SULLA TESTA DI “PAOLINO” LA TREGUA CON I “CORVI”? - IL FURTO DI DOCUMENTI DALLE SEGRETE STANZE PUÒ COSTARE AL MAGGIORDOMO DEL PAPA UNA CONDANNA DA 1 A 6 ANNI - MA SE INIZIA A ‘GRACCHIARE’ FACENDO NOMI E COGNOMI E SVELANDO I MANDANTI, DOPO UNA CONDANNA MITE POTREBBE ESSERE GRAZIATO DA RATZINGER ED ESILIATO IN ITALIA - SUL DESTINO DI PAOLO GABRIELE, PER ORA UNICO CORVO ESPIATORIO, POTREBBE ESSERE TRATTATA UNA TREGUA ARMATA TRA BERTONE E I SUOI NEMICI…

Giacomo Galeazzi per "la Stampa"

Per ora Paolo Gabriele resta in cella. Sua moglie e i tre figli abitano lì a pochi metri dalla Gendarmeria dov'è è recluso da due settimane. Nella stessa palazzina di via Sant'Egidio vivono la governante di Ratzinger, Ingrid Stampa e il ghostwriter papale monsignor Giampiero Gloder. Un gendarme all'ingresso vigila sulla loro privacy. La moglie del maggiordomo esprime il dolore per quel mercoledì di due settimane fa in cui «lo hanno portato via alle quattro di pomeriggio, da allora è lì in caserma e chissà quando uscirà». «E' solo il primo dei numerosi interrogatori», spiegano in Segreteria di Stato a poche ore dall'apertura dell'istruttoria formale contro l'aiutante di camera del Pontefice.

E aggiungono: «Con tutti i documenti riservati che aveva in casa, la sua posizione è pesante». «Il Papa può graziarlo in qualunque momento», specifica padre Federico Lombardi.

In Vaticano si applica il codice di procedura penale del 1913 e a «Paoletto» è stata sollevata l'imputazione di furto aggravato in quanto reato commesso da persona che frequentava abitualmente l'abitazione del derubato (il Papa). Cioè, abuso di fiducia. Dunque, collabora con i magistrati l'aiutante di camera sospettato di essere il «corvo».

Un interrogatorio lungo, durato diverse ore, in due tranche (mattina e pomeriggio). Per l'accusa di furto aggravato, in caso di condanna, rischia una pena da uno a sei anni. In Curia lo descrivono come un uomo che, pur nella sua posizione di membro della «famiglia pontificia», parlava tanto, aveva molti contatti e interlocutori dentro e fuori i confini della Città leonina: parlava con monsignori, cardinali, amici fuori dal Vaticano, tra cui anche giornalisti.

Raccontava cose riguardanti il Papa, si incontrava anche nei bar all'esterno del Vaticano, e in più si era abituato, dicono nelle Sacre Stanze, a fare fotocopie di tutto, di tutto quello che passava, dialogava con più persone. Vengono riferiti suoi contatti e rapporti di amicizia con officiali della Segreteria di Stato. Ma anche con almeno un paio di cardinali di primissimo piano nella Curia romana, con cui intratteneva molte conversazioni. Insomma, a più persone faceva confidenze, magari anche su cosa accadeva nell'Appartamento.

E si tratta di tutti contatti su cui ora si concentra l'attenzione sia degli inquirenti impegnati nell'indagine penale, sia della Commissione incaricata dal Papa e presieduta dal cardinale giurista Julian Herranz, non a caso composta da porporati, gli unici autorizzati a indagare sui pari grado.
Ad accorgersi che qualcosa non funzionava è stato il segretario personale del Papa, Gaenswein, il quale, prima che Gabriele venisse arrestato, ha avuto con lui un animato colloquio, essendosi accorto che dal suo tavolo mancavano carte che erano lì poco prima.

E tra i documenti trafugati (trovati in gran quantità in casa di Gabriele) vi sarebbero non poche carte gestite proprio da don Georg. Contesta invece l'accusa di ricettazione che il Vaticano ha ventilato verso chi ha pubblicato i documenti riservati il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore del libro «Sua Santità». «Si presuppone che le fonti avrebbero rubato i documenti originali e che questi siano stati passati ai giornalisti. Tutti i documenti li ho ricevuti in fotocopia. Gli originali devono essere in Vaticano. La cessione di fotocopie non è reato». In Curia non sfugge che i documenti del libro vanno dal 2006 (anno in cui Gabriele prende il posto di Gugel) a dicembre scorso. «Dopo la condanna, scontata ma mite, e il quasi certo perdono papale, scatterà il licenziamento», si osserva.

 

PAOLO GABRIELE COPRE LE SPALLE DEL PAPA jpegratzinger Ingrid Stampa Ingrid stampa Giampiero Gloder jpegIngrid stampa

Ultimi Dagoreport

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…