TORNA BETTINO, TUTTO E' PERDONATO –  IN UN LIBRO LE PROFEZIE DI CRAXI  SU EURO (“NON SARÀ UN MIRACOLO PER NESSUNO”) E SUL RUOLO DELLE NAZIONI CARE A LEGA E M5S – NEL 1998 SCRIVEVA: “CHE NE SARÀ DELL' ITALIA POSTA SOTTO IL CONTROLLO DI PARAMETRI RIGIDI CHE, BENCHÉ SUPERATI DALLA LOGICA, SONO STATI ACCETTATI SENZA DISCUTERE COME FOSSERO DOGMI?”

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Marco Gervasoni per “il Messaggero”

 

Sui social, che non sono il mondo reale però una sua partizione interessante, circola da tempo una nuova immagine di Bettino Craxi. Un Craxi sovranista e anteuropeista, i cui video delle vecchie interviste vengono infarciti dai like di simpatizzanti della Lega e, persino, dei 5 stelle.

 

Non è strano: Craxi ha assunto per certi versi lo statuto di un mito politico, dai tratti quindi molto diversi dal personaggio reale che a questo mito ha dato vita. In realtà egli, un socialista di un' altra epoca, che entrò nella politica all' inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, non fu né antieuropeista né sovranista.

 

Al contrario, da premier agì a favore del processo che portò dalla Cee alla Ue. Quanto al sovranismo, termine che vuol dire poco, Craxi fu il più legato - anche emotivamente - alla nazione dei grandi leader del socialismo italiano: ma certo non fu mai nazionalista. Però immergendosi in molte pagine del suo libro Uno sguardo sul mondo (Mondadori, 19 euro), una raccolta di interventi sulla politica estera in buona parte inediti, risalenti agli anni di Hammamet, qualche caveat si rende necessario.

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RILETTURE

Leggiamolo in un testo del 1998: «Che ne sarà dell' Italia posta sotto il controllo di un quadro di parametri rigidi che, benché superati dalla logica, sono stati accettati senza discutere come fossero dogmi e delle leggi auree?

 

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È certo che in ogni caso l' euro non sarà un miracolo per nessuno». Quanto alla nazione, eccolo scrivere nel 1997: «Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e crearne le basi per lo svuotamento», contro l' Europa concepita come «una sorta di spazio politico destinato a prendere il posto degli Stati nazione».

 

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Sono solo alcune riflessioni degli ultimi anni di vita di Craxi. Altro che perdita di lucidità. La situazione in cui si trovò, di sconfitto da una «finta rivoluzione», quella giudiziaria, consentì al contrario a Craxi di cogliere storture e errori ben prima di molti altri: e di mettere in discussione non pochi capisaldi della sua stessa cultura politica. Il libro è straordinario e tutto da leggere anche per le altre sezioni, dedicate alla Cina, al Medio oriente e alle attualissime considerazioni sul potere dei giudici e sulle tentazioni, attraverso la leva della magistratura, di compiere «golpe postmoderni».

 

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Accanto a Uno sguardo sul mondo consigliamo poi un altro volume di fresca uscita, Democristiani cattolici e Chiesa negli anni di Craxi, curato da Gennaro Acquaviva (Marsilio, 38 euro) che di Craxi fu braccio destro per moltissimi anni. Decimo volume della collana Gli anni di Craxi con la quale Acquaviva ha fornito agli studiosi un patrimonio consistente, questo libro ci consente di entrare nel vivo dei rapporti tra Craxi e la Dc e, più in generale, con il mondo cattolico, un tema fino ad ora poco studiato.

 

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Accanto a saggi di rilievo di studiosi come Paolo Pombeni e Piero Craveri, troviamo un apparato documentario imponente che ci mostra come, per la Dc, Craxi fosse un rompicapo e un pericolo vero, mentre il mondo cattolico provava una sorta di attrazione-repulsione verso il progetto egemonico del leader socialista. Per i gesuiti, almeno da un certo punto, egli divenne il nemico da abbattere. Craxi appartiene al passato, ma il suo spettro continua a percorrere il nostro presente.

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