TRATTATI DA (BU)SCEMI - A INCASTRARE FORMINCHIONI NON SONO LE INTERCETTAZIONI DELLA MAGISTRATURA, MA QUELLE DI UN “SUO” UOMO - L’EX ASSESSORE ALLA CULTURA MASSIMO BUSCEMI, MARITO DI UNA FIGLIA DI DACCÒ, SI È VENDICATO DEL CELESTE PER AVER TRADITO IL SUOCERO: SI PRESENTÒ NEL SUO UFFICIO E REGISTRÒ IL COLLOQUIO - I DUE PARLARONO DELLA VILLA IN SARDEGNA VENDUTA A PEREGO A 3 MLN € INVECE DI 9...

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per "Corriere.it"

«Siamo tutti adulti», taglia corto con i pm il consigliere regionale lombardo pdl ed ex assessore alla Cultura, Massimo Buscemi, a proposito di un suo colloquio con Roberto Formigoni il 10 febbraio 2012: nella vendita tra luglio e ottobre 2011 di una lussuosa villa in Sardegna da una società di Pierangelo Daccò ad Alberto Perego, convivente di Formigoni nella comunità religiosa dei Memores Domini, il prezzo di 3 milioni di euro era «decisamente inferiore rispetto a quello commerciale che nel colloquio con il presidente indico in 9-10 milioni, è evidente dalle carte che fosse un favore.

E non c'è dubbio che il favore fosse nei confronti di Formigoni, siamo tutti adulti. Perché ho registrato il colloquio con lui? Intendevo utilizzare la registrazione per metterlo di fronte alle sue responsabilità qualora non avesse mantenuto le promesse fattemi, ma poi non l'ho mai usata».

Governatore registrato
Formigoni non è stato dunque intercettato solo dai magistrati, né registrato solo dal bancario trasformato dai pm in «microspia umana» al Pirellone: anche l'ex assessore, che ha sposato una figlia di Daccò, Erika, una volta ha registrato a modo suo un delicato colloquio con il presidente, telefonando dal proprio cellulare a quello del fidanzato della sorella della moglie, e lasciando acceso il telefonino mentre entrava al cospetto del governatore.

Ma siccome in quel periodo il telefono di Buscemi (non indagato in questo fascicolo, lo sarà poi in altri) era intercettato dai magistrati, ecco che i pm vi hanno ascoltato il dialogo sull'acquisto della villa sarda ad Arzachena della società «Limes» di Daccò, che Perego nel 2011 comprò in parte smobilizzando alcune polizze e in parte con il milione di euro bonificatogli da Formigoni con la causale «mutuo concordato».

Incautamente «Giuda»
Nel febbraio 2012 Buscemi da un lato è furibondo con Formigoni per aver appena perso l'incarico di assessore regionale alla Cultura senza vedere soddisfatta la propria pretesa di un altro posto degno delle sue aspirazioni di immagine ed economiche («Non è possibile, Roberto, cioè io vengo a guadagnare 2.500 euro in meno in questo periodo qua!»), e dall'altro lato è pressato dai familiari del suocero che lamentano difficoltà economiche ora che Daccò è dal novembre 2011 in carcere (dove tra l'altro Buscemi entra usando le proprie prerogative di consigliere regionale).

La scintilla, un po' come per il "mariuolo" infelicemente affibbiato da Craxi a Mario Chiesa all'inizio di Mani pulite, è un'uscita tv di Formigoni: «In una intervista il presidente si era espresso in termini particolarmente offensivi nei confronti di Daccò, che come noto è il padre della mia compagna Erika, definendolo sostanzialmente come un Giuda, un traditore».

La registrazione
«Roberto, siamo nella cacca». Così Buscemi va in ufficio da Formigoni senza dirgli che in tasca ha un cellulare acceso: «Hanno chiamato in Tribunale Erika!... perché le chiederanno com'è quella storia della casa, vogliono sapere conto e ragione, come mai così poco...» (sottinteso: il prezzo di vendita). Formigoni, nell'audio disturbato, balbetta qualcosa («io...io...») che accende l'irritazione di Buscemi: «Ma cosa stai dicendo? Tre milioni contro 9 di valore commerciale! No guarda, Roberto, siamo nella merda fino a qua!! E tu forse non te ne stai accorgendo o fai finta di non accorgertene».

Formigoni sicuro: «Ho le fonti». Buscemi sarcastico: «Ce le ho anche io le fonti, perché a noi arrivano gli avvisi di garanzia...». Formigoni: «Il problema, siccome mi sono impegnato a risolverlo, lo risolviamo». Il colloquio interessa alla polizia e alla Gdf soprattutto per il fatto che Formigoni non cade dal pero, mostra invece di capire benissimo a cosa il genero di Daccò si riferisca nell'evocare il divario di prezzo tra quello pagato (3 milioni) e quello di mercato che per Buscemi era addirittura 6 milioni in più, mentre ora i pm lo contestano prudenzialmente a Formigoni in 1,5 milioni in più. E tuttavia Formigoni «non ha alcuna reazione a quanto gli sta dicendo Buscemi».

Il corto circuito
Interrogato dai pm il 12 ottobre 2012, l'ex assessore aggiunge un altro carico: «Oltre alla non adeguatezza del prezzo, non mi sembrava il momento giusto per fare questo tipo di operazione». Interessante il motivo, che dà per scontata la consapevolezza di un corto circuito che invece Formigoni ha sempre affermato di sconoscere, e cioè l'intermediazione del suo amico Daccò per gli interessi del San Raffaele in Regione:

«A luglio del 2011 si era suicidato Mario Cal (il vice di don Verzè, ndr), e quindi stava per scoppiare in tutta la sua gravità il caso San Raffaele, che è ente finanziato dalla Regione. Mio suocero lavorava per il San Raffaele, e la Regione si occupava di questioni di sanità. In questo senso ritenevo che non fosse opportuno in quel momento dare corso a un contratto di vendita di un immobile di grande pregio ad un prezzo di favore tra Daccò/Simone e Perego, perché quel contratto si risolveva nei fatti, per i rapporti che vi erano tra Perego e Formigoni, in un favore allo stesso Formigoni».

Certo Buscemi non era mosso da spirito missionario nel presentarsi dal governatore col registratore: «Parlandogli della casa, e mettendo in relazione i due fatti», cioè la villa e l'assessorato perso, «intendevo richiamare Formigoni alle sue responsabilità».

 

Roberto Formigoni con Massimo Buscemimassimo buscemiMassimo BuscemiDACCO' - FORMIGONIFORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO ROBERTO FORMIGONI - LA VILLA ACQUISTATA IN SARDEGNAVERZEFORMIGONI E DON VERZE jpegantonio simone b

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…