma non è un mestiere facile: ogni anno facciamo un concorso con 20 mila domande per 350 posti, e non riusciamo ad assegnarli tutti. Non è che ci sono pochi magistrati; è che ci sono troppi processi».

 

Come ridurli?

AVVOCATIAVVOCATI

«In Italia tutte le condanne a pene da eseguire vengono appellate; in Francia solo il 40%. Sa perché? Perché in Francia si può emettere in appello una condanna più severa rispetto al primo grado. Facciamo così anche in Italia, e vedrà come si decongestionano le corti d’appello».

 

Ci sono troppi magistrati in politica?

«Secondo me i magistrati non dovrebbero mai fare politica. Perché sono scelti secondo il criterio di competenza; e avendo guarentigie non sono abituati a seguire il criterio di rappresentanza. Per questo i magistrati sovente sono pessimi politici».

 

 

 

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