SPIA E LASCIA SPIARE, RAPISCI E LASCIA RAPIRE - MATTARELLA SI RICORDA DELL'ACCORDO TRA OBAMA E NAPOLITANO E GRAZIA I DUE AGENTI CIA CONDANNATI PER IL CASO ABU OMAR - GLI AGENTI ITALIANI, DA POLLARI IN GIU', SI ERANO SALVATI DAI PROCESSI COL SEGRETO DI STATO. QUELLI STRANIERI ERANO STATI CONDANNATI (E MAI ESTRADATI, OF COURSE)

1. NUOVA SVOLTA NEL CASO ABU OMAR MATTARELLA GRAZIA DUE AGENTI CIA

Ugo Magri per “la Stampa

 

mattarella in oman con la marina militare italiana  5mattarella in oman con la marina militare italiana 5

Una decisione facile da comprendere e due invece assai più complesse, che mettono in gioco gli stessi principi per i quali chiediamo all' India di liberare i nostri marò: si tratta dei tre provvedimenti di grazia firmati ieri da Sergio Mattarella. Con il primo il presidente ha mitigato una pena del tutto spropositata che riguardava Massimo Romani, arrestato in Thailandia con degli stupefacenti e condannato secondo le leggi di quel paese a 40 anni di carcere.

abu omar abu omar

 

Romani ne ha scontati quasi 8 in un penitenziario italiano, e sono già tantissimi a fronte di quelli che trascorre mediamente dietro le sbarre chi commette in Europa lo stesso reato. Il Capo dello Stato ha esaminato la pratica, ha considerato che Romani si è comportato da detenuto modello, ha ottenuto dal ministro Orlando il via libera alla clemenza. Senza sminuirne la portata, l' eccesso da correggere era davvero macroscopico.

 

Molto più controversa la vicenda che sta dietro gli altri due provvedimenti di grazia.

Riguardano Betnie Medero e Robert Seldon Lady, entrambi cittadini Usa e agenti della Cia. Nel 2003 avevano partecipato a una «extraordinary rendition», cioè al sequestro dell' imam Abu Omar che venne rapito a Milano e imprigionato in Egitto.

 

DIVERSO TRATTAMENTO

abu omar abu omar

In quella brutta storia gli americani non agirono da soli, vennero aiutati dai servizi segreti italiani. Con la differenza però che, nel caso delle nostre «barbe finte», fu fatto valere il segreto di Stato, dunque furono tutte quante assolte. I 22 agenti d' oltreoceano vennero invece condannati nel 2012. Per la Casa Bianca si trattò di una grossa ingiustizia, e non solo per la disparità di trattamento, ma in quanto tutti agivano su mandato del governo a stelle e strisce.

 

Secondo l' amministrazione Usa, il caso andava risolto nell' ambito dei rapporti tra paesi alleati e non a colpi di sentenze. In fondo, è un argomento simile a quello che proprio l' Italia sta cercando di opporre alla giustizia indiana per quanto riguarda i due fucilieri di marina. Consapevole di tutto ciò, il 5 aprile 2013 Giorgio Napolitano aveva concesso la grazia all' unico militare Usa coinvolto, il colonnello Joseph Romano. La speranza era (e forse rimane) che nelle varie sedi internazionali gli Stati Uniti ci dessero una mano a ottenere la libertà per Latorre e Girone.

 

il mandato di cattura internazionale di Robert Lady spiccato dal Tribunale di Milanoil mandato di cattura internazionale di Robert Lady spiccato dal Tribunale di Milano

VALENZA SIMBOLICA

Sono tutte considerazioni che il giurista Mattarella ha di sicuro soppesato, nell' atto di clemenza per la Madero (una semplice segretaria) e per Lady. Nel primo caso è stato condonato un residuo di 3 anni; nel secondo ne sono stati tolti 2 in considerazione del trattamento più generoso a suo tempo ottenuto dal «boss» di Seldon Lady, cioè Jeff Castelli, il quale fu punito appunto con 2 anni meno del suo sottoposto. La clemenza per gli agenti Usa avrà una valenza più simbolica che concreta. Entrambi lasciarono l' Italia prima della sentenza definitiva, dunque non ci sarebbe modo di far scontare loro la pena.

 

L' unico potenziale bersaglio di un mandato di cattura internazionale sarebbe stato Seldon Lady, che in effetti fu arrestato a Panama. Ma invece di consegnarcelo, il governo panamense lo spedì negli Usa da dove l' ex capo-sede milanese della Cia non si è più mosso. Nel frattempo Obama ha messo fine ai rapimenti illegali dell' era Bush, insomma il mondo è parecchio cambiato.

 

 

2. "INGANNATO DAL COLLEGA DI ROMA" COSÌ SI È SEMPRE DIFESO SELDON LADY - "CASTELLI DISSE CHE C' ERA L' ACCORDO CON GLI ITALIANI, MENTIVA"

Paolo Mastrolilli per “la Stampa

 

abu omar abu omar

Robert Seldon Lady era il capo della Cia a Milano, ed era stato condannato come responsabile della squadra che aveva gestito la «extraordinary rendition» di Abu Omar. Lui, in sostanza, aveva coordinato la cattura dell' imam e il suo trasferimento in Egitto. Là poi era stato interrogato e, secondo la denuncia di Omar, torturato dagli investigatori locali.

 

In un' intervista fatta quando aveva presentato la richiesta di grazia, Lady ci aveva spiegato così la sua posizione: «Il procuratore Spataro ha fatto un ottimo lavoro, ma basato su informazioni false. A quella operazione parteciparono molte più persone delle 23 condannate, e i ruoli erano diversi da quelli emersi nei processi. Molti agenti coinvolti sono venuti apposta dall' estero, e nessuno li ha mai identificati. Io non mi sono potuto difendere, perché per legge non potevo chiamare testimoni e rivelare ciò che sapevo». Ieri il procuratore, dopo la notizia della grazia, ha fatto sapere di non voler commentare.

Segreto di Stato berlusconi e pollari Segreto di Stato berlusconi e pollari

 

Abu Omar Abu Omar

Secondo Lady la cattura di Abu Omar era stata ordinata da «Jeffrey Castelli, capo della Cia a Roma, con l' approvazione di Condoleezza Rice e il direttore della Cia Tenet. Castelli voleva fare carriera, e così pensava di diventare un eroe.

 

Ne aveva parlato con il capo dei servizi Pollari, che però era contrario». M a Castelli, continuava Seldon Lady, «imbrogliò anche Washington, dicendo che gli italiani avevano dato un tacito assenso. Nessuno si preoccupò di verificare con Pollari, Berlusconi o Letta. Quindi imbrogliò anche noi, assicurandoci che l' operazione era legale. Io non ero d' accordo, e lo dissi.

 

IL POLLARI DELLA SITUAZIONE IL POLLARI DELLA SITUAZIONE

Stavo conducendo un' inchiesta su Abu Omar con la Digos, e se ci avessero lasciato finire, nel giro di tre mesi lo avremmo arrestato legalmente. Avevamo le prove che voleva, come dicevano nella sua moschea, «portare la violenza nelle strade d' Europa». Reclutava, addestrava e finanziava i terroristi. Stava preparando un' azione coordinata, tipo gli attacchi di Madrid e Londra, che avrebbe potuto colpire Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna, dove gli estremisti islamici erano particolarmente irritati per un dipinto della cattedrale che insultava Maometto».

Gianni Letta e Silvio Berlusconi Gianni Letta e Silvio Berlusconi

 

«Attacchi sventati» Quindi Lady aveva avvertito: «Abbiamo sventato insieme molti attacchi, come quello che preparava Abu Omar, in Italia e in Europa. La minaccia contro l' Italia è costante, ogni giorno c' è qualcuno che vorrebbe colpirvi. Vi salvate perché siete protetti da una polizia straordinaria, ma tra i danni provocati da questo caso c' è l' incrinazione della collaborazione tra noi e voi».

 

 

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”