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CHIAMATELO “BATMAN” INNERHOFER - A 140 ALL' ORA IN VOLO CON UN PALO E UN TELO AGGANCIATI, LO SCIATORE AZZURRO NON SI FERMA E CHIUDE QUARTO: “NON VEDEVO PIÙ MA HO PORTATO A CASA LA PELLE. ORA CHE BODE MILLER NON C’E' PIU’, ERA NECESSARIO TROVARE UN ALTRO MATTO" - VIDEO

Flavio Vanetti per il “Corriere della Sera”

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Il palo di una porta trascinato per oltre 20 secondi, scomodo compagno di viaggio perfino su un salto pericoloso, e un telo, agganciato dall' elastico degli occhiali, portato fino al traguardo, per quasi 50 secondi e sfidando tratti a 140 orari. Batman o Superman, forse?

 

No, Christof Innerhofer, che sulla pista «Deborah Compagnoni», quella che era stata definita «un tracciato per donne» e che invece s' è dimostrata adatta solo ai duri, ha scritto una pagina epica dello sci.

 

Non è tornato Winnerhofer, purtroppo, ma ieri è nato «SuperInner», lo sciatore alato, l' uomo con la mantella capace di battere coloro che scendono senza improvvisati e sgraditi freni aerodinamici. Un' impresa pazzesca, alla Bode Miller: «Bode non c' è più, era necessario trovare un altro matto».
 

Christof l' ha raccontata così, a modo suo, con ironia e disincanto e uccidendo con un sorriso un quarto posto che non sa di medaglia di legno, ma di impresa vera. Cronaca e parlato. Dopo un minuto, la porta maledetta: «Ero andato lungo, ma mi ero persuaso di schivarla: ce l' ho fatta solo in parte».
 

L' impatto e l' emergenza: «Non vedevo più e un occhio era sferzato dall' aria, a 120 orari; invece la maschera non era rotta e l' ho sistemata». La decisione: «Fermarmi? Mai, anche se sapevo di avere con me un palo e un telo. Ho seguito istinto e grinta».

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La riflessione: «Sono andato oltre il limite e ho fatto una cosa pericolosa. Però sono contento: ho portato a casa la pelle e il risultato mi dà la consapevolezza di essere di nuovo pronto per l' alto livello. Qui parte la mia seconda carriera come ho detto a Paris, lasciandolo di stucco, voglio andare avanti fino ai Giochi 2022».
 

È lui, il gigione Inner, a consolare noi che al parterre ne diciamo di ogni al francese Poisson, un semi-carneade del quale si ricordava giusto un volo nelle reti a Wengen (Poisson-reti? Ovvio) e che invece stavolta per 7 centesimi ha scippato all' azzurro un terzo posto strameritato. Invece è arrivata la beffa: passi per Theaux, un altro «coq», lui sì bravo, bastonatore della concorrenza; e passi per Reichelt, l' aquila austriaca che con Christof aveva dominato le prove.
 

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Ma David «Pesce», no: lui ci va di traverso. Theaux aveva scalzato Inner dal primato provvisorio, rifilandogli 1''22 di scarto. Avevamo immaginato: è finita. Invece la corsa ci avrebbe spiegato che se Adrien era stato straordinario («L' avrei sconfitto? Forse sì, forse no» ammette Christof), Innerhofer aveva fatto, in relazione alla sua condizione, qualcosa di superiore.

 

 

Come birilli sono infatti caduti quasi tutti, dai norvegesi (ex) imbattibili, agli altri austriaci, agli americani, purtroppo anche Paris, che a 10'' dall' arrivo era secondo ma che dopo la curva Gimondi ha picchiato il sedere («Meno male che è ben imbottito...») trovandosi soddisfatto solo per aver rivisto uno sciatore che prima o poi tornerà a vincere.

 

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Tutto era allora pronto per la gloria di Inner. Prima di Poisson... «Questo 4° posto sarà ricordato più di tante vittorie...», sorride Christof. Lo sci gli rende omaggio: «Non ho mai visto una cosa del genere», confessa all' azzurro l' ex asso svizzero Didier Cuche. «Forse anch' io sarei andato avanti, ma non sarei mai arrivato quarto», è l' elogio di Svindal, mica un pincopallino. Grande, Super-Bode-Inner. Alla faccia di David Pesce.

 

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