il cile di allende e pinochet santiago italia nanni moretti

LA VERSIONE DI MUGHINI - MI IRRITA QUEL TITOLO ''SANTIAGO, ITALIA''? CERTO. SONO CORSO A VEDERE IL DOCUMENTARIO DI NANNI MORETTI SUL CILE DEL 1973? CERTISSIMO. MA QUANDO PARTE IL GRIDO ''IL POPOLO UNITO MAI SARÀ VINTO'' E IN SALA SCATTA L'APPLAUSO, IL MIO NON C'È. ECCO COSA SUCCESSE IN QUEI GIORNI TREMENDI, COSA DISSERO I BABBEI DI LOTTA CONTINUA, E PERCHÉ SALVINI CON GLI SQUADRONI DELLA MORTE...

 

 

 

LA VERSIONE DI MUGHINI

 

MUGHINI

Lettera di Giampiero Mughini a Dagospia

 

Caro Dago, e per quanto mi irritasse quel titolo “Santiago, Italia” come a dire che c’è una connessione stretta e immediata tra quanto accadde nel settembre 1973 nella capitale del Cile e quel che è oggi l’Italia, mi sono ovviamente precipitato a vedere il documentario di Nanni Moretti, il grande regista cinematografico italiano che è stato fra i miei amici cari al tempo remotissimo della mia giovinezza.

 

Alla prima proiezione, quella delle 16, la sala del cinema Sacher era colma di gente dai quarant’anni in su. Al momento delle ultime immagini, un immenso consesso italiano di gente che alza il pugno chiuso e che pronuncia la nenia idiotissima che “il popolo unito mai sarà vinto” – la nenia della mia giovinezza che già allora sprezzavo come nessun’altra – in sala è scattato un applauso.

nanni moretti santiago italia

 

Non certo il mio, che pure del Nanni regista sono un ammiratore indefesso. Beninteso, non che questo film/documentario non mi sia piaciuto, non mi abbia preso al collo, non mi abbia impegnato a rispondere dentro di me se ero o no d’accordo su ciascuna frase, sul destino di ciascun personaggio. Sì, sono felicissimo di aver visto “Santiago, Italia”.

 

E a questo punto comincia l’analisi. Che è duplice. In primis su quel che accadde nel settembre 1973 in Cile, l’avvento della dittatura, i 3000 morti accertati, il bombardamento del palazzo presidenziale, gli ufficiali cileni che comandano gli squadroni della morte, la bellissima militante del Mir (l’ala sinistra e furibonda dello schieramento che appoggiava Salvador Allende) che gli assassini scaraventano cadavere dentro le mura dell’Ambasciata italiana che ne stava proteggendo 250 tra quanti cileni gli uomini del golpe volevano stroncare fisicamente.

 

il cile di allende e pinochet

E poi il secondo ordine di ragionamenti che il documentario suggerisce, se e come la Santiago del 1973 autorizza un raffronto tra gli avvenimenti di allora e quelli italiani dell’oggi.

 

Partiamo dal Cile reale del settembre 1973, dove l’esercito che fino a quel momento appariva come il più leale ai  governi in carica tra tutti i Paesi dell’America Latina, si scaglia contro Allende e il suo governo. Era stato Allende in persona a mettere Augusto Pinochet, un capo militare che lui reputava “un uomo tutto d’un pezzo”, a capo dell’esercito cileno nel mentre che s’era fatto difficilissimo in Cile il rapporto tra il potere politico e il potere militare.

santiago italia

 

Che succede nel settembre 1973, che cos’è successo negli anni e nei mesi che separano la striminzita vittoria politica di Allende nel 1970 dal momento in cui i caccia dell’aeronautica cilena sulla Moneda?

 

Ebbene, se state al documentario di Moretti non sai nulla di nulla, non capisci nulla di nulla, non un dato, non un’analisi, non la sfumatura di un evento o di un protagonista, niente di niente. Impari soltanto ad amare i volti e le parole di chi è stato sopraffatto, di chi è stato torturato, di chi è sopravvissuto per miracolo all’immensa vittoria del Male sul Bene.

santiago italia

 

El pueblo unido mai e poi mai sarà vencido. Cazzate mortali. Il 50 per cento e passa del popolo cileno quell’11 settembre del 1973 stava contro Allende e non vedeva l’ora che il suo governo venisse spazzato via.

 

Già la sua vittoria elettorale del 1970 era stata risicata, 36 e passa per cento dei voti contro un partito conservatore che ne aveva avuti 34,9 per cento e mentre stava a poco più del 27 per cento un partito di cattolici democratici che ben presto si opporrà frontalmente ad Allende, che di suo è un socialista sentimentale ma la cui retorica è micidiale nel senso di parole scagliate contro la borghesia cilena sempre e comunque e contro gli Usa che sino a quel momento avevano pagato fior di quattrini a rendere più fiorente l’economia cilena.

kalashnikov-allende

 

Allende si pappa a gratis il 49 per cento della proprietà (Usa) della più importante azienda produttrice di rame al mondo. Difficile pensare che gli Usa di Henry Kissinger ne fossero felici.

 

E quanto alla comunicazione ufficiale del governo di Allende, lo ha scritto Gianni Riotta in un bell’articolo di alcuni anni fa, che pensare della volta in cui Fidel Castro dà il meglio della sua cialtroneria politica, arrivando in Cile e facendo un tour dissennato il cui apice è il momento in cui regala un fucile mitragliatore di fabbricazione sovietica ad Allende il quale non ha la forza e la personalità di dirgli che quel fucile mitragliatore se lo può ficcare in culo, e bensì lo accetta sorridente. (E’ il fucile mitragliatore con cui probabilmente Allende si uccise pur di non cadere vivo nelle mani degli uomini di Pinochet.)

PINOCHET E ALLENDE

 

La faccio breve. Nell’ultimo anno del governo Allende l’inflazione in Cile era arrivata al 140 per cento massacrando il ceto medio, i beni di prima necessità non c’erano più sugli scaffali del supermercato, i camionisti in sciopero avevano paralizzato il Paese, l’America aveva smesso di dare degli aiuti economici e anzi tramava a favore dei golpisti, tanto che la buona parte della popolazione assistette con gioia ai bombardamenti della Moneda.

 

Allende aveva detto a Rossana Rossanda che se i militari fossero andati all’assalto del suo governo, ci sarebbe stata una guerra civile da 100mila morti. Non un cileno si mosse a sua difesa, e del resto come contrastare i carri armati e i caccia di Pinochet? Uno che capì a perfezione la lezione di quanto era accaduto, si chiamava Enrico Berlinguer ed era a capo del più importante partito comunista dell’Occidente.

SALVADOR ALLENDE E FIDEL CASTRO

 

Scrisse che mai più. Che mai più una forza politica che avesse il 51 per cento dei voti (e dunque molto di più di quello che aveva ottenuto Allende nel 1970) dovesse pigiare l’acceleratore e cercare lo scontro frontale. Mai più.

 

In Italia, all’estremo opposto, si distinsero i babbei di Lotta continua. I quali diedero vita a una raccolta fondi di che pagare le armi con cui i cileni avrebbero buttato giù Pinochet. Idioti, babbei, retori da strapazzo. L’ho scritto nel 1973, non adesso. E dai tanti che conosco di quella gang, e che hanno fatto carriere mirabili nel mondo della comunicazione e della cultura, mi aspetto che uno di loro mi dia adesso ragione anziché querelarmi come sono soliti fare, e anche se non una sola volta hanno vinto in tribunale.

 

SALVADOR ALLENDE

Quanto all’ultima e decisiva questione sollevata dal bel film di Moretti. Ossia se gli italiani di oggi sarebbero all’altezza di quei diplomatici del 1973 che all’Ambasciata italiana a Santiago ospitarono e donne e bambini e vecchi a proteggerli dagli squadroni della morte. Qui mi è difficile rispondere. Io spero di sì, non ne sono sicurissimo.

 

Tutto è peggiorato e si è invelenito rispetto a quegli anni, e anche se forse gli italiani restano ancora delle brave persone, ivi compresi quelli che votano per Matteo Salvini. Che tutto sommato credo sia un bravo ragazzo. Assolutamente nulla di nulla a che vedere con gli squadroni della morte.

 

 

 

 

 

 

ENRICO BERLINGUER 5

GIAMPIERO MUGHINI

 

 

 

 

 

matteo salvini a piazza del popolo 10

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