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CALCIO DOTTO - UN PAREGGIO NEL PANTANO NON È CALCIO - ALLA FACCIA DELL’EX CHE OMAGGIA IL SUO PASSATO, DESTRO ESULTA COME MAI IN VITA SUA, CONTRO UNA SOCIETÀ CHE LO AVEVA ATTESO, CURATO E COCCOLATO NEL LUNGO TEMPO DELLA SUA MISTERIOSA MALATTIA

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Giancarlo Dotto per Dagospia

 

Alla faccia dell’ex che omaggia il suo passato, Destro esulta come mai in vita sua, una specie di pazzia taurina, moltiplicata dalla pioggia, come se lo avessero appena informato che un assegno a dodici zero era appena finito nel suo conto. Contro una società che lo aveva atteso, curato e coccolato nel lungo tempo della sua misteriosa malattia. Storia già malamente vista

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La Roma non riesce a chiudere le vittorie già vinte. Spreca troppo e incassa troppo. Non si vincono così i campionati. Le sue partite sono una festa per gli amanti dell’happening ma una crudeltà per i suoi tifosi, tantissimi a Bologna. I due rigori a favore sembravano aver ribaltato tutto. Quello di Pjanic è loffio ma fortunato, quello di Dzeko è una sentenza.

 

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Una Roma che, per almeno venti minuti e quasi tutto un tempo, non era una squadra, ma uno scombinato insieme di cose e lingue anche calcistiche diverse. Mancava qualcosa che le tenesse insieme. De Rossi dove sei? Tre rigori assolutamente legali e risultato che una volta di più non premia Florenzi e compagni per quanto avevano macinato calcio  e ribellione dallo 0 a 1 in poi.

 

I rigori di Pjanic devono avere qualche dose di vaselina addosso perché passano regolarmente sotto le pance distese dei portieri. La Roma va nell’elegante scannatoio di Barcellona (formato export ieri a Madrid) con la testa non così pesante e scudetto che resta illeso nella cabeza del gruppo.

 

Ricominciamo. Calcio, ma senza leggerezza. Abbiamo incorporato bombe, sangue, fantasmi. Fantasmi soprattutto. Mezzo mondo canta la Marsigliese, l’altro mezzo recita il Corano. Ognuno prega a modo suo. La Roma ha il suo francese molto scioccato, Digne. C’era quella sera allo Stade de Paris. “Allons, enfants de la Patrie…”, mormora a occhi spenti nel diluvio. Oggi è acqua. E vento.

 

Si gioca nel pantano. Non è calcio. A rimetterci è solo la Roma, che già sta amputata del volo, Salah e Gervinho, e qui nella pozzanghera gli manca anche la chance di giocare rapida e profonda. Per dire, uno come Pjanic su questa latrina è un lusso inutile. Non ce la fa nemmeno a sollevare la palla quando gliela mettono nella sua mattonella concupiscente. O la solleva troppo. Ma è Roma che si conferma trasformista. Capace di trasformarsi in belva da combattimento quando serve. Ieri serviva.

 

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A proposito di fantasmi, la Roma ritrova dopo una vita Rocchi, quello che s’inventò di sana pianta la vittoria della Juve dello scorso anno allo Stadium. Con un certo ritardo l’uomo paga il suo debito cancellando il gol di Mounier, l’altro francese in campo. Nel dubbio, fuorigioco, assolve (la Roma). Unico regalo. I due rigori ci sono tutti. E manca un rosso al portiere del Bologna. Che parte rabbioso. Giaccherini schizza rapido. Destro ha il furore da ex addosso. Schiuma come una bestia.

 

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E con lui tutto il Bologna rimesso insieme da Donadoni, l’allenatore più sottovalutato del pianeta, dopo la masticazione nevrotica  e disturbante di Delio Rossi. L’1 a 0 di Masina è semplicemente scritto, dopo tre o quattro mischie da paura nei primi venti minuti. E Maicon che fa la statuina. Dzeko è troppo pesante, Pjanic troppo leggero e Keita troppo assente. Iturbe è di troppo. Ogni volta che quelli del Bologna scaraventano palla in avanti è bolgia e nella bolgia sono i migliori. Più densi e più cattivi.

 

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Partita che sembra viaggiare nera per la Roma anche negli episodi. Mirante fa il mirabile su Pjanic. Parata dell’impossibile. Rocchi si conferma non si sa se più modesto o più emotivo. Il cartellino per Mirante illecito di mano fuori area sarebbe rosso, ma l’arbitro, chissà perché, gli piace il giallo. Non può non fischiare tutti i penalties che seguono, scompostezza da fango.

 

Elemento in cui due come Florenzi e Nainggo si dismisurano. Il calcio da trincea è roba loro, ma anche il calcio non da trincea. Calciatori per ogni teatro. Roma in testa al campionato fino a cinque minuti dalla fine e il rigore rabbioso di Destro. L’inventario dei punti gettati al vento è già pesante.

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