UN BISCIONE DI GUAI - IL PARTITO-AZIENDA TEME LA SVOLTA MOVIMENTISTA E CON IL CAV FUORI DAL PARLAMENTO ANCHE LE SOCIETÀ DEL GRUPPO RISCHIANO…

Francesco Manacorda per "La Stampa"

Il cerchio magico fa quadrato. I figli e gli amici della prima ora, quei fedelissimi che da decenni regnano nelle aziende del Cavaliere, condannano con una sola voce la decadenza dal Senato. Ma dietro la solidarietà, che nessuno si sognerebbe nemmeno di mettere in discussione, il partito-azienda è assai preoccupato. La svolta obbligata che mette Berlusconi fuori dal Parlamento potrebbe esporre a più di un rischio le società del gruppo. E anche se ieri la Borsa ha promosso l'impero Fininvest - meglio dell'indice Mediaset a +1,38%, +0,98% Mondadori, invariata Mediolanum - c'è chi vede un futuro minaccioso.

Sono naturalmente accorate le dichiarazione di Marina, Barbara e Pier Silvio, ieri sera riuniti ad Arcore con il padre. Per la presidente di Fininvest «mio padre decade da senatore, ma non sarà certo il voto di oggi a intaccare la sua leadership e il suo impegno. Questo Paese e questa democrazia devono vergognarsi per quello che sta subendo».

Anche Barbara, la cadetta che sta conquistando le scene con la scalata al Milan, usa toni forti: «Con la violenta estromissione di mio padre dal Parlamento, avvenuta attraverso norme incostituzionali e palesi violazioni regolamentari, gli avversari politici si illudono di avere la strada spianata verso il potere. Ma è un'operazione politica che si ritorcerà contro chi l'ha messa in atto, nel momento in cui gli italiani torneranno a pronunciarsi con il loro libero voto».

Più pacati i toni del vicepresidente Mediaset: «Come figlio, l'amarezza è profonda perché so quello che mio padre è davvero... Come cittadino, provo un forte senso di ingiustizia». E ancora, dice Pier Silvio: «Mi auguro per il futuro dell'Italia che abusi del genere non vengano mai più messi in pratica contro nessun parlamentare di qualsiasi parte politica».

Anche dall'entourage più stretto, le parole sono gravi. Adriano Galliani, l'ad del Milan che pare pure lui avviato verso la decadenza dal suo ruolo, dice che «è stata presa una decisione ingiusta, deformando norme e regolamenti». Ed Ennio Doris, il numero uno di Mediolanum dove è socio del Cavaliere, ha la voce mesta, anche se non attacca parlamento e giudici: «Sono davvero dispiaciuto per quello che è successo a un uomo estremamente giusto e generoso, di cui sono amico da oltre 30 anni». Che farà ora? «Credo che seguirà se stesso».

Dietro alle dichiarazioni ci sono anche i timori per l'impero del Cavaliere, che si colgono più che altro in casa Mediaset. Non è un mistero che Fedele Confalonieri, presidente della società televisiva, assieme a Doris abbia consigliato a Berlusconi, anche negli ultimi tempi, di esercitare la virtù della prudenza. Ma mentre il patron di Mediolanum non teme leggi «contra personam» per la sua attività bancaria e assicurativa e gode inoltre di una posizione di forza perché è l'unico nel gruppo che continua a sfornare utili, a Cologno Monzese il discorso è diverso.

Con Forza Italia fuori dalla maggioranza il rischio di una leggina sugli affollamenti pubblicitari, che potrebbe mettere in seria difficoltà Mediaset, fa più paura. E soprattutto la svolta movimentista di Silvio significa anche che quegli ambasciatori sui quali il partito-azienda poteva contare non ci sono più.

Sparito per ora dai radar il gran mediatore Gianni Letta, uscite di casa figure moderate come quelle di Angelino Alfano e Gaetano Quagliarello, chi potrebbe andare adesso a rappresentare gli interessi aziendali all'Antitrust o presso altre istituzioni? Un vuoto che fa paura, tanto che alcuni colgono come un segnale preciso l'arrivo di Paolo Romani - forse l'uomo che nel partito è più vicino a Confalonieri - a capogruppo di Forza Italia al Senato.

Quel che è certo, intanto, è che il Cavaliere non tornerà alle aziende, ma nemmeno farà mosse inconsulte che le danneggino troppo. L'ipotesi che ripari all'estero, ad esempio, ha una precisa controindicazione, ossia il rischio - che ovviamente non si può correre - di un sequestro di pacchetti azionari. Una mossa cautelare, che non trova però conferme, potrebbe essere quella riferita da un'agenzia di stampa secondo cui due settimane fa avrebbe dato ai due figli maggiori la procura su tutti i conti.

Tra partito e azienda anche il tema della successione dinastica, con Barbara in irruenta ascesa, resta in qualche misura aperto. È vero che rispetto alle ripetute chiamate - sempre respinte - a Marina perché prendesse il posto del padre la situazione appare ora più chiara: il possibile pretendente Alfano è ormai fuori dal partito e Berlusconi stesso ha fatto capire di voler restare saldamente in sella. Ma in caso di elezioni anticipate con l'ex-senatore incandidabile, o peggio ancora di catastrofi giudiziarie, nessuno può assicurare che alla Dottoressa - come la chiamano in Fininvest - non verrà chiesto ancora di trasformarsi in Cavaliera.

 

 

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