VATICASH, PREGA E INCASSA! - GLI ALTI PRELATI ITALIANI SONO TUTTI CASE (E TERRENI, FATTORIE, CAPANNONI) E CHIESA: IN UN LIBRO LA MAPPA DELLE PROPRIETÀ (PRIVATE) DEI SIGNORI DELLA FEDE

Estratti dall’articolo di Paolo Biondani per “l’Espresso”

 

vaticash il libro di mario guarinovaticash il libro di mario guarino

Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli, insegnava Gesù di Nazareth nel Discorso della Montagna. Dopo duemila anni di predicazioni nel nome di Cristo, però, sulla terra continuano a passarsela meglio i ricchi. Non solo i laici, agnostici o miscredenti. Anche tra i cattolici più devoti c'è chi ostenta patrimoni invidiabili. E perfino tra gli alti prelati di Santa Romana Chiesa ora spunta una specie di club dei milionari: cardinali e vescovi che sono proprietari di grandi fortune private. Palazzi, appartamenti, monolocali, fabbricati rurali, capannoni, cantine, fattorie, agrumeti, uliveti, frutteti, boschi e pascoli sterminati. 

 

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MONSIGNOR ANDREATTAMONSIGNOR ANDREATTA

A regalare le prime risposte documentate è il nuovo libro-inchiesta di Mario Guarino ("Vaticash", ed. Koinè), il giornalista investigativo che più di vent'anni fa svelò molti segreti di Silvio Berlusconi quando era solo "il signor tv". Dopo aver ripercorso i vecchi e nuovi intrighi ecclesiastici, dall'Ambrosiano allo Ior, dalle collusioni mafiose alle cricche edilizie e finanziarie, Guarino espone i risultati di mesi di ricerche catastali sui patrimoni personali di oltre cento alti prelati, con dati aggiornati all'aprile 2014.

 

ARCIVESCOVO MICHELE CASTOROARCIVESCOVO MICHELE CASTORO

Una collezione di fortune private regolarmente dichiarate al fisco, che non ha nulla a che fare, dunque, con le polemiche sulle leggi di favore per le istituzioni religiose o sull'esenzione dalle tasse riservata ai beni degli enti ecclesiastici. Nessuno scandalo giudiziario, insomma: solo un viaggio ragionato, tra citazioni dei vangeli e appelli all'umiltà e alla modestia di Papa Francesco, alla scoperta delle fortune immobiliari, schedate nei pubblici registri del catasto italiano, che fanno capo alle persone fisiche di cardinali e vescovi. Un'inchiesta giornalistica che sfata e riserva parecchie sorprese. 


Monsignor Liberio Andreatta è da molti anni il responsabile dell'Opera romana pellegrinaggi (Orp), l'agenzia vaticana per il turismo religioso (...). A suo nome, il catasto italiano rilascia ben 38 fogli di visure immobiliari.

 

Monsignor Andreatta infatti possiede a titolo personale svariate centinaia di ettari di terreni, coltivati a uliveti, frutteti, boschi da taglio e castagneti, sparsi tra la Maremma e le campagne di Treviso. Nella provincia natia, precisamente a Crespano del Grappa, possiede anche un edificio di 1432 metri quadrati e, insieme ad alcuni parenti, ha altri tre immobili in usufrutto

 

Paolo RomeoPaolo Romeo

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Stando ai registri catastali, ha accresciuto il suo patrimonio anche in tempi recenti, acquistando tra il 2008 e il 2011 altre centinaia di ettari di uliveti in Maremma.


Grande possidente, specializzato però nell'edilizia residenziale, è anche l'attuale arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, nato nel 1938 ad Acireale: nella sua cittadina d'origine risulta aver acquistato, dal 1995 al 2013, otto appartamenti e quattro monolocali in via Felice Paradiso, oltre ad alcune abitazioni per complessivi 22 vani e altri due monolocali in corso Italia.

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CARDINALE CAMILLO RUINICARDINALE CAMILLO RUINI


Più diversificato il patrimonio personale del cardinale Camillo Ruini: l'ex presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nato a Sassuolo nel 1931, è proprietario di tre appartamenti e tre monolocali a Modena, in via Fratelli Rosselli. A Reggio Emilia possiede un ulteriore appartamento, più un monolocale e un seminterrato. Insieme a una sorella, inoltre, è cointestatario di un'abitazione (con pertinenze immobiliari) nella natia Sassuolo. Il catasto infine attribuisce all'ex rappresentante dei vescovi italiani la proprietà di altri tre appartamenti e un monolocale a Verona.


Molto meglio se la passano alcuni prelati che hanno assunto cariche importanti negli ultimi anni. L'arcivescovo ciellino Ettore Balestrero, nato a Genova nel 1966, che si schierò al fianco del cardinale Tarcisio Bertone nella contesa sullo Ior, è un poliglotta che ha girato il mondo e ora è nunzio apostolico in Colombia. Eppure conserva numerose proprietà in Italia, tra cui una residenza di dieci vani a Roma, in via Lucio Afranio, alle spalle dell'Hotel Hilton Cavalieri, altre quattro unità immobiliari a Genova tra le vie Tassorelli e Pirandello (la più grande è di 9,5 vani) e un appartamento in nuda proprietà a Stazzano, nell'Alessandrino, dove però possiede anche molti terreni agricoli e boschi da taglio.

BERTONE E BERGOGLIO c a ac d e a a c BERTONE E BERGOGLIO c a ac d e a a c

 

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I terreni agricoli sono un bene-rifugio molto apprezzato anche da altri prelati. L'arcivescovo Michele Castoro, presidente dal 2010 della fondazione che controlla tra l'altro il grande ospedale di San Giovanni Rotondo, possiede 43 ettari di terreni a Gravina di Puglia, oltre a vari fabbricati rurali e a due appartamenti (il più grande di 12,5 vani). Ad Altamura, dove è nato nel 1952, risulta inoltre comproprietario, con cinque familiari, di altri 63 ettari di vigneti. Mentre l'ex decano dei cerimonieri pontificali, monsignor Paolo Camaldo, possiede insieme a due parenti nella natia Basilicata, tra Lagonegro e Rivello, un totale di 281 ettari di campi e vigneti.


Il libro di Guarino riporta correttamente che decine di cardinali italiani anche con ruoli di prim'ordine, come Angelo Bagnasco, Pio Laghi, Giovan Battista Re o Angelo Sodano, non hanno alcuna proprietà immobiliare. Nullatenente risulta, come molti altri, anche l'ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone, criticato però per la scelta di una lussuosa abitazione intestata al Vaticano: un attico di circa 700 metri quadrati a Palazzo San Carlo, ricavato dall'accorpamento di due residenze (la prima di un monsignore morto nel 2013, l'altra di una vedova convinta a sgomberare).

Bagnasco Angelo Bagnasco Angelo

 

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Un vero mistero (errore della burocrazia o qualcosa di peggio?) riguarda don Agostino Coppola, l'ex parroco di Carini che fu arrestato e condannato come complice dei mafiosi corleonesi di Luciano Liggio nella sanguinosa stagione dei sequestri di persona. Gettata la tonaca e sposatosi, si era visto sequestrare tutti i beni scoperti dai giudici di Palermo e Milano, tra cui una villa da un miliardo di lire, prima di morire nel 1995. Eppure l'ex sacerdote, che celebrò le nozze in latitanza di Totò Riina, compare tuttora come proprietario di 83 ettari di uliveti e 14 di agrumeti a Carini.

 

A nome del defunto e dei suoi familiari è registrato pure il possesso perpetuo (con l'antico sistema dell'enfiteusi) di altri 49 ettari di campagne e due fabbricati a Partinico. Terreni concessi al prete mafioso, stando ai dati del catasto siciliano, da due proprietari istituzionali: il Demanio statale e l'Amministrazione del fondo per il culto. 

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