TUTTI GIU’ PER (RUBY) TER! IL TERRORE DI BERLUSCONI E’ L’INCHIESTA SUI SUOI AVVOCATI

Paolo Colonnello per "la Stampa"

C'è una cosa che spaventa Silvio Berlusconi più di una nuova inchiesta su di sè: un'inchiesta sui suoi legali, Niccolò Ghedini e Piero Longo. Circostanza nient'affatto improbabile quando le motivazioni dei due processi Ruby arriveranno sui tavoli della Procura per la fine di novembre, quasi all'unisono e con un sincronismo davvero curioso, dopo la duplice richiesta di proroga del deposito degli atti presentata prima dalla presidente della seconda sezione Giulia Turri (sessanta giorni) e settimana scorsa da quella della quinta sezione, Annamaria Gatto (45 giorni).

Ieri, il procuratore Edmondo Bruti Liberati lo ha detto chiaro e tondo: appena le motivazioni saranno rese note e gli atti dei due processi trasmessi al quarto piano, dovrà, come atto dovuto, aprire una nuova inchiesta sul Cavaliere e sul suo entourage arcoriano: dalle «olgettine» ai due legali, passando per personaggi come Carlo Rossella o come l'ex avvocato di Lele Mora ed ex tesoriere del Pdl Lombardo, Luca Giuliante.

Non si tratta di una novità assoluta: la trasmissione degli atti per le irregolarità e le presunte false testimonianze durante i dibattimenti, fu annunciata nelle aule con la lettura delle sentenze che hanno condannato Berlusconi a 7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile e Lele Mora ed Emilio Fede ad altri 7 anni e Nicole Minetti a 5, per favoreggiamento della prostituzione.

L'iscrizione sul registro degli indagati potrebbe riguardare quasi una trentina di persone, articolando la nuova inchiesta in tre filoni distinti, con ipotesi di reato che potrebbero andare dalla corruzione in atti giudiziari per il Cavaliere, alla falsa testimonianza per le «olgettine» a libro paga fino a un eventuale favoreggiamento per Ghedini e Longo in relazione alla correttezza delle «indagini difensive» svolte durante i processi. L'elenco degli «indagabili» non è un segreto.

Ma la conseguenze potrebbero essere imprevedibili e spiegano il nervosismo di questi giorni tra Arcore e Palazzo Grazioli. Se infatti l'indagine si aprisse, come paventato dal Procuratore, prima di Natale, il Cavaliere si ritroverebbe con una difesa azzoppata in vista del suo processo d'appello, perché i giudici potrebbero eccepire un'incompatibilità dei suoi avvocati a rappresentarlo in aula, visto che si ritroverebbero a loro volta indagati per fatti connessi al processo.

Il presidente Gatto, ordinando la trasmissione degli atti relativi ai due legali in Procura, aveva individuato come punti meritevoli di approfondimento una riunione avvenuta ad Arcore tra Berlusconi e le «olgettine», convocate telefonicamente per il 15 gennaio del 2011, alla presenza di Ghedini e Longo e un verbale «fotocopia» delle indagini difensive ritrovato durante le perquisizioni nelle abitazioni di alcune testimoni, uno dei quali firmato dal solo Longo e l'altro privo di firme.

Le guerre intestine nell'entourage berlusconiano poi, una volta constatato lo «schiaffo» subito da Ghedini coinvolto per la prima volta in un'inchiesta, potrebbero riesplodere violente per tentare di regolare i conti con un uomo che, a partire da Fede per finire con i vari Lavitola e Tarantini, è sempre stato vissuto come un ostacolo ai progetti più o meno puliti di certe persone.

 

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