HAI VOLUTO BALO? E ALLORA PRENDITI UN’ALTRA BALOTELLATA - PRANDELLI STOPPA SUPERMARIO CHE VUOLE LASCIARE IL RITIRO DELLA NAZIONALE

Marco Ansaldo per "La Stampa"

Il modo in cui Mario Balotelli riesce a far saltare la pazienza a chi gli sta attorno ha cento varianti, tutte imprevedibili. Chi si sarebbe aspettato ad esempio che dopo il faccia a faccia di lunedì con Prandelli sui comportamenti da tenere, dal quale era uscito con le orecchie basse, il milanista le rialzasse ieri con una proposta da far volare gli stracci?

Dal momento che non gioca domani a Copenaghen per un lieve risentimento all'adduttore sinistro, Balotelli avrebbe chiesto infatti al ct di rimandarlo a casa evitandogli di tornare con la Nazionale anche per il match di martedì prossimo a Napoli contro l'Armenia per il quale sarebbe disponibile. «Che resto a fare qui, tanto sono partite che non contano nulla», sarebbe stata la frase che ha acceso la reazione di Prandelli.

Il ct infatti aveva speso una parte della riunione di martedì con la squadra per spiegare che l'Italia è già qualificata ma che bisogna chiudere bene il girone, sia per mantenere il posto tra le prime sette del ranking mondiale, garanzia di un posto tra le teste di serie del Mondiale, sia per una questione di prestigio. SuperMario evidentemente non era stato ad ascoltare. O aveva interpretato il tutto a modo suo.

Ma a far perdere le staffe a Prandelli, impresa non facile, è stato soprattutto l'ingrato menefreghismo del ragazzo per il quale aveva speso la faccia, chiamandolo in Nazionale nonostante mezza Italia gli chiedesse di applicare il codice etico e di escluderlo dopo la sceneggiata e le minacce all'arbitro Banti al termine di Milan-Napoli. «Come? Io ho fatto tutto questo per te e vieni a chiedermi di andartene?», sarebbe stata la replica del commissario tecnico, tra l'incredulo, il rassegnato e l'arrabbiato duro.

Anziché a casa, Prandelli l'ha mandato a quel paese, probabilmente pentendosi di spendere tante energie e tanto tempo per raddrizzare un chiodo storto. Anche se in Nazionale c'è la consapevolezza che Balotelli è il miglior fico della cesta, l'unico fuoriclasse che può decidere una partita se ne ha voglia, le necessità hanno un limite: per salvare lui, rischiano di non preservarsi le coronarie al tecnico. E magari quelle di Galliani che non sa più da dove gli sta per arrivare l'ultima balotellata: in meno di un anno ne ha affrontate di tutti i tipi, tra proteste arbitrali, tweet impropri e quant'altro.

Almeno in questo caso, il Milan sta dalla parte di Prandelli dopo aver accertato che il malanno dell'attaccante è poca cosa e che gli esami non hanno evidenziato lesioni muscolari. Mentre le convocazioni di Montolivo e Abate avevano creato qualche mugugno, perché sono due giocatori spremuti, la possibilità che Balotelli giochi una partita in Nazionale dopo le settimane di sosta per la squalifica piace ad Allegri e al club. Perciò da Milano gli è arrivato l'ordine di non rompere le scatole e di starsene dov'è, possibilmente ricucendo lo strappo.

L'episodio conferma comunque che SuperMario rimane una scheggia impazzita nella squadra azzurra. «A noi interessa l'armonia dello spogliatoio e lui non è un elemento di disturbo - ha detto ieri Buffon prima che scoppiasse il caso -. Anzi è giovane e dice quelle 3-4 cavolate che mettono di buonumore. Ma sulla gestione del come va gestito deve vedersela il ct».

Come a dire: la squadra non si mette di mezzo (a differenza di quanto ha fatto per tenere fuori Cassano, che infatti non rientrerà in Nazionale neppure se camminasse sulle acque) ma per tutto quanto riguarda la disciplina e l'applicazione del codice etico ci pensi Prandelli perché noi non vogliamo saperne nulla.

Da qui al Mondiale insomma il ct deve stare in guardia, trovare qualcosa per tenerlo a freno che non sia il bastone né la carota visto che non funzionano, come è stato anche per Mancini al Manchester City. Un'arma che probabilmente bisogna ancora inventare.

 

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