VATICANO-ANO-ANO - PRIMA DI DIVENTARE UNA “CHIESA POVERA PER I POVERI”, RICORDATE A SUA SANTITÀ CHE CI SAREBBE QUEL CONTICINO IMU SUGLI EDIFICI RELIGIOSI

Marco Politi per "Il Fatto Quotidiano"

L'Italia aspetta una telefonata di papa Francesco. Un colpo di telefono al cardinale Bagnasco perché si muova affinché gli enti ecclesiastici paghino l'Imu dovuta per le attività d'impresa, che fanno profitto. Troppo grande è lo scandalo della continua, ostinata evasione favorita dalla collusione dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

Si tratti di Berlusconi, Monti o del duo Letta-Alfano. Magari sarebbe anche utile una telefonata al premier Letta, perché non nasconda dietro i sorrisi esibiti con il pontefice ad Assisi la sua responsabilità nella cecità selettiva verso gli edifici religiosi, in cui si svolgono attività commerciali a tasse zero.

È uno scandalo che diventa tanto più insopportabile nel clima instaurato dal nuovo papa e dal suo auspicio di una "Chiesa povera e per i poveri". Come si strutturerà questa Chiesa lo si capirà nel prosieguo. Ma intanto i contribuenti italiani, che pagano regolarmente le tasse, e specialmente i gestori di imprese "civili" che fanno il loro dovere a differenza di molti imprenditori ecclesiastici, si accontenterebbero in Italia di una Chiesa che non prema continuamente - in pubblico o sottobanco - per arraffare privilegi. Stride proprio l'immagine di una Chiesa povera con le belle, a volte lussuose stanze d'albergo realizzate in edifici religiosi e coperte da una ormai intollerabile immunità.

Il non profit - è bene dirlo subito con chiarezza - non c'entra niente. L'Unione europea, indignata per la palese e sfacciata protezione fiscale di attività commerciali realizzate da enti ecclesiastici, aveva costretto il premier Monti nel 2012 a varare una legge che finalmente sottoponeva all'obbligo fiscale i profitti commerciali degli enti religiosi. Il principio - adottato da Monti in sintonia con la stessa Cei - non aveva nulla di anticlericale e distingueva tra parti di edificio utilizzate per fini religiosi o no profit e parti di edificio a uso commerciale.

Doveva essere l'inizio di una pagina nuova e limpida. Troppo bello da credere in un'Italia democristiana in eterno. Fatta la legge trovato l'inghippo. Perché il premier Monti, di rigore europeo a Bruxelles, ma "famose a capi'" tra le due sponde del Tevere, stabilì inopinatamente che per il 2012 gli enti ecclesiastici non avrebbero dovuto scucire nulla e per il 2013 si "dimenticò", lui così preciso, di far redigere il regolamento attuativo.

Il governo Letta lo ha prontamente seguito con studiata trascuratezza. Del regolamento non si è vista l'ombra. Evidentemente la correttezza fiscale della Chiesa non è un'"issue" come si esprimerebbe Oltralpe.

Risultato: nel 2012 gli enti ecclesiastici maestri di elusione (ce ne sono anche di perbene) nulla pagarono e nemmeno nel 2013 hanno tirato fuori un euro. Agosto scorso il premier Letta ha aggiunto la classica truffa ai danni dell'erario, condita dal una notazione lacrimosa. La futura service tax, ha dichiarato, non riguarderà il no profit "oggi pesantemente penalizzato dall'Imu", che andrà "completamente alleggerito in prospettiva futura".

Dichiarazione fumogena, poiché qui non si tratta di caricare di oneri il no profit, ma di far pagare il giusto chi fa profitto. Non farlo in presenza di centinaia di milioni di evasione e del disperato bisogno dell'erario è un delitto. Né l'evasione prepotente può essere compensata da molte altre iniziative di carità.

Papa Francesco ha letto i Promessi Sposi e conosce bene questo stile: forte con i deboli e debole con i forti. È vero che ai presuli della Cei ha detto che le questioni sociali e politiche italiane spettano all'episcopato d'Italia. Ma la Cei qui ha bisogno di una robusta spinta da parte del papa, che come "primate d'Italia" qualche responsabilità sul corretto agire della Chiesa nel nostro paese ce l'ha.

Urge la determinazione che ha spinto il papa argentino a esigere che la banca vaticana - inquinata da prassi decennali del Bel Paese - facesse pulizia. Un colpo di telefono per far capire che è finita l'era delle furbizie clericali. L'Italia aspetta.

 

VATICANO mages RATZINGER E BERGOGLIO jpegVATICANO FOTO LAPRESSE papa francesco bergoglio foto lapresse BERLUSCONI TREMONTI BOSSI A MONTECITORIO BERLUSCONI-TREMONTI

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...