conte tria giorgetti

VUOI VEDERE CHE SERVIRÀ UNA “MANOVRINA”? -  DENTRO LA MAGGIORANZA UNA MANOVRA CORRETTIVA DA ATTUARE TRA TRE O QUATTRO MESI È DATA COME ALTAMENTE PROBABILE - SERVIRANNO TAGLI O NUOVE ENTRATE PER DUE INCOGNITE. LA PRIMA È IL COSTO EFFETTIVO DELLA RIFORMA PREVIDENZIALE E DEL REDDITO. LA SECONDA INCOGNITA È LA CRESCITA. SE IL PIL DOVESSE ESSERE MOLTO INFERIORE ALL'1% PREVISTO TUTTO POTREBBE CAMBIARE…

Antonio Signorini per “il Giornale”

 

I nodi relativi alla copertura sarebbero stati sciolti. Via libera dal ministero dell' Economia a reddito di cittadinanza e a «quota 100». Ieri, a poche ore dal Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare le due misure bandiera di M5s e Lega i nodi tecnici da sciogliere erano quelli relativi ai disabili e al Tfs.

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

 

Sul trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici le ultime limature riguardano gli interessi sull' anticipo della liquidazione. Non sarà solo a carico dello Stato, come avrebbero voluto i leader della maggioranza Matteo Salvini e Luigi Di Maio e anche il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. Il costo finanziario dell'anticipo sarà in parte anche a carico dello stesso pensionato che usufruirà di «quota 100», cioè dell' uscita dal lavoro a 62 anni con 38 di contributi. Sui disabili c'è il pressing della Lega per ottenere qualcosa in più.

di maio salvini

 

Ma i problemi di fondo del sussidio per i disoccupati e per l'anticipo della pensione sono ancora tutti da risolvere. Nei palazzi del governo e anche dentro la maggioranza la prospettiva di una manovra correttiva da attuare tra tre o quattro mesi è data come altamente probabile.

 

Una correzione dei conti in primavera, con tagli o nuove entrate, e legata a due incognite. La prima è il costo effettivo della riforma previdenziale e del reddito. La platea degli interessati è tutt' altro che chiara. Il sussidio si presta ad abusi e la minaccia di controlli a tappeto non può fermarli del tutto. Da tempo sia il ministro dell' Economia Giovanni Tria sia il vicepremier Di Maio insistono sul ruolo della Guardia di finanza nell' attuazione della norma. Ma gli eventuali risparmi derivanti dai controlli non possono arginare la spesa iniziale.

 

giulia bongiorno

Nei decreti potrebbero quindi spuntare meccanismi di salvaguardia per non sforare i tetti di spesa previsti dal fondo istituito con la legge di Bilancio. I due miliardi di euro di garanzia già previsti dalla finanziaria 2019 sono già da considerare utilizzati per fronteggiare le spese extra. Difficile che da soli siano sufficienti. La seconda incognita è la crescita. Se il Pil dovesse essere molto inferiore all' 1% previsto dalla manovra, tutto potrebbe cambiare.

Ipotesi sempre più probabile.

 

Se da un lato le ultime stime dicono che il dato Istat sul Pil del quarto trimestre del 2018 potrebbe avere il segno più e quindi l' Italia non sarebbe ufficialmente in recessione, la crescita del 2019 sarà all' incirca la metà rispetto a quanto previsto dal Bilancio.

renato brunetta (2)

 

Ieri Confcommercio ha stimato uno 0,4%. Se si considera il calo della fiducia delle famiglie e delle imprese, ha spiegato Renato Brunetta di Forza Italia, «le conseguenze saranno un aumento automatico dei rapporti deficit/Pil e debito/Pil» che la Commissione Europea «potrebbe decidere di non vedere di buon occhio, considerando che i conti pubblici italiani sono attualmente sotto sorveglianza». Inevitabile a questo punto una «manovra correttiva».

 

vincenzo boccia

A prevedere la necessità di una manovra anche l' ex ministro dell' Economia Pier Carlo Padoan e ieri il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia per il quale, in caso di crescita rallentata, servirà «un elemento di compensazione della manovra e qualcosa bisognerà fare». Non è d' accordo il sottosegretario alla Presidenza Stefano Buffagni. L' esponente M5s dice di «non vedere questo problema», semmai «c' è la necessità che cambi l' obiettivo della Bce».

 

L' auspicio è che l' Europa cambia linea. Anche il presidente della Commissione Juncker ha fatto autocritica per un eccesso di rigore. Ma i tempi dell' Ue sono lunghi e difficilmente ci saranno cambiamenti entro la primavera.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…