SULLE ALTURE DEL DOLAN - AVREMO IL PAPA DI NEW YORK CITY? LA FINALE DEL CONCLAVE POTREBBE ESSERE USA-BRASILE - BERTONE E SODANO COSTRETTI AD ALLEARSI PER CONTRASTARE GLI AMERICANI: L’ANTI-DOLAN POTREBBE ESSERE L’ARCIVESCOVO MEZZO-TEDESCO DI SAN PAOLO, ODILO PEDRO SCHERER - LA “BASE” SPONSORIZZA L’ARCIVESCOVO DI BOSTON, O’MALLEY, CAPPUCCINO ONNIPRESENTE SUL WEB - IL VOTO ELETTRONICO METTE IN CRISI I MONSIGNORI…

Franco Bechis per "Libero"

Se il buongiorno si vede dal pre-conclave, l'attesa di una elezione a breve del successore di Benedetto XVI rischia di essere assai lunga. Anche ieri durante le congregazioni generali che si tengono sia mattino che pomeriggio, nessuno ha rischiato di fare mettere ai voti la proposta di una data entro cui iniziare il conclave. Fumata nera per l'inizio, cosa che rende ancora più ingarbugliata la strada verso la vera fumata bianca. La data del conclave non viene messa ai voti per paura che sia bocciata dai più. Magari perché la maggioranza dei cardinali pensa che non sia ancora matura la discussione.

Anche però per un timore inconfessabile: che i cardinali non sappiano votare quello che davvero desiderano. Tra le novità di quest'anno nella congregazione generale c'è quella del voto elettronico: premi un pulsante per dire sì, uno per dire no, un altro per astenerti sulla proposta. Molti cardinali più giovani e soprattutto quelli che vengono da oltre oceano se la cavano egregiamente con le tecnologie e l'elettronica. Gli italiani in genere sono un disastro, e anche alcuni europei non capiscono bene che tasto pigiare. Il rischio di un voto fasullo quindi è alto.

Ma oggi qualcuno dovrà prendere il coraggio a quattro mani e mettere ai voti una data: quella di lunedì secondo chi vuole accelerare i tempi, uno dei giorni di metà o fine settimana per chi invece pensa sia meglio parlarsi ancora e soprattutto conoscersi. Se per la data siamo al caro amico, figurarsi sulla scelta del nuovo Papa. Dopo i primi giorni delle congregazioni e soprattutto dopo i primi incontri informali fra i grandi elettori, però qualcosa si sta già delineando almeno per le prime votazioni.

Si è parlato più volte di un contrasto interno al collegio dei cardinali (in questo momento allargato anche agli ultraottantenni che però non prenderanno parte al conclave) fra curiali e anticuriali. Qualcuno ha addirittura immaginato in questo schema un'alleanza fra i due uomini che stanno guidando il pre-conclave: il cardinale camerlengo Tarcisio Bertone (segretario di Stato uscente) e il decano del collegio Angelo Sodano. Vero che i due sono uniti dall'idea di evitare un Papa eccessivamente riformatore della Curia, convinti che sia proprio quella il cemento che ha consentito la storia della Chiesa. Ma oltre questo comune interesse, nessuna alleanza.

I sodaniani stanno cercando di organizzare un gruppo di voto fin dal primo giorno del conclave per l'arcivescovo di San Paolo Odilo Pedro Scherer, che - ormai è certo - sarà uno dei candidati più citati nelle schede della prima votazione. Bertone e i suoi avrebbero potuto confluire lì, ma proprio la diffidenza originaria nei confronti di Sodano l'ha impedito. Voteranno un loro candidato di bandiera, che probabilmente sarà italiano. Secondo alcune indiscrezioni potrebbe anche trattarsi del presidente della Cei, Angelo Bagnasco.

I bertoniani partono da soli in piccolo gruppo, ma dovranno vedersela con gli altri episcopati europei e internazionali. Ormai si è fatta largamente strada la possibile candidatura di un americano, che sarà il candidato forte in prima votazione contro Scherer. Tocca agli stessi americani scegliere chi possa rappresentarli, e in questo momento sono due i «papabili»: l'arcivescovo di Boston, Sean Patrick O'Malley e quello di New York, Timothy Dolan.

Il primo è un cappuccino molto simpatico e comunicativo, ma anche molto rigido sull'etica della Chiesa: è stato fondamentale nella battaglia contro la pedofilia che aveva infestato la chiesa americana e in particolare la diocesi di Boston. Piacerebbe moltissimo ai cattolici, e ha numerosi fan sul web, che frequenta come fosse un cardinale grillino (ha un profilo Twitter usato in abbondanza e un blog che non ha lasciato privo di notizie e foto scattate con il suo telefonino anche in questo tempo).

Dolan come tutti gli americani ha la stessa simpatia e modernità di comunicazione (è anche un appassionato di baseball). È un omone forte e abbastanza giovane, con qualche sponsor in più nel collegio dei cardinali. Ha ottimi rapporti con l'arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che è uno dei grandi azionisti del conclave (e lui stesso papabile se ai primi scontri i concorrenti si eliminano). Piace però anche ad altri. Non pochi durante la congregazione hanno riconosciuto Dolan nell'identikit fatto da uno dei vecchi cardinali più ascoltati: Camillo Ruini. Sembra quindi probabile che alla prima votazione il vero confronto sarà fra Dolan e Scherer, con altri voti sparsi e il terzo polo dei bertoniani in attesa di alleanze successive.

Uno scontro Usa-Brasile dunque, però a parti invertite rispetto alla storia. In questo caso infatti il Brasile rappresenterebbe il potere della curia, e quindi la tradizione più conservatrice, mentre gli Stati Uniti sarebbero rappresentano il ritorno alle origini della Chiesa e in qualche modo l'anti-potere. Anche per questo motivo africani e asiatici non mettono più in discussione un papabile americano, contro cui storicamente c'è sempre stato un veto «politico » interno al collegio dei cardinali. In mezzo a tante novità, potrebbe essercene una clamorosa.

Fra mercoledì pomeriggio e giovedì almeno cinque interventi hanno iniziato a disegnare l'identikit del nuovo Papa, con una richiesta esplicita: chi sarà candidato dovrà impegnarsi a non seguire le orme di Benedetto XVI, promettendo quindi o addirittura giurando che il Papa lo farà a vita escludendo dimissioni anticipate.

La preoccupazione è che questa eccezione secolare posa diventare se non la regola la prassi e rendere quindi più forti eventuali pressioni esterne sul pontefice. È possibile che oggi qualcuno chieda anche di mettere ai voti in una formula meno rigida (che non sia offensiva nei confronti del Papa emerito) questa condizione.

 

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